Dai derivati ai bilanci truccati: pene ridotte agli ex vertici Mps

Ecco le richieste di condanna: alcuni reati sono prescritti «ma i danni sono gravi». Per l’ex direttore finanziario, il mantovano Pirondini, chiesti quattro anni e sei mesi di reclusione

MILANO.  Lo scandalo dei derivati e le alchimie finanziarie per coprire le sofferenze di bilancio dovute alla scalata di Antonveneta: 10 miliardi di euro spesi contro i sei pagati qualche mese prima dal Banco di Santander. Le responsabilità giudiziarie nelle operazioni che portarono la più antica banca italiana a un passo dal default, con due miliardi di perdite tra il 2008 e il 2013, tornano sul banco degli imputati.

La procura generale di Milano ha chiesto di confermare in appello le condanne di primo grado del processo alla passata gestione di Mps, riducendo di poco le pene per la prescrizione di alcune imputazioni. La sostituta procuratrice Gemma Gualdi, al termine della requisitoria, ha chiesto di condannare in secondo grado l'ex presidente di Mps Giuseppe Mussari a 6 anni e quattro mesi di reclusione per una serie di operazioni finanziarie realizzate dalla banca senese che doveva coprire le perdite provocate dall'acquisto di Antonveneta (in primo grado Mussari era stato condannato a 7 anni e sei mesi). Per l’ex direttore finanziario, il mantovano Daniele Pirondini, la procura generale di Milano ha chiesto 4 anni e sei mesi (dai 5 anni e tre mesi). I reati ipotizzati nei confronti degli imputati sono, a vario titolo, manipolazione del mercato, falso in bilancio, falso in prospetto e ostacolo all'autorità di vigilanza.

Per quanto riguarda le società imputate nel processo, Deutsche Bank Ag, Deutsche Bank London Branch e Nomura, la procura generale ha chiesto di confermare le confische ma di «valutare una riduzione della sanzione pecuniaria», considerando che i due istituti di credito hanno versato risarcimenti per 245 milioni di euro. In primo grado, il tribunale di Milano ha condannato Deutsche Bank Ag e Deutsche Bank London Branch alla confisca di 64 milioni di euro e una multa di tre milioni di euro e la banca giapponese Nomura alla confisca di 88 milioni di euro e una multa di 3,45 milioni di euro. Per quanto riguarda le altre persone imputate nel procedimento, oltre a Mussari, la procura generale di Milano ha chiesto di confermare le condanne agli ex dipendenti: Antonio Vigni, ex direttore generale, con una pena ridotta a 6 anni (da 7 anni e tre mesi); Gianluca Baldassarri, ex responsabile dell'area finanza, a 4 anni (da 4 anni e 8 mesi) e Marco Di Santo, all'epoca responsabile di un settore dell’area tesoreria, a 3 anni (da 3 anni e sei mesi). Per altri sei imputati condannati in primo grado la procura generale ha chiesto di confermare la sentenza: per Deutsche Bank sono Ivor Scott Dunbar, della filiale di Londra, richiesta di condanna a 4 anni e 3 mesi (4 anni e 8 mesi in primo grado); Michele Faissola, a 4 anni e 3 mesi (4 anni e 8 mesi), Michele Foresti, a 4 anni e 3 mesi (4 anni e 8 mesi), Dario Schiraldi, a 3 anni (3 anni e 6 mesi), Matteo Angelo Vaghi, a 3 anni (3 anni e 6 mesi), e Marco Veroni, a 3 anni (3 anni e 6 mesi). Per Nomura, la richiesta è di condannare a 4 anni (da 4 anni e 8 mesi) Sadeq Sayeed, al tempo ceo di Nomura London e a 3 anni (da 3 anni e 5 mesi) Raffaele Ricci, all'epoca responsabile vendite per l'Europa e il Medio Oriente.

La sostituta procuratrice generale Gemma Gualdi ha ricordato che nessuno degli imputati ha accettato la proposta di concordare in appello la pena, cosa che avrebbe permesso un’ulteriore riduzione delle pene. Anche se una serie di episodi contestati nel processo sono prescritti o si avviano nei prossimi due mesi alla prescrizione, Gualdi ha ribadito la «responsabilità penale degli imputati» e ha chiesto alla corte di «tenere correttamente conto dell'intensità del dolo e della gravità dei danni prodotti».

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