Dalla parte dei precari: la Cgil porta Pif a Mantova

Il 26 sul palco dell’Ariston intervistato da Soffiati e dalle coordinatrici di Nidil: proiezione gratuita del suo ultimo film-denuncia su rider, app e algoritmi

MANTOVA. La degenerazione del mondo del lavoro e delle nostre esistenze tra innovazioni tecnologiche, algoritmi, app e vecchie forme di sfruttamento: ambientato in un futuro che in realtà è già qui, l’ultimo film di Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, “E noi come stronzi rimanemmo a guardare” sarà al centro di un evento organizzato dalla Cgil di Mantova con lo stesso regista, che nella pellicola interpreta un ruolo minore accanto a Fabio De Luigi e Ilenia Pastorelli.

L’appuntamento è per martedì prossimo 26 aprile al cinema Ariston di via Principe Amedeo: alle 21 nella sala Manto proiezione gratuita, aperta a tutti sino ad esaurimento dei posti, offerta dalla Camera del Lavoro, e a seguire chiacchierata con l’autore del segretario generale Daniele Soffiati insieme a Elena Turchi e Gloria Pavesi responsabili di Nidil, la categoria della Cgil che tutela i lavoratori atipici, vale a dire i precari.

«Ci fa molto piacere – dichiara Soffiati – poter ospitare Pif a Mantova con questo film che proiettandoci in avanti di qualche anno, in un futuro imprecisato, offre numerosi spunti di riflessione. Già in passato Pif con i suoi documentari e i suoi reportage ha più volte avuto uno sguardo lucido sulla società contemporanea e il mondo del lavoro». Un film, spiega ancora il segretario della Cgil, autore di diversi libri dedicati alla settima arte, che «partendo da una satira su tic e nevrosi contemporanei mette in evidenza l’ultraprecarietà del mondo del lavoro e lancia uno sguardo preoccupante sul suo futuro tra innovazione dominata dagli algoritmi, dipendenza dalle App e da strumenti informatici che nascondono vecchie forme di sfruttamento, facendo luce al contempo sulla confusione politica e di valori nella società contemporanea così veloce e frastornata».

Già, perché quegli algoritmi che sembrano risolverci la vita, improvvisamente possono invece decidere che siamo superflui e metterci ai margini. Ed è quello che nel film accade al protagonista maschile Arturo, interpretato da Fabio De Luigi, che inventa un algoritmo che poi lo licenzia in quanto superfluo e si ritrova costretto a lavorare come rider. Mentre la protagonista femminile Stella, interpretata da Ilenia Pastorelli, è un ologramma consolatorio prodotto dall’App Fuuber che risponde a tutti i bisogni delle persone. Girato prima della pandemia, il film racconta di un mondo di solitudine e alienazione neppure troppo fantascientifico in cui «la tecnologia – ha dichiarato Pif in più interviste – che tanto doveva aiutarci e migliorare le nostre vite è una dittatura che dà il timing per ogni cosa, indirizza strade e persino quando fare le pause come accade per i rider». Come raccontato dallo stesso Pif a Walter Veltroni sul Corriere della Sera «l’idea era immaginare come sarà il mondo del lavoro fra 20, 30 anni» partendo dal presente di chi, appunto come i rider, «lavora a cottimo senza nessuna garanzia» in una società in cui le app «ci danno la possibilità di una serie di servizi che da consumatori viviamo come una meraviglia», ma «il problema è la condizione del lavoratore dietro e dentro questo universo». Il punto è non fermarsi alla denuncia. Per non ritrovarsi come il personaggio del film che, nel prevedere che le cose nella società andranno sempre peggio, si chiede «Noi quando accadrà, cosa diranno che abbiamo fatto?». E trova solo una risposta: «Niente, noi come stronzi rimanemmo a guardare». 

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