Il muratore milionario di Monzambano è di nuovo nei guai: ora finirà a processo

Accusato dai presunti compagni di giocata al Gratta e Vinci: «Dovevamo dividere, ma lui si è tenuto tutto l’incasso»

MONZAMBANO. La fortuna è cieca, ma la giustizia no e pare proprio averlo preso di mira. Parliamo di Ricardo G.T., 41enne muratore brasiliano residente a Monzambano (prima abitava a Broglie di Ponti). Un anno fa circa la sua storia aveva fatto il giro d’Italia: protagonista, a brevissima distanza di tempo, di due vincite milionarie al Gratta e Vinci, era stato indagato dalla procura di Verona che non credeva a una così grossa dose di fortuna e sospettava un accesso abusivo, da parte di qualcuno, al sistema informatico della concessionaria della lotteria istantanea. Per questo le vincite, pari a 2,4 milioni (i tre milioni meno il 20% di tasse) gli vennero sequestrate sul conto corrente alla Bpm di Peschiera. Ma i magistrati nel giro di poche ore si erano dovuti ricredere: la procura aveva chiesto in fretta l’archiviazione del caso per l’«assenza di irregolarità emerse a seguito degli accertamenti della Gdf» e disposto il dissequestro dei 2,4 milioni.

Ci si sarebbe aspettati di non sentire più parlare dal muratore: libero da ogni accusa, ce lo si immaginava in qualche spiaggia a godersi vita natural durante tutta la fortuna.

Ma ecco che la giustizia si è presentata ancora alla sua porta. Non con il volto di un magistrato, ma di due veronesi, di 48 e 60 anni, residenti tra Caprino e Torri.

Come riporta il quotidiano L’Arena, i due si dichiarano consoci della seconda giocata fortunata. Avrebbero cioè, tentato la fortuna insieme al muratore brasiliano, acquistando il tagliando che avrebbe determinata la seconda vincita milionaria, da due milioni per l’esattezza, realizzata il 22 febbraio 2021 in una tabaccheria di Garda. La prima vincita, da un milione, era avvenuta una ventina di giorni prima nel Modenese. Uno dei due ex amici che ora lo accusano c’è da pensare che sia C.C., di Caprino, che un anno fa era stato anch’egli indagato.

Che cosa sostengono i due? Che ci fosse un accordo di spartizione tra i tre, entrati nella tabaccheria di Garda per acquistare sei Gratta e Vinci da venti euro ciascuno.

Immediata la grattata e la scoperta di essere milionari. A questo punto, dicono i due, ci sarebbe stato il patto di condivisione, poi tradito.

Il brasiliano, incaricato d i custodire il biglietto fortunato, due giorni dopo, scordandosi degli amici si sarebbe presentato da solo in banca a Peschiera a incassare la vincita, finendo poi sotto i riflettori della Banca d’Italia e della Guardia di Finanza. Il brasiliano nega tutto: sia l’accordo che l’acquisto condiviso di tagliandi. Fatto sta che i soldi della seconda vincita (1,6 milioni tolte le tasse) sono ancora sotto sequestro. E che l’altro giorno è stato rinviato a giudizio dal gip di Verona per appropriazione indebita.

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