Mantova, riannodare il fili delle donne: ecco il laboratorio di sartoria

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Il progetto del Cav dedicato alle vittime di violenza e alle ragazze inoccupate. L’ambizione: diventare un’impresa sociale e lanciare un brand indipendente

MANTOVA. Un laboratorio di sartoria con l’ambizione di diventare impresa sociale ed entrare così nel mondo della moda con un brand indipendente, entro un anno. Questo l’obiettivo e il sogno di “Drittofilo Metatelier”, progetto del Centro aiuto alla vita, sostenuto da Fondazione Banca agricola mantovana, con la collaborazione di Lubiam, Caritas, Centro servizio per il volontariato Lombardia sud e il patrocinio del Comune, presentato nell’ambito del Festival dei Diritti, dedicato quest’anno al tema “Risvegli”.

Protagoniste del laboratorio, con sede nella comunità Mamré (a San Giorgio Bigarello), sono sia donne vittime di violenze sia ragazze inoccupate che, grazie al progetto, potranno specializzarsi nell’attività di sartoria, utilizzando scampoli e materiali di recupero, per modellare un futuro lavorativo. Tra queste ragazze, anche Fatima, mamma di quattro figli, che ora sta imparando un mestiere: «Nel laboratorio si respira un’atmosfera di altruismo e serenità – racconta – sono molto felice perché ho la possibilità di imparare e, in futuro, di trovare un lavoro».

L’idea del laboratorio di cucito è nato nel 2017: «L’allora direttore di Caritas, Giordano Cavallari, mi aveva proposto di organizzare un laboratorio di taglio e cucito grazie ai fondi dell’8x1000 – ricorda Marzia Monelli, presidente del Cav Mantova – coinvolgendo donne vittime di violenza o in difficoltà. L’iniziativa è durata tre anni e le ragazze hanno partecipato con grande entusiasmo».

E se la pandemia ha interrotto le attività, il Cav non ha abbandonato l’idea di risvegliare il laboratorio. «Abbiamo cercato una soluzione per ripartire in sicurezza – riferisce Monelli – e, grazie a Lucia Vincenti di Caritas, abbiamo conosciuto quattro ragazze (Noemi Menegazzo, Margherita Cortesi, Alice Ravelli e Francesca Minazioli, ndr) che hanno avuto un’idea per riprendere in mano il laboratorio, mettendo a disposizione le proprie competenze».

Presentato alla Fondazione Bam, il progetto è stato accolto con favore dal consiglio. «Siamo da sempre molto sensibili alle iniziative di sostegno in campo sociale – ribadisce il presidente Arrigo Gianolio – in particolare abbiamo apprezzato questo progetto perché punta alla formazione e al reinserimento lavoro di un gruppo di donne». Insomma, una possibilità di valorizzare il lavoro femminile e offrire alle ragazze l’opportunità di imparare una professione.

«Uno degli obiettivi delle pari opportunità è garantire alle donne la possibilità di essere autonome – commenta l’assessore Chiara Sortino – questo laboratorio può essere uno sbocco importante». In queste settimane le ragazze sono impegnate nella realizzazione di accessori con materiali di recupero: fermagli per capelli, shopper e sacchetti portapane, quest’ultimi inseriti nel cesto di Natale realizzato con l’associazione Libra e la cooperativa Hortus.

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