Federici il benefattore adesso ha nuovi sogni: «A Gazoldo degli Ippoliti un centro per poveri e acqua gratis al paese»

Il 13 gennaio la posa della prima pietra della nuova scuola materna che l’industriale ha pagato donando due milioni al Comune

GAZOLDO DEGLI IPPOLITI. «Investo nel futuro perché mi ricordo bene di quando sono stato povero, nel passato». Ha le lacrime agli occhi, anche se cerca di nascondere l’emozione, Vincenzo Federici, l’industriale 91enne (ma in marzo saranno 92 le candeline), che il 13 gennaio ha messo la prima pietra alla scuola comunale dell’infanzia del suo paese, Gazoldo, donando due milioni.

«Sono nato a Gazoldo nel 1930. Poi la mia attività è stata aperta a Rodigo, che considero mia seconda patria» spiega Federici, ideatore e patron, per molti anni, della Relevi, nata nel 1960 per produrre canfora. «Venivo dal mondo del commercio, ero ambulante. Non mi piaceva però– ricorda l’imprenditore–. A casa mia è sempre esistita l’onestà e non si pensava ad essere disonesti. Quando facevo l’ambulante e le persone trattavano sul prezzo mi sentivo male, perché io non volevo imbrogliarle. Un giorno a Castellucchio ho detto a mia madre che se avessi fatto ancora l’ambulante “mi me copi” (“mi ammazzo”, in dialetto, ndr). Ho cambiato lavoro e devo dire che l’ho indovinata» racconta Federici, dopo aver messo il cemento sul primo mattone della scuola che sta contribuendo a costruire con una donazione di un milione di euro.

«Ho pensato al futuro e ho pensato alla scuola –aggiunge –. La salute mi aiuta e io, finché posso e ci riesco, voglio continuare a fare del bene e aiutare le persone povere. Mi ricordo della povertà, non l’ho dimenticata. Come invece accade a molti che fanno fortuna».

A quel punto il ghiaccio è rotto e Federici non nasconde le idee per il futuro. Come conferma anche il sindaco di Gazoldo, Nicola Leoni, «c’è la vecchia scuola da sistemare e mi piacerebbe – confessa l’ex industriale – creare un centro per i poveri, una struttura di servizi che li possa sostenere, senza dover pagare nulla. Non solo, da tempo ho un’altra idea: quella di dare acqua buona da bere gratis al mio paese. Non si può fare, ma io non mollo. Ho un pozzo e mi piacerebbe poter realizzare questo sogno. Volevo anche una scuola per Rodigo, ma stiamo valutando se il territorio può poi popolarla di bambini. Non mi piace sprecare i soldi. Non è stato facile avere successo ed è altrettanto complicato spendere per fare del bene alle persone» confessa Federici, che è un vero vulcano di idee.

Nel suo passato, oltre all’azienda, ci sono altre azioni benefiche, come una scuola a Rivalta, ma anche sostegno agli ospedali e alle persone con disabilità, oltre all’aiuto ai comuni sul fronte del sociale.

Nelle sue parole c’è spazio anche per un ricordo di Steno Marcegaglia: «Io ero piccolo, lui era una montagna. Un uomo intelligente e capace, avrebbe fatto successo in qualsiasi caso. Era per me un faro, una guida, un modello». E c’è spazio anche per una battuta. «Lui con il ferro ha fatto molto e il ferro è ovunque. Io avevo tre prodotti diversi – naftalina, canfora e deodoranti – e tutti legati al mondo dei detergenti. Ho dovuto continuamente ingegnarmi, studiare prodotti nuovi e non stare mai fermo. Se avessi fatto il ferro anche io, forse avrei avuto più successo» commenta ridendo. «Ora però – conclude – che ho smesso di lavorare, mi sono messo all’opera con altro. Ho una serra, ad esempio, e coltivo ortaggi che regalo alle persone. Poi ho deciso che serviva fare del bene e ho pensato a una bella scuola nuova per il mio paese. Ho scelto i migliori e abbiamo progettato questo edificio». Nella vita, conclude Federici, «ci vuole coraggio, fortuna, prudenza e la salute. ..perché quando si ha quella si ha davvero voglia di fare tutto».

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