Fusione Camere di commercio, un emendamento la congela

Un senatore ottiene l’ok dalla commissione bilancio: tutto fermo per sei mesi. Zanetti e Zanini: «Noi andiamo avanti comunque con l’accorpamento»

MANTOVA. Rischia di diventare una storia infinita quella della fusione tra le Camere di commercio di Pavia, Mantova e Cremona. L’ultimo capitolo lo scrivono i pavesi che, con un emendamento alla legge di bilancio in discussione in parlamento, tentano congelare almeno fino a giugno del prossimo anno il contestato accorpamento che vedrebbe Mantova come sede legale del nuovo ente camerale. Dopo quella data il ministero dello sviluppo economico dovrebbe riesaminare l’intera partita della fusione delle camere su tutto il territorio nazionale e, eventualmente, riconsiderare gli accorpamenti alla luce delle tante proteste che si sono levate da più parti.

A Mantova, però, questo emendamento lascia del tutto indifferenti gli addetti ai lavori. Almeno per ora. «Ne ho sentito parlare – dice il commissario straordinario della Camera di commercio Carlo Zanetti – ma noi andiamo avanti per la nostra strada e continuiamo a lavorare per l’accorpamento». Proprio il 23 dicembre scadeva il termine concesso alle varie associazioni economiche delle tre province per inviare a Mantova gli elenchi delle aziende e dei dipendenti in modo da stabilire la loro “consistenza” ai fini della nomina del nuovo consiglio camerale. Nel pomeriggio del 23 dicembre tutti gli elenchi erano arrivati a destinazione e così il commissario ad acta per l’accorpamento, Marco Zanini, ha cominciato i controlli del pagamento delle quote: «Ho fatto un campionamento – spiega Zanini – e i riscontri, viste le migliaia di nomi e numeri da controllare, saranno fatti su questo. Una volta terminato invierò tutto alla Regione». La quale eseguirà il controllo di rappresentatività in base ai quali ogni categoria indicherà i nominativi nel consiglio camerale.

L’emendamento potrebbe interrompere il lavoro? «Io vado avanti – conferma Zanini – Per fermarmi ci vuole una comunicazione ufficiale da parte del ministero».

L’emendamento non è ancora stato recepito definitivamente. A firmarlo sono stati alcuni deputati del Pd, in testa il senatore pavese Alan Ferrari. La commissione bilancio del Senato ha detto sì alla proposta, ma per essere ufficiale l’inserimento dell’emendamento nella legge di bilancio manca ancora la “bollinatura” da parte della Ragioneria dello Stato.

Pavia da tempo si oppone alla fusione a tre e, soprattutto, alla designazione di Mantova come sede legale del nuovo ente camerale. Di recente, però, il Tar del Lazio aveva respinto il ricorso, dichiarandolo improcedibile, presentato dalla Camera di commercio di Pavia, da alcune associazioni di categorie e da un’azienda, contro la sede a Mantova. La battaglia, però, non si è fermata qui perché Ascom, Coldiretti e Assolombarda di Pavia hanno deciso di ricorrere al Consiglio di stato. «A noi non è stato ancora notificato» tiene a precisare Zanini.

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