Mantua Surgelati: offerte di Morato e Italpizza

I due rami della famiglia Freddi al tavolo con sindacati e Bottani: no di Franco a cedere il 50% alla sorella Federica

Le offerte di acquisizione già formalizzate sono due: quella, nota da mesi, del colosso modenese Italpizza e quella, nuova, presentata dal gruppo vicentino Morato Pane. Sul piatto ci sono poi anche altre due opzioni, ad oggi però ferme allo stadio “interessamento”: sono quelle manifestate da una multinazionale straniera con siti produttivi in Italia e dalla socia al 50% Federica Freddi, che ha anticipato l’intenzione di presentare una proposta per acquisire la metà delle quote che fanno capo all’altro ramo della famiglia, eventualità peraltro subito rifiutata.

È quanto emerso ieri mattina durante quasi quattro ore di tavolo dedicato al futuro della Mantua Surgelati e dei suoi 420 lavoratori, convocato in Provincia dal presidente Carlo Bottani con il vicepresidente Massimiliano Gazzani, che ha visto presenti, con i propri consulenti e così come chiesto da tempo da sindacati e Rsu, i due rami della proprietà equamente divisa tra l’ad Federica Freddi e la nipote Francesca, figlia del presidente del cda Franco Freddi, oltre ai segretari generali di Flai Cgil, Marco Volta con il segretario Ivan Papazzoni, e di Fai Cisl, Ciro Di Lena, e alle delegate di fabbrica. Presente anche un partner tedesco che rappresenta il 40% del fatturato del gruppo di Castelbelforte, preoccupato per lo stallo nelle trattative per la cessione. Trattative che, come conferma una parte della proprietà, vedono al momento due offerte concrete: quella di Italpizza per l’acquisizione del ramo pizza e quella di Morato Pane per l’acquisizione di quote societarie o di un asset aziendale.

«I tempi stringono, dobbiamo arrivare in poche settimane a una soluzione definitiva – spiega Francesca Freddi – le proposte concrete attualmente sono solo due: la prima, quella di Italpizza, già pronta ed elaborata ormai mesi fa; la seconda, proveniente da un gruppo industriale non appartenente al settore, subordinata tuttavia allo svolgimento di una due diligence che ad oggi non è ancora stata autorizzata da Federica Freddi. Vi sono poi due interessamenti non concretizzati, uno da parte di una multinazionale estera e l’altro dalla stessa Federica, per l’acquisto della totalità delle quote societarie. Mio padre Franco Freddi e io non riteniamo quest’ultima proposta una soluzione percorribile e di conseguenza ci concentreremo sulle altre due, provenienti da partner industriali capaci di portare valore all’azienda».

Ai sindacati, che ora convocheranno i lavoratori in assemblea, è stato assicurato «che in qualsiasi caso – raccontano Volta, Papazzoni e Di Lena – non ci saranno ripercussioni sull’occupazione» ma a questo punto vogliono conoscere nel dettaglio le offerte «perché vogliamo essere parte attiva nella decisione che verrà presa, non spettatori» così come tornano a fare appello al senso di responsabilità dei due rami della famiglia perché mettano da parte i dissidi «emersi anche durante questo ultimo incontro a riprova che comunque non possono più convivere nella stessa società». Di qui la richiesta di Cgil e Cisl «di poter visionare, nel giro di una settimana, i piani industriali delle realtà interessate per valutare investimenti, sostenibilità, progetti di sviluppo e ricadute occupazionali». Risposte concrete «in tempi brevi ricordando che c’è da fare alla svelta ma bene e il senso di responsabilità dei dipendenti che hanno portato avanti l’azienda nonostante un anno di preoccupazioni per il futuro». Se ciò non avverrà «metteremo in atto altre forme di protesta».

Dal canto loro il presidente della Provincia e il vice auspicano di «individuare l’offerta in grado di valorizzare al meglio le potenzialità del gruppo e di offrire le prospettive più durature nell’interesse di un intero territorio».

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