Va troppo lenta la legge contro la pesca di frodo, l’allarme da Mantova: «Stanno rubando tutto»

L’allarme di pescasportivi che vedono minacciato  il loro settore da chi viene dall’estero a depredare fiumi, canali e laghi 

MANTOVA. Sanzioni più pesanti per i pescatori di frodo nelle acque interne, canali e fiumi soprattutto. È quanto chiedono i pescasportivi della Fipsas per contrastare il fenomeno del bracconaggio che si verifica da qualche anno a questa parte anche nel Mantovano, soprattutto lungo il Po e i laghi di Mantova.

Le forze dell’ordine hanno già inquadrato lo scenario: gente proveniente dall’est Europa, soprattutto dalla Romania, che cattura pesce anche con modalità illecite come reti e scariche elettriche e poi lo esporta in vari paesi europei con certificazioni sanitarie contraffatte, mettendo a rischio la salute di molte persone (non si fanno scrupoli e pescano anche in acque fortemente inquinate).

Per porre un argine a tutto questo c’è il disegno di legge proposto dal senatore cremonese della Lega, Simone Bossi, che vieta la pesca professionale in canali e fiumi e propone pene più pesanti per i predoni delle acque. Solo che è bloccato in commissione agricoltura della Camera dopo essere stato approvato all’unanimità in quella del Senato. A tenerlo fermo, denuncia il presidente nazionale della Fipsas Ugo Matteoli, è la lobby dei pescatori professionali che teme che le nuove norme danneggino l’attività. «Niente di più falso» fanno sapere dalla Fipsas, che nel Mantovano conta 8mila iscritti, con  altre centinaia di appassionati senza tessera.

Il divieto di pesca riguarderebbe solo quelle acque dove ci sono speci di scarso interesse per il mercato ittico, come siluri, cavedani, carpe e carassi, fondamentali, invece, per la pesca sportiva, che si vede minacciata da quell’orda di pescatori proveniente dal Danubio. «Mettono a rischio un giro d’affari di tre miliardi di euro che gira attorno ai pescatori sportivi» sottolinea la Federazione parlando di posti di lavoro e di famiglie a rischio. Il problema è che «le attività illegali legate alla pesca si nascondono nelle carenze legislative della pesca professionale» osservano i pescasportivi, e che qualche professionista della lenza «è connivente con le organizzazioni criminali».

Va detto che in Lombardia la pesca professionale nelle acque interne è già vietata; nelle confinanti Emilia e Veneto no. Questo comporta che molti pescatori di frodo peschino nel Po, nei laghi di Mantova e in altri corsi d’acqua e poi autocertifichino di averlo fatto in provincia di Rovigo o di Ferrara dove è consentito. Lo stesso succede anche in altre Regioni dove la pesca è ancora autorizzata. Con le autocertificazioni in regola quel pesce prende poi la strada dell’Europa dell’est dove viene commercializzato senza particolari tutele dal punto di vista sanitario.

«Ci portano via di tutto quegli stranieri, e il pesce lo mettono anche sul mercato italiano – dice lo storico presidente della Fipsas mantovana, Carbonello Boccola – Da tempo li stiamo contrastando con il nostro servizio di vigilanza che conta 40 guardie, ma è sempre più difficile. Anche se va detto che tanti pescasportivi vengono dall’estero solo per pescare e qui si comportano bene rilasciando il pesce catturato. E va anche ricordato che da noi ormai non ci sono più pescatori professionali».

Per la Fipsas nazionale, invece, la licenza di pesca professionale è ormai diventata una copertura per la commercializzazione del pescato; quindi, bisogna far presto ad approvare una legge che «non arrecherà alcun danno significativo alla pesca professionale» ma che «darà il colpo di grazia a quanti finora hanno lucrato sulla fauna ittica d’acqua dolce». Il percorso, però, si profila ancora accidentato e lungo, con l’incognita dell’elezione del capo dello Stato che incombe. 

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