Il nuovo ponte: una barriera d’acciaio per riprendere il varo

Lungo la sponda del Po saranno interrate lame anti-frana. Poi si scaverà il fondale fino all’altezza necessaria per la chiatta

SAN BENEDETTO. Sarà una barriera d’acciaio, quasi del tutto sotterranea, alta nove metri e lunga una sessantina, a salvare le operazioni di varo della seconda arcata del ponte di San Benedetto Po. Una lunga infilata di “palancole”, come si chiamano in gergo, che verranno impiantate lungo la sponda del Po, ai piedi dell’argine, sul lato di Bagnolo, attraverso speciali escavatori con corpi vibranti. Questo per impedire che nuovi cedimenti di terreno vanifichino le operazioni di scavo del fondale del fiume, necessarie per dare agio alla chiatta e consentire di appoggiarvi sopra la gigantesca arcata di acciaio.

Queste le decisioni, anticipate domenica dalla Gazzetta, assunte nel corso di un vertice in due tempi tra tecnici della Provincia, i vertici della Toto Costruzioni, azienda che sta costruendo il nuovo ponte, e quelli della Fagioli, azienda che invece sta collaborando nelle operazioni di montaggio del gigantesco corpo d’acciaio Cor-Ten, ancora diviso in due tronconi.

Tutti d’accordo, insomma, sull’intervento di emergenza messo in piedi dopo l’improvviso stop alle operazioni di varo avvenuto venerdì scorso, quando i tecnici si sono accorti che non c’era abbastanza profondità per poter appoggiare l’arcata costruita sul lato di Bagnolo alla chiatta e allinearla, in vista della traslazione, alla parte di San Benedetto già sistemata a dicembre.

Troppo basso il Po, perché manca almeno un metro e mezzo di agio per far abbassare la chiatta senza che questa tocchi, e nessuna previsione di innalzamento dei livelli del fiume previsto nelle prossime settimane. Una situazione di stallo che avrebbe potuto pesare come un macigno, soprattutto per i conti di un cantiere che impiega quotidianamente uomini e complesse strumentazioni. Non c’era un giorno da perdere, ed è per questo che già oggi la Toto vuole procedere con la realizzazione della barriera. Operazione tutta a carico dell’azienda, che affiderà i lavori a una ditta specializzata che spesso opera per conto della Toto.

Quattro giorni per infilare nel terreno ai bordi del Po queste lunghe lame d’acciaio che, una volta affondate, dovrebbero spuntare all’aria per appena trenta centimetri, a dimostrazione che la partita tra Toto- Fagioli e fiume Po si gioca tutta sott’acqua. Le palancole saranno agganciate l’una all’altra, fino a creare un muro anti-frana, con la benedizione dell’Aipo, l’autorità per il Po. Un muro che rimarrà almeno fino alla fine del cantiere e che poi la stessa Aipo potrà decidere di tenere o di far rimuovere.

Al termine di questa prima operazione, si ricomincerà a scavare il fondale del Po, con una draga o con escavatore a ragno a seconda delle necessità, per raggiungere i quattro metri di profondità necessari alla chiatta. Insomma, una settimana di lavori extra prima di poter tornare al “dove eravamo rimasti”, e riprendere con il varo del ponte. Sempre a Po piacendo.

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