Sfruttarono i fondi per la pandemia, sequestrati a due fratelli 7 milioni

Sono accusati di associazione a delinquere, truffa aggravata e di crediti d’imposta falsi

MARCARIA. Falsi crediti d’imposta per locazioni, sismabonus e bonus facciate, introdotti tra le misure di sostegno emanate dal governo con il decreto rilanci durante la fase più acuta dell’emergenza sanitaria da Covid - 19 per aiutare le imprese e i commercianti in difficoltà, sono stati oggetti di una mega truffa allo Stato per 440 milioni di euro. A scoprirla la Guardia di Finanza di Rimini.

Il 31 gennaio il giudice per le indagini preliminari della località adriatica ha disposto 35 misure cautelari personali di cui 8 in carcere e 4 ai domiciliari nonché 23 interdittive di cui 20 all’esercizio di impresa nei confronti di altrettanti imprenditori.

Tra questi anche due fratelli imprenditori mantovani: Mario Pagliari 43 anni nato a Bozzolo ma ora residente a Cervia e Alessandro Pagliari, 33 anni, di Marcaria. Sono entrambi accusati di associazione a delinquere, di truffa aggravata e autoriciclaggio, avendo strumentalizzato le agevolazioni concesse dallo Stato, al fine di contenere gli effetti negativi connessi all’emergenza epidemiologica.

Alessandro Pagliari è accusato d’aver partecipato all’associazione a delinquere come prestanome del sodalizio criminale quale amministratore compiacente della società Pagliari Alessandro Tecnology srls, utilizzata per generare falsi crediti di imposta; Mario Pagliari, quale ammistratore di fatto della stessa società avrebbe fornito al promotore dell’associazione le credenziali d’accesso al cassetto fiscale della società.

Sempre secondo l’accusa la società dei Pagliari avrebbe indicato falsamente d’aver maturato un credito di imposta pari a 2 milioni e 600mila euro, quale importo relativo ai canoni di locazione pagati negli anni 2020 e 2021, canoni in realtà mai corrisposti. Ad Alessandro Pagliari, quale amministratore della società Pagliari Alessandro Tecnology il giudce ha applicato il divieto temporaneo di esercitare imprese o uffici direttivi. Inoltre ha ordinato il sequestro preventivo alla stessa società in base ai reati di cui è ritenuta responsabile, per 7 milioni e 280mila euro.

Ottanta le perquisizioni effettuate nella giornata di ieri. Nove degli indagati avevano presentato anche domanda di reddito di cittadinanza e tre avevano precedenti di polizia per associazione a delinquere di stampo mafioso. L’associazione a delinquere, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbe composta 56 soggetti che si sono avvalsi di 22 prestanome. Il nucleo centrale sarebbe composto da 12 persone, oggi in custodia cautelare, tra imprenditori e commercialisti. Sono stati coinvolti 44 reparti in diverse regioni, per un totale di 220 uomini che hanno agito, in modo simultaneo ieri mattina all’alba. L’indagine della Guardia di finanza romagnola trae origine da un attento esame della documentazione relativa ad una presunta cessione di crediti di imposta effettuata da una società coinvolta in un altro procedimento penale per reati fallimentari. L’analisi sull’origine dei crediti ha consentito di appurare che gli stessi erano inesistenti per carenza di requisiti. Da lì è nato il filone investigativo che, nel giugno scorso, ha consentito il monitoraggio dell’organizzazione criminale fin dalla sua genesi e in tutti i passaggi di sviluppo.

Il profitto dei reati è stato investito in attività sia commerciali che immobiliari, trasferito su carte di credito ricaricabili, con plafond anche di 50mila euro o investito in metalli preziosi come lingotti d’oro.

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