Mantova, tutti al lavoro per accogliere i profughi

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Le parrocchie fanno la conta dei posti letto. La Prefettura: ora serve un coordinamento con Comuni, Provincia e Caritas 

MANTOVA. Caritas, Comuni e Prefettura sono al lavoro per l’accoglienza dei profughi. Non si sa ancora quanti ne arriveranno nel Mantovano, ma già adesso il flusso è continuo. Le parrocchie sono le prime ad essere mobilitate.

In ognuna di loro si comincia a ragionare sui posti letto da mettere a disposizione di chi arriva dall’Ucraina con il solo carico di terrore per la guerra che infuria. In questa ricerca di luoghi per l’accoglienza la Caritas è in prima fila.

Al suo centralino continuano ad arrivare le disponibilità di mantovani pronti ad ospitare famiglie di profughi. Difficile, però, fare dei numeri. Il sito della Diocesi riporta ancora il bilancio a domenica 6 marzo, 40 posti già occupati o da occupare a breve tra Bondeno, il Seminario vescovile, Soave, Porto Mantovano e Gonzaga.

Nel frattempo, continua la raccolta di fondi da inviare alla Caritas di Leopoli, in Ucraina, per assistere i profughi sul posto, nella prima tappa della loro fuga verso la salvezza. Anche la Prefettura è impegnata per reperire strutture dove ospitare i rifugiati. «Al momento – dice il vice prefetto vicario Giorgio Spezzaferri – è difficile dire quante persone siano arrivate qui dall’Ucraina. La Questura ci ha comunicato che gli arrivi sono un centinaio, e cioè le persone che entro otto giorni hanno fatto la dichiarazione di presenza negli uffici di polizia. Ma potrebbero essere di più».

L’arrivo di altri profughi in numero consistente, secondo la Prefettura, non è imminente; da Regione e protezione civile non sono ancora arrivate le quote destinate a ciascuna provincia, per cui al momento si accolgono i pochi che arrivano per altri canali.

Non per questo bisogna stare fermi ad aspettare; e infatti la Prefettura sta facendo una ricognizione con tutti i Comuni per trovare le disponibilità: «Finora – dice il vice prefetto – tra i Comuni e i nostri centri di accoglienza straordinaria abbiamo individuato alcune decine di posti, ma ancora tutti da verificare».

Andare avanti in ordine sparso però non è possibile; può dare buoni risultati nel tamponare il primo impatto dei profughi con la nuova realtà ma, alla lunga, serve qualcosa di più: «Ci vuole un coordinamento tra noi, la Provincia, i Comuni e la Caritas – dice Spezzaferri – è quello a cui stiamo lavorando. La solidarietà dei singoli non può durare a lungo. Vogliamo erogare le risorse che il ministero dell’interno ha messo a disposizione, ma per farlo occorre stringere mini accordi con i Comuni».

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