A Mantova Sos infermieri: «Noi offesi e presi a pugni»

L’ultimo caso al Carlo Poma: un paziente sferra un destro in pieno volto a una dottoressa del pronto soccorso. E scatta la denuncia

MANTOVA. Minacciati, presi a male parole, a volte anche aggrediti fisicamente. Il 32,3% degli infermieri italiani, praticamente uno su tre, nell’ultimo anno ha subito violenza durante i turni di lavoro. Senza contare le altre decine di migliaia di casi che non vengono denunciati. E il 75% delle vittime sono donne.

È quanto emerge dalla ricerca Cease-it ( Violence against nurses in the work place), svolta da otto università italiane su iniziativa della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi). Aggressioni verbali e fisiche sono segnalate anche in provincia di Mantova, soprattutto nei pronto soccorso. Nel Mantovano attualmente mancano almeno 130 infermieri e nei prossimi dieci anni altri 800 andranno in pensione. E tra le cause di questo nervosismo da parte dei pazienti c’è anche la carenza di personale.

Uno degli ultimi casi, forse il più eclatante, è successo un mese e mezzo fa: una dottoressa del pronto soccorso del Carlo Poma è stata raggiunta al volto da un pugno sferrato da un paziente andato su tutte le furie perché sosteneva che qualcuno gli avesse rubato le ciabatte. Il fatto è avvenuto alle tre del mattino e in soccorso all’operatrice sanitaria sono arrivati infermieri e operatori socio sanitari. Il giorno dopo è stata inoltrata denuncia alla questura.

È questa la punta dell’iceberg, perché molti sanitari ormai ci hanno fatto quasi l’abitudine ad essere insultati e minacciati. «L’insulto – racconta uno di loro – è ormai all’ordine del giorno, proviene sempre da pazienti in codice verde o bianco che devono aspettare il loro turno. Ultimamente l’offesa arriva anche solo perché ricordiamo che in ospedale è obbligatoria la mascherina».

Andrea Guandalini, presidente Fnopi di Mantova, non nasconde il problema: «Anche nel Mantovano registriamo frequentemente comportamenti incomprensibili. Siamo lì per aiutare le persone, per assisterle e curarle. Non si capisce questo aumento di violenza, soprattutto verbale. Il problema credo sia legato al fatto che c’è domanda crescente di assistenza e che spesso in alcune realtà, come nei pronto soccorso, manca un filtro. Dovrebbero esserci più servizi territoriali per evitare la corsa degli utenti in questo reparto».

Gli operatori sanitari dei reparti dell’emergenza lanciano l’allarme: «È vero – dicono – manca il filtro del territorio, soprattutto nei giorni festivi quando alcuni servizi sono chiusi. E così da noi arriva di tutto, pazienti psichiatrici e affetti da dipendenze». E qualcuno ricorda che qualche tempo fa hanno dovuto fare una cosa molto spiacevole per fermare un paziente andato in escandescenze: l’unico modo per bloccarlo è stato quello di chiuderlo a chiave in uno stanzino. «Oggi gli ospedali hanno le guardie giurate e il posto di polizia, che però c’è solo al mattino e la maggior parte dei disordini avviene di notte – sottolinea un altro operatore sanitario – noi però se va avanti così abbiamo bisogno di guardie del corpo».

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