Il Basso Mantovano è pronto alla sfida: «Ora il tartufo nero lo coltiviamo noi»

Pionieri un agricoltore di Quattrelle che punta sullo scorzone. Coldiretti loda l’iniziativa: «Nuovo modello di agricoltura»

QUATRELLE. È il sogno, spesso proibito, dei buongustai. Disposti a svenarsi per garantirsene qualche scaglia o una grattugiata, soprattutto quando, come quest’anno, la stagione non aiuta. Pochi sanno, però, che alcune varietà di “sua maestà” il tartufo possono essere coltivate. Nel Basso Mantovano, dove esiste una lunga tradizione di cercatori e raccoglitori lungo il Po e il Secchia (a prevalere è il tartufo bianco), comincia a crescere l’interesse per la coltura, che consente di diversificare i prodotti in campo. E il recente riconoscimento Unesco, che attribuisce alla cultura del tartufo lo status di patrimonio dell’umanità, non potrà che fare da volano.

Tra i pionieri c’è Andrea Costa, agricoltore di Quatrelle di Felonica, che lo scorso giugno ha messo a dimora la sua prima tartufaia. «Seguivo da tempo con curiosità e interesse questo mondo, profondamente legato alla campagna e rispettoso della natura – racconta Costa – così, grazie alla consulenza dell’agronomo Filippo Menghini, ho deciso di partire».

A giugno ha piantato una cinquantina di noccioli, querce, leccini, farnie, roverelle, dopo aver studiato l’ombreggiatura delle piante, il percorso del sole, l’umidità del terreno. «Parliamo di un piccolo impianto, di circa duemila metri – prosegue Costa – vicino a casa, così da poterlo in futuro sorvegliare da visite inaspettate, perché il tartufo fa gola a molti, compresi raccoglitori inesperti che possono fare danni al terreno». Le piante, che hanno sostituito un’area del vigneto, sono certificate da Virgilio Vezzola, numero uno in Italia per la tartuficoltura, e nella fase estiva sono state curate con sasso carbonato, così da facilitare l’attecchimento delle radici nel terreno. Ora, dopo aver rinnovato l’inoculo delle spore di tartufo attorno alle piante, non resta che attendere.

«Il terreno in questa zona si presta e, se tutto procederà secondo i piani, andremo a cavare i primi tartufi neri di varietà scorzone estivo fra sei anni» prevede l’imprenditore. Le attese sono per un quantitativo intorno ai 30-40 chili, per un prezzo che oggi si aggira sui 150-200 euro al chilo. «L’attenzione a questo mondo va oltre i risvolti economici, che riguardano più il tartufo bianco – chiarisce Costa – ci siamo orientati sul tartufo per ampliare la gamma di prodotto e dare ancora più risalto alla biodiversità che il nostro areale può offrire. Le opportunità legate al turismo sono un ulteriore aspetto, in grado di promuovere la gamma delle produzioni agricole territoriali».

«Con l’attenzione verso le tartufaie – gli fa eco il presidente di Coldiretti Mantova, Paolo Carra – siamo di fronte a un nuovo modello di agricoltura, che scommette su un prodotto simbolo del territorio e sostiene biodiversità e stagionalità delle produzioni, stimolando ulteriormente il successo del fenomeno del turismo gastronomico legato ai giacimenti produttivi di qualità».

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