Medaglie d’onore alla memoria per i mantovani internati nei lager

La consegna questa mattina in prefettura. Formigli: «Ricordiamo che l’antisemitismo non è stato mai completamente debellato e che altri tipi micidiali di razzismo, di discriminazione di intolleranze si diffondono attraverso il web, in maniera insidiosa e incontrollata».

MANTOVA. Il prefetto di Mantova, Michele Formiglio, questa mattina ha consegnato le medaglie d’onore concesse dal presidente della Repubblica in occasione del Giorno della Memoria ai cittadini mantovani deportati e internati nei lager nazisti.

La cerimonia si è svolta nei saloni di rappresentanza della Prefettura, in ottemperanza alle vigenti disposizioni in materia di contenimento epidemiologico.

Ecco i mantovani insigniti (alla memoria):

- Giuseppe Artoni, di Mariana Mantovana, internato in Germania dal 9 settembre 1943 al 1° maggio 1945;

- Artidoro Bernardelli, di Quistello, internato in Germania dal 12 settembre 1943 all'11 febbraio 1945;

- Francesco Paolo Bianchini, di Roncoferraro, internato ad Atene dall'11 settembre 1943 al 12 novembre 1944;

- Igino Bosseggia, di Castiglione delle Stiviere, internato in Germania dal 9 settembre 1943 al 1° agosto 1945;

- Leonida Casareggio, di Volta Mantovana, internato in Germania dal 9 settembre 1943 al 27 ottobre 1945;

- Angelo Gazapina, di Piubega, internato in Germania dal 9 settembre 1943 all'8 maggio 1945;

- Alceste Germiniasi, di Piubega, internato in Germania dal 9 settembre 1943 al 1° maggio 1945;

- Ivanoe Moretti, di Borgo Mantovano, internato in Germania dal 25 settembre 1943 al 25 aprile 1945;

- Romano Morra, di Mantova, internato in Germania dal 14 settembre 1943 al 17 luglio 1945;

- Mario Pastorio, di Asola, internato in Germania dal 16 giugno 1943 al 5 ottobre 1945;

- Decimo Piazza, di Asola, internato in Germania dal 9 settembre 1943 al 1° ottobre 1945;

- Giovanni Battista Sartore, di Piubega, internato in Germania dal 9 settembre 1943 al 9 ottobre 1945;

- Giuseppe Zaltieri, di Piubega, internato in Germania dal 9 settembre 1943 all'8 maggio 1945.

«Onorare questa giornata con la giusta solennità è anche l’occasione per indicare a tutti noi cittadini italiani quale è il modo migliore per essere e sentirsi tali – ha commentato il prefetto – Infatti non bisogna mai dimenticare che la prigionia nei lager tedeschi è stata una pagina nobile ed eroica quanto la guerra di liberazione. Posti innanzi alla scelta tra una prigionia (che per i soldati comportava il lavoro forzato e, per tutti immani vessazioni) e l’adesione al nazifascismo – che apriva la via del ritorno a casa e, come minimo, garantiva un miglioramento delle condizioni di vita – in grandissima parte preferirono la fedeltà al Paese, alle istituzioni e rivendicarono la loro dignità di uomini con una tenace resistenza al regime».

«Il Giorno della Memoria, come è stato osservato, non è l’occasione per le vittime di ricordare il dolore provato, l’estremo abbrutimento di uomini che lavorano nel fango, che non conoscono pace, che lottano per un pezzo di pane, che muoiono per un sì o per un no – ha proseguito Formigli – Le vittime hanno portato e portano quelle vicende tutti i giorni nel proprio corpo, nella propria coscienza, hanno imparato a convivere con il ricordo di quell’orrore. Siamo noi che dobbiamo ricordare per avere la consapevolezza di ciò che è stato e che può tornare. Il Giorno della Memoria ci interroga su un passato che ci appartiene individualmente e come italiani, e da cui dobbiamo trarre la necessaria capacità per comprenderne le vicende e contrastare i segni dell’intolleranza e dell’indifferenza».

«Il 27 gennaio è il giorno dell’apertura dei cancelli di Auschwitz – ha dichiarato – simbolo stesso della Shoah. In questo stesso giorno ricordiamo anche la vergogna delle leggi razziali e le persecuzioni agli ebrei italiani. Molti decenni ci separano oggi da quella stagione senza precedenti e il numero di sopravvissuti e dei testimoni diretti di quella tragedia si assottiglia. Ma come ha ricordato qualche anno fa il nostro Presidente della Repubblica, Auschwitz, con i suoi reticolati, le camere a gas, le baracche, i forni crematori non ci abbandona. Al contrario, ci interpella costantemente, ci costringe ogni volta a tornare sul ciglio dell’abisso e a guardarvi dentro, con gli occhi e le menti pieni di dolore e di rivolta morale. Auschwitz ci ricorda ogni giorno di quali orrori può essere capace l’uomo, anche il più istruito e civilizzato, se si lascia catturare dall’odio, dal fanatismo, da teorie aberranti».

E la lotta non è ancora finita. «Ricordiamo che l’antisemitismo non è stato mai completamente debellato e che altri tipi micidiali di razzismo, di discriminazione di intolleranze si diffondono attraverso il web, in maniera insidiosa e incontrollata. Ed allora questo impegno sulla memoria e sull’attestazione di fedeltà ai valori della nostra Carta Costituzionale va rivolta principalmente alle giovani generazioni, le quali devono sentire come imprescindibilmente propri, da un lato i sentimenti di condanna verso ogni sopruso e violenza e, dall’altro, il valore del servizio verso la comunità. Di questi valori forti sono stati, e sono tuttora, indiscutibili protagonisti i nostri concittadini ai quali vengono corrisposte le Medaglie d’Onore. A tutti gli insigniti che oggi coralmente onoriamo, va pertanto il grazie più sincero, nostro e di tutta la Nazione».

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