Tempo pieno sospeso alle elementari di Levata: salvati due pomeriggi

La soluzione trovata permetter di riprendere il servizio per 80 bambini il giovedì e il venerdì. La presidente del consiglio d’istituto: «E’ un problema che affligge tante scuole, non si riesce a trovare supplenti»

CURTATONE (LEVATA). Sarà limitato a tre giorni il disagio delle famiglie con figli che frequentano le elementari di Levata, dove, per la seconda settimana consecutiva, la scuola è stata costretta a sospendere il tempo pieno per ottanta bambini. Così per la carenza di personale, tra contagi e quarantene. La soluzione individuata consentirà di ripristinare il servizio giovedì e venerdì. Nella speranza che la situazione migliori e ci siano i numeri per continuare anche la settimana successiva.

Intanto, sul tema interviene la presidente del consiglio d’istituto del comprensivo di Curtatone, Brunella Brindani, che replica allo sfogo affidato alla Gazzetta da una famiglia. Una tra le tante. «Non stiamo parlando di una situazione particolare del nostro comprensivo, ma assolutamente generalizzata – osserva Brindani a proposito della carenza di personale che costringe a rimodulare gli orari nelle scuole – Purtroppo, reclutare supplenti sta diventando un’impresa e, quando li si trova, sono spesso in quarantena o in isolamento». Una situazione diffusa, che a Levata ha incrociato una serie di coincidenze e affanni: «Abbiamo avuto un alto tasso di quarantene e isolamenti di docenti, da aggiungere ai provvedimenti di sospensione per mancata vaccinazione».

«Quando si ha a che fare con l’istituzione scolastica, i piani B non si possono fare – replica la presidente del consiglio d’istituto – perché mancano le risorse economiche che sono alla base di tutti i processi organizzativi, e non è certo stato per mancato interesse se non si è avuta nessun’altra scelta che ridurre le ore, facendo il possibile affinché i nostri figli continuassero in presenza. Il dirigente, i suoi collaboratori e i docenti presenti stanno facendo il possibile per salvaguardare la didattica in presenza».

Morale, il bersaglio è un altro: «Se dobbiamo prendercela con qualcuno è necessario farlo col sistema, col ministero e con lo Stato, che non considerano la scuola una priorità, non con l’istituto comprensivo che subisce il problema esattamente come le famiglie».

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