In una settimana arrivati altri 441 profughi

Nel Mantovano sono finora 1.330 i rifugiati ucraini: il novanta per cento al momento è ospite di parenti o amici

/ Mantova

Sono 1.330 i profughi ucraini giunti nel Mantovano dopo l’invasione dell’esercito russo. Lo dice l’ultimo report di Ats Val Padana aggiornato a ieri e pubblicato sul sito della Regione. Nell’ultima settimana gli arrivi sono stati 441. E pare che non siano destinati ad arrestarsi, vista la recrudescenza della guerra. La maggior parte di chi è fuggito è costituita da donne e bambini. Gli uomini tra i venti e i sessantaquattro anni sono appena 66, a cui sono da aggiungere quindici ultra 65enni: un dato che conferma il fatto che chi era in grado di abbracciare un’arma è rimasto a difendere il paese mandando in salvo figli e moglie.


Le donne accolte nel Mantovano sono 923; gli uomini 407. Ad accoglierli sono ormai 55 Comuni. I minorenni sono 675, tra cui 218 bambini fino ai cinque anni e altri 209 dai sei ai dieci anni, segno che le autorità locali e le associazioni di volontariato devono avere un occhio di riguardo nell’approntare i servizi di accoglienza. L’Ats, di quei 1.330 nuovi ospiti, ne ha già visitati 954, passaggio indispensabile per verificarne le condizioni di salute e, soprattutto con il Covid che non accenna a mollare la presa, per dare indicazioni sui vaccini. Le persone rifugiate sono per la maggior parte ospiti di amici e parenti che già si trovavano nel Mantovano: secondo i dati di Ats si tratta di 1.196 persone, pari all’89,9% del totale. Altre 78 (il 5,9%) si trovano nelle strutture identificate dagli enti del Terzo settore, mentre altre 56 (il 4,2%) in quelle messe a disposizione dalla prefettura.

Di quei 1.330 ospiti censiti da Ats resta da capire quanti effettivamente siano rimasti e quanti invece siano stati solo di passaggio prima di raggiungere altre mete, magari anche altri Stati. «È la difficoltà che si sta incontrando in tutt’Italia – dice il vice prefetto vicario Giorgio Spezzaferri – grazie alle dichiarazioni di ospitalità che vengono fatte alla questura, alla prefettura e all’Ats sappiamo chi è arrivato e chi si è sottoposto a visita medica, ma non chi poi rimane».

Ad avere il polso della situazione sono i Comuni, con i quali la prefettura punta a stringere accordi per l’assistenza ai profughi: «Finora – dice il viceprefetto – abbiamo firmato solo con San Giacomo delle Segnate, mentre ne stiamo approntando altri due». Nel frattempo la prefettura sta valutando le quattro manifestazioni di interesse in risposta al suo avviso pubblico per trovare case: «Ci servono alloggi con assistenza garantita da Comuni o enti del Terzo settore. Solo così posiamo chiudere accordi» dice Spezzaferri. —

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