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Colori, libri, identità e aggregazione: «Così immaginiamo una Mantova da vivere»

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Il futuro arredo urbano oltre il confronto tra Comune e associazioni di categoria:  «Dialogo tra storia e innovazione per lasciare un segno»

MANTOVA. Ripensare il centro storico, l’arredo del cuore cittadino, dando anche spazio alla fantasia. Mentre si accende il confronto tra amministrazione comunale (che ha affidato allo studio di architettura Archiplan un progetto sul tema) e associazioni di categoria nella cabina di regia del Distretto urbano del commercio, la Gazzetta di Mantova ha sondato tra docenti, artisti e creativi per cogliere qualche spunto per il dibattito. Abbiamo anche consultato uno studioso di storia economica. Ne esce una piccola panoramica di idee «espresse in libertà» che non rinunciano, tuttavia, a una base di praticità. Vediamo.

L’INSEGNANTE

«Io sono dell’idea che si debba fare come in molte città europee. A Mantova l’arredo urbano deve essere un elemento attrattivo e colorato. Penso che si debbano creare piccoli centri di aggregazione. Ma attenzione: non si tratta di far spesa all’Ikea, perché il rischio è quello di annullare l’identità cittadina». Leandro Lo Bianco, palermitano di nascita e mantovano di adozione, musicista, è architetto e insegna storia dell’arte al liceo d’Este. «Vado a ruota libera - prosegue - Serve innanzitutto un progetto di design industriale che restituisca il senso della città. Non bisogna certo fare tavolini e panchine con i colori dei Gonzaga quanto, piuttosto, va colta la peculiarità di ogni luogo. Una galassia di piccoli punti idealmente illuminati: questo deve essere l’arredo urbano per Mantova. Progettarlo».

L’ARTISTA

«Non penso che la soluzione migliore sia l’omologazione, ma la ricerca di un dialogo tra architettura presente e antica». Bernulia, nome d’arte della mantovana Giulia Bernardelli, è un’artista divenuta famosa per le sue composizioni e illustrazioni con i chicchi di caffè. Lavori che l’hanno fatta apprezzare da agenzie pubblicitarie, riviste artistiche e imprese. Nel 2015 il Washington Post le ha commissionato la copertina dell’inserto Food. «Ogni angolo di città ha una storia, una luce e un carattere particolare che vanno presi in considerazione. Nella nostra città ci sono scorci magnifici dove l’architettura moderna è entrata in punta di piedi come piazza Leon Battista Alberti e l’hanno esaltata nella sua bellezza senza tempo». «Città come Mantova hanno una fisionomia storica basata su commercio e artigianato. Rilanciare il centro attraverso le attività commerciali, quindi, va benissimo, ma occorre fare altrettanto con l’artigianato».

LO STORICO

Lo storico mantovano Marco Belfanti, coordinatore del corso di laurea in Economia e gestione delle attività culturali dell’Università di Brescia (sede di Mantova), ha dedicato molti studi sulla storia economica e sociale della città. «L’artigianato tradizionale è scomparso dalla città – dice – ma penso che il Comune potrebbe individuare due spazi in centro storico (magari uno potrebbe essere il Podestà) da mettere a disposizione dei giovani che vogliano esprimere la propria creatività in design, grafica, realtà virtuale e via dicendo. Potrebbero essere brevi corsi tenuti da esperti per nei vari campi. Per le competenze gestionali, ovviamente, la nostra facoltà è pronta».

LA SCRITTRICE

La giovane scrittrice Anna Osei, mantovana oggi residente a Londra vede un centro costellato di «cabine telefoniche con all’interno un sacco di libri per il bookcrossing».

LA STUDENTESSA

Sempre alla diffusione della lettura è legata una proposta discussa dai ragazzi dei gruppi di lettura della biblioteca Baratta che verrà formalizzata assieme ad altre al Festivaletteratura. «Abbiamo pensato a una mappa dove indicare i luoghi pubblici della città, di tutta la città, dove potersi accomodare per leggere un libro o una rivista», spiega la studentessa Catherine Hansye.

L’IDEA DEL COMUNE

Una città più ordinata e, quindi, più bella. Va in questa direzione il piano del Comune per evitare l’arredo selvaggio dei plateatici in un luogo tutelato dall’Unesco come è Mantova. Basta tavolini e ombrelloni di divese fattezze, colori e materiali nel giro di qualche decina di metri e, soprattutto, niente più arredi da festa della birra dove c’è arte e storia. Il decoro sarà la parola d’ordine per qualsiasi intervento sui déhors. E le linee guida fissate in 47 pagine per i pubblici esercizi, quando dovranno cambiare l’arredo, dovranno diventare la loro Bibbia. i commercianti hanno già dato l’ok al piano del Comune redatto dallo studio di architettura Archiplan. Adesso arriva anche il via libera di chi, per formazione culturale e professionale, il senso dell’estetica ce l’ha innato. E cerca il bello nelle cose che lo circondano.

IL DIRETTORE DELLA FONDAZIONE TE

«Confesso di saperne poco del piano – dice Stefano Baia Curioni, direttore della Fondazione Palazzo Te – ma se la città vive sono contento». Un nuovo arredo urbano che rispetti l’arte e la storia di Mantova non può che fare bene a tutti e, infatti, il direttore aggiunge: «Mi sembra una buona idea quella del Comune, dà un senso estetico a tutto».

IL DIRETTORE DEL DUCALE

Anche Stefano L’Occaso, direttore di Palazzo Ducale, si dice d’accordo con le nuove linee guida: «Ho partecipato ad un paio di tavoli sull’argomento – dice – ed è una cosa molto lodevole che si cerchi di disciplinare una materia che potrebbe diventare selvaggia. Una città bella come è Mantova deve avere delle linee guida sui plateatici e sulle occupazioni temporanee di spazi che la valorizzino. Quindi, ben vengano quelle che il Comune ha dettato». Il direttore affronta anche il tema del riordino del mercato del giovedì, su cui Confesercenti ha storto il naso: «Va benissimo distribuire le aree del commercio temporaneo per la città, ci sono esigenze di fruizione di spazi che non devono interferire con la vita della città. Quindi, è più che condivisibile che vengano spostati dei banchi del mercato». E promette: «Anche noi verremo incontro alle esigenza del Comune; appena avremo chiuso i nostri cantieri libereremo gli spazi pubblici che occupano».

IL PRORETTORE DEL POLITECNICO

Il prorettore del Politecnico di Mantova, Federico Bucci, è invece molto critico con il Comune, ma non per i contenuti del piano. Si dice, infatti, «dispiaciuto e sorpreso» per il fatto che «come cattedra Unesco non siamo stati coinvolti». Bucci parla da professore universitario e da titolare della cattedra Unesco che avrebbe potuto dare il suo contributo a tutelare una città patrimonio dell’umanità: «Non so niente di quel piano, e questo mi spiace. Certo, se sulle linee guida per il riordino dei plateatici non veniamo coinvolti, allora non capisco che cosa ci stiamo a fare. Pensi, con la manifestazione Mantova architettura portiamo i migliori architetti in città e poi, quando si tratta di fare un progetto per Mantova, non si parla con noi. Io avrei potuto contribuire gratuitamente ad un confronto pubblico. Si vede che non vogliono il lavoro della cattedra Unesco».

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