Sospesi medici e infermieri, a Mantova i no vax sono 70

Altri 150 camici bianchi sotto osservazione: non in regola con il ciclo completo. E tra Mantova e Cremona più di duecento operatori sanitari sono attualmente positivi

MANTOVA. Positivi e quindi costretti a rimanere a casa in attesa del tampone negativo o sospesi dagli ordini professionali perché non hanno mai aderito alla vaccinazione.

È nutrito anche in provincia di Mantova il plotone degli operatori sanitari che in questo momento non possono lavorare per vari motivi legati alla pandemia e che quindi mettono in seria difficoltà le strutture sanitarie del territorio.

Ma qual è la fotografia dei sanitari attualmente contagiati dal Covid o raggiunti da un provvedimento di sospensione, e dunque senza stipendio, perché hanno deciso di stare alla larga dal vaccino?

I medici sospesi sono venti, gli infermieri cinquanta. Gli operatori sanitari attualmente contagiati nell’area dell’Ats Val Padana (Mantova e Cremona) sono in totale 202.

SOSPESI SENZA STIPENDIO

Partiamo dalla normativa. La mancata adesione all'obbligo vaccinale di tutte e tre le dosi del vaccino anti Covid prevede la sospensione dall’esercizio della professione sanitaria con l’eventuale ricollocazione e, in assenza di questa possibilità, la sospensione dall’attività lavorativa e dallo stipendio. La novità principale introdotta dal decreto 172/2021 è che siano gli Ordini professionali a verificare l’assolvimento dell’obbligo vaccinale e a deliberare l’immediata sospensione dall’esercizio se il professionista non risponde entro cinque giorni dalla sollecitazione. La sospensione attualmente non può comunque andare oltre il prossimo 15 giugno.Attualmente i medici sospesi senza stipendio sono una ventina, ma alla data del 5 gennaio all’Ordine dei Medici di Mantova (dati ministero della Salute) risultavano ancora 150 medici non in regola con il vaccino. Premessa doverosa: non sono per forza tutti no-vax incalliti, visto che in questo elenco sono compresi anche gli esonerati per motivi di salute (gravi allergie o particolari patologie) e coloro che si sono ammalati di Covid e hanno rimandato l’appuntamento con l’iniezione. «Questo – spiega il presidente dell’Ordine professionale dei camici bianchi mantovani, Stefano Bernardelli – non significa 150 sospensioni immediate. A questi 150 colleghi abbiamo inviato una Pec per chiedere chiarimenti. Alcuni ci hanno già risposto dicendo di essersi vaccinati, altri hanno preso l’appuntamento, altri ancora sono risultati positivi e devono posticipare la vaccinazione e qualcuno ha trovato una collocazione non a contatto con i pazienti. Ogni settimana c’è l’aggiornamento della varie situazioni. Al momento, comunque, i sospesi sono una ventina». Da fine anno gli Ordini professionali dovranno verificare anche la posizione dei medici pensionati non vaccinati e dei medici che esercitano all’estero e sono iscritti all’Ordine di Mantova. Ovviamente alcuni medici che esercitano nel Mantovano possono essere iscritti in un altro Ordine, fuori provincia.

«Colgo l’occasione – sottolinea il dottor Bernardelli, medico di medicina generale – per invitare tutti i colleghi e tutta la popolazione in generale a vaccinarsi. È questa l’unica arma che abbiamo a disposizione per uscire da questa situazione. Inoltre, ricordo che i vaccinatori che oggi sono entrati in alcuni hub vaccinali e che fanno parte della cooperativa Iml sono tutti medici di famiglia mantovani».

Per quanto riguarda invece gli infermieri al momento i sospesi sono una cinquantina e la loro assenza dal lavoro pesa oltre che negli ospedali anche nelle attività di assistenza domiciliare e nelle Rsa.

I POSITIVI

Gli operatori sanitari positivi sono attualmente 202 (ultimo rilievo della Regione) ma il numero si riferisce all’area dell’Ats Val Padana e quindi comprende gli operatori mantovani e cremonesi. «Non siamo in grado di dire – spiegano dall’Asst – quanti sono i nostri operatori attulmente positivi perché nei certificati di malattia non è specificato il tipo di patologia. Inoltre non tutti i positivi passano dai nostri uffici della Medicina del lavoro per la certificazione perché alcuni passano anche attraverso il proprio medico di medicina generale». Secondo autorevoli fonti esterne all’Asst risulta che gli infermieri attualmente positivi sono una sessantina. A questi assenti dal lavoro vanno aggiunti anche gli infermieri in quarantana perché contatti di positivi.

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