Mantova, crisi del commercio: via libera al piano per il recupero dei negozi vuoti

L’aula approva la variante al Pgt e la nuova Irpef. «Il 57% dei contribuenti non pagherà l’addizionale»

MANTOVA. D’ora in poi sarà più facile, e meno costoso, aprire un negozio in città in edifici dismessi. È quanto prevede la variante al piano delle regole e a quello dei servizi del piano di governo del territorio approvata ieri all’unanimità dal consiglio comunale. Che ha respinto anche tutte le osservazioni presentate al piano dopo la sua adozione. Gli operatori adesso hanno a disposizione norme più chiare per aprire negozi in centro con il recupero di immobili dismessi e a costi ridotti. Le nuove norme, a detta del Comune, rivoluzioneranno la disciplina commerciale e delle attività economiche di servizio al cittadino. Quella più importante consentirà l’insediamento di medie strutture di vendita negli edifici dismessi, dentro e fuori il Distretto urbano del commercio (il centro storico allargato, escluse le Vallette). Approvata anche, a maggioranza con il no del solo centro destra, la variazione di bilancio da 24 milioni di euro. «Non possiamo accollarci la responsabilità del più grande spreco di denaro pubblico» ha affermato il capogruppo di Forza Italia Baschieri. Il riferimento è alla terza tranche da 300mila euro che il Comune dovrà versare allo studio Pellegrin di Roma per chiudere la vicenda del palagiustizia a Fiera Catena, progettato e mai realizzato, costato due milioni di euro alle casse comunali. «Noi, però, non c’entriamo in questa vicenda – ha detto il vicesindaco Buvoli e non abbiamo mai mancato di riconoscere gli errori passati».

Nella variazione di bilancio ci sono anche i 170mila euro che lo Stato ha erogato al Comune per l’aumento delle indennità degli amministratori. Tonelli (Lega) e Squassabia (lista gialla) hanno proposto di aumentare il numero dei consigli comunali in modo da ridurre le ore in aula e, di conseguenza, l’impegno dei consiglieri: in questo modo, hanno osservato, i consiglieri potrebbero prendere un gettone più alto. Campisi (Pd) ha proposto di studiare insieme, maggioranza e minoranza, un ritocco all’insù, dal 2023, dei gettoni, «ma come rimborso spese e non come retribuzione». In aula è passata con il no del centro destra la nuova addizionale Irpef articolata in quattro scaglioni e nuove aliquote. «Ci saranno diminuzioni fino a 4,70 euro all’anno per 13.468 contribuenti con un reddito fino a 50mila euro e un aumento di due euro all’anno per 2.374 contribuenti con reddito oltre i 50mila euro – ha detto Buvoli – e con l’esenzione fino a 22mila euro di reddito il 57% dei contribuenti non paga l’addizionale Irpef». Rossi di Mantova Ideale ha replicato che quel 57% «sono la fotografia dell’attuale stato di salute della città, che non è buono. E lo si vedrà in autunno con gli aumenti di gas, luce e carburanti. Si cerca di far credere che Mantova goda di ottima salute sbandierando progetti faraonici, in realtà la sua popolazione è sempre più povera».

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