Viaggio al centro dell’area Paiolo a Mantova: domenica la marcia anti-ruspe

Intanto continua la battaglia legale: «Tutelare la zona? Basterebbe applicare le leggi che già ci sono»

MANTOVA. Farà freddo, da battere i denti, ma almeno questa volta il meteo promette sole. Perché va bene che «lotta bagnata, lotta fortunata», però marciare sotto l’acqua è una condanna. E, invece, vuole essere arrembante il passo degli attivisti della Rete per il Paiolo, che dopo il battesimo del 13 novembre in piazza Martiri, sotto una pioggia ostinata, domenica 12 dicembre punteranno direttamente all’area: l’obiettivo resta quello di fermare le ruspe dell’immobiliare Imprendo, che alla settima asta si è portata a casa il lotto da 100mila quadrati per 512mila euro, 14mila in più rispetto all’offerta del Parco del Mincio (d’intesa con il Comune). La Rete non vuole nemmeno sentire parlare di compensazioni, della serie un po’ di verde in cambio di un po’ di cemento, sotto una mano pallida di green. Guai. Per domenica, il ritrovo è alle 10.15 nel rettangolo di parcheggio tra le vie Bellonci e Nenni.

«Sarà un’occasione per stare insieme e scoprire la ricchezza naturalistica dell’area, rovesciando l’idea che solo betoniere e speculazioni creino valore – annunciano gli organizzatori – Esperti ed ecologisti accompagneranno i partecipanti durante il percorso per raccontare della flora dell’area e delle particolarità faunistiche, come la rana di Lataste e la testuggine palustre europea». Al termine della passeggiata, in sintonia con il clima meteorologico e anche con quello natalizio, vin brulé per tutti al circolo Arci Te Brunetti.

Se la marcia traduce un gesto simbolico, e pure trasgressivo, la lotta per il Paiolo procede anche sul binario della battaglia legale. Gli attivisti sono sempre convinti che, anche senza il riconoscimento dello status di riserva naturale da parte di Regione Lombardia, l’area sia già blindata, a prova di ruspa. Così grazie alla direttiva comunitaria Habitat e anche alla legge regionale numero 10 del 31 marzo 2008, che tutelano le specie della rana di Lataste e della testuggine palustre, e il relativo habitat. «Non dovremmo nemmeno essere qui – osservava un manifestante sotto la pioggia di piazza Martiri – perché la biodiversità è un valore riconosciuto, un diritto acquisito. Per tutelare l’area del Paiolo basterebbe applicare le leggi che già esistono». Ecco, l’impianto è questo.

Un mese (scarso): tanto è passato da quel sabato di protesta, che aveva richiamato un centinaio di persone attrezzate di luci a led per le biciclette, torce, lampade frontali e – i più audaci – anche di candele. Al grido di «facciamo luce sul Paiolo». Cos’è successo nel frattempo? «Dalle istituzioni locali, provinciali e regionali è arrivato solo un silenzio inaccettabile» denunciano gli attivisti. Nemmeno una parola, fosse pure di disapprovazione.

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