Piccole scuole mantovane a rischio di tagli: adesso Milano apre a soluzioni

Cauto ottimismo dopo l’incontro fra l’ufficio scolastico regionale e i sindaci. Si valuta la possibilità di istituire pluriclassi anche fra plessi di comuni vicini

MANTOVA

L’ufficio scolastico regionale apre alla possibilità di soluzioni con pluriclasse per far partire le prime nei piccoli plessi, ma i numeri restano fondamentali. C’è un cauto ottimismo dopo l’incontro che si è tenuto ieri fra il presidente del Consorzio Oltrepò, Alberto Borsari, il vicesindaco di Sermide e Felonica, Annalisa Bazzi, i dirigenti scolastici del Destra Secchia e Augusta Celada, responsabile del provveditorato regionale.

L’obiettivo di Bazzi e Borsari era quello di evidenziare le criticità demografiche e i problemi dell’area, per ottenere un minimo di flessibilità per far partire le classi. Questo sulla base del progetto imbastito la scorsa estate con il sostegno del gruppo di ricerca di Indire (una emanazione del Miur). Si tratta del “Progetto sperimentale per le piccole scuole” a tutela delle piccole realtà e per salvaguardare anche i grandi plessi scolastici: perché suddividere il numero degli alunni significa lavorare più agevolmente. Il progetto, chiamato anche “Scuola fra le scuole”, dà l’opportunità di lavorare con piccoli numeri ma in collegamento con altre scuole, in rete, attivando percorsi mirati innovativi sfruttando risorse tecnologiche e prevede una formazione dinamica e nuova per il corpo docente affiancati dai ricercatori di Indire. Questo perché i numeri nel Destra Secchia non sono confortanti, in tutti i piccoli comuni sono risicati nei prossimi anni. Il rischio che si vuole scongiurare è che non partano le classi prime e si arrivi poi alla chiusura delle piccole scuole. La normativa prevede un numero di 15 studenti, come minimo per attivare una classe, mentre le pluriclassi possono essere costituite con un numero minimo di 15 studenti e un massimo di 18.

Durante l’incontro di ieri è stata fatta una proiezione, ed è apparso evidente che non ci sono i numeri per attivare le prime in tutti i piccoli plessi dell’area. Ma, mettendo in rete le scuole e attivando le pluriclassi, le possibilità aumentano. La Celada si è detta possibilista e ha demandato ai dirigenti scolastici il monitoraggio e la possibilità di stabilire l’istituzione di pluriclassi, nell’ottica di un buon funzionamento della didattica.

È stato posto l’accento sul fatto che nei grandi centri accade che si debbano accogliere molti ragazzi e formare classi che si avvicinano ai 30 alunni. Le piccole scuole servono in quest’ottica anche da valvola di sfogo. La Celada ha aperto ad una gestione dal basso della situazione numerica, con la possibilità di apparentamento tra paesi vicini e l’istituzione delle pluriclassi. A fronte di questo, pare, che si potrà ottenere un po’ di flessibilità nei parametri.

Ad esempio si può ipotizzare che una prima potrebbe partire anche con 13 o 14 bambini, senza arrivare ai fatidici 15. Le iscrizioni sono ancora in corso, si chiuderanno il 28 del mese. Una volta concluse, si avrà un quadro chiaro dei numeri e si inizierà a lavorare per intervenire sulle situazioni più a rischio.

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