Adriana è tornata nella sua Castiglione, tanti in visita alla camera ardente

Restano disperate le condizioni di Luciano Lusenti, caduto con la vittima nel dirupo della Val Breguzzo

CASTIGLIONE DELLE STIVIERE. Adriana Dagostini è tornata nella sua Castiglione delle Stiviere nel pomeriggio del 24 gennaio, poco prima delle quattro, in un paese avvolto nella nebbia. La salma è stata composta nella casa funeraria delle onoranze funebri Marchetti, in via San Pietro, dove sarà possibile fare visita oggi dalle 8.30 alle 12 e dalle 14 alle 18. I funerali, invece, sono fissati per mercoledì 26 alle 11 nel Duomo di Castiglione, con partenza dalla casa funeraria.

Ad accogliere la salma di Adriana, morta sabato a seguito della caduta avvenuta durante un’escursione in Trentino, in Val Breguzzo, nei pressi di malga Lodranega, i figli Luca e Jacopo, il compagno Giacomo, il fratello Antonio e molti amici e amiche. Adriana Dagostini era molto conosciuta in paese e la comunità si è stretta attorno alla famiglia. Nella sua vita lavorativa, conclusasi poche settimane fa, Adriana era stata operatrice sanitaria all’ex Opg di Castiglione.

Molti colleghi di lavoro erano presenti alla casa funeraria già ieri pomeriggio. Per molti lo stupore e lo sconforto era scolpito negli occhi, legato anche alle condizioni di salute gravissime di Luciano Lusenti, il compagno d’escursione che, con Cristina Soresini, è rimasto coinvolto nella rovinosa caduta.

La passione per la montagna e per le escursioni accomunava i tre amici che, con Graziano Prati, rimasto illeso, erano partiti sabato mattina per recarsi in montagna, a camminare. Le condizioni fisiche di Lusenti sono molto gravi, e resta in Rianimazione in coma, stato che pare sia essere - come confermano molti anche alla casa funeraria - irreversibile. La famiglia, dunque, dovrà decidere in queste ore come comportarsi a seguito dei pareri dei medici.

Diverse, invece, le condizioni degli altri due escursionisti. Prati, nella giornata di domenica, è tornato in Trentino per incontrare la Soresini. Sempre nella giornata di domenica ha incontrato anche i famigliari della Dagostini e di Lusenti. Le condizioni di salute della quarta escursionista, Cristina Soresini di Casalmoro, restano stabili con contusioni che, fortunatamente, non hanno messo la donna in pericolo di vita.

Sul fronte della dinamica dell’incidente emergono alcuni dettagli che fanno capire come possa essersi trattato davvero di una tragica fatalità. I quattro amici erano e sono persone esperte di montagna e di questo tipo di sentieri. Il gruppo era arrivato in Trentino, in Val Breguzzo, e aveva lasciato l’auto in località Alle Sole, sulla montagna di Tione. A quel punto si sono avviati a piedi verso località Lodranega, che si trova sopra Bondo. L’idea pare essere stata quella di recarsi verso Cimon de Coel. Qui ci sono vette che guardano verso i laghi di Valbona e verso la stessa Val Breguzzo. Da quanto si è appreso sia dal soccorso alpino sia da chi ha parlato con i familiari, il gruppo si dirigeva verso Campanitich, ma qui, forse per un errore, deve aver sbagliato strada.

L’incidente è avvenuto poco distante dal sentiero 264 che collega malga Lodranega a malga Coel. Fatale sembra essere stata l’erba alta, bagnata, impregnata e con fondo in parte ghiacciato. Il sentiero in questione è ripido, pur se il tratto è breve. Dalle prime ricostruzioni ad aprire il gruppo c’era Prati, distante però alcuni metri dal trio composto da Dagostini, Soresini e Lusenti che, data la sua esperienza, chiudeva il gruppo. L’erba scivolosa ha tradito i tre che sono scivolati insieme e sono precipitati anche nel vuoto. La Dagostini sarebbe morta sul colpo, Lusenti è rimasto ferito gravemente mentre la Soresini, con una caduta diversa dai due amici, è rimasta svenuta ma non in pericolo di vita. La dinamica esatta, però, potrà essere spiegata solo dalla donna quando si riprenderà dallo stato shock in cui si trova.

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