I profughi arrivati a Mantova tornano in Ucraina: «Cerchiamo la normalità»

Il 10 luglio due donne con quattro bambini lasceranno Quistello dopo tre mesi. Altre tre sono già partite nei giorni scorsi. Festa di saluto al campo sportivo

QUISTELLO. La guerra in Ucraina infuria, ma nella parte est del paese. Altrove la situazione è più tranquilla e spinge i molti profughi ancora in Italia a far ritorno in patria. Non esistono cifre ufficiali, ma il controesodo sta avvenendo con la stessa rapidità con cui c’è stato l’arrivo in Italia nel marzo scorso, subito dopo lo scoppio della guerra. La nostalgia di casa ma, soprattutto, l’angoscia per il coniuge rimasto in Ucraina a combattere spingono le donne a ritornare. C’è anche un altro fatto che influisce sul rientro. Molti dei profughi sono stati fatti uscire dall’Ucraina con un permesso di lavoro che, una volta scaduto, costringe i titolari a ritornare in patria.

È quanto sta succedendo a due delle tre donne ospitate in una casa di campagna a Quistello dagli inizi di marzo. Hanno deciso di far rientro a casa con i loro quattro figli dopo tre mesi, alla ricerca di una normalità perduta. A fine aprile era già rientrata a Kiev Anastasia, la studentessa in farmacia arrivata con le due donne e i quattro bambini, mentre due settimane fa è tornata a casa un’altra donna ospite di una famiglia a Nuvolato, psicologa dell’esercito ucraino richiamata in servizio. Ieri è partita un’altra profuga, venuta con due figlie e una nipote. Era dirigente di una compagnia assicurativa e aveva terminato il suo permesso di lavoro.

La data per il rientro di Eugenia, medico dermatologo, e di Natalia, titolare di un negozio di generi alimentari, con i loro figli Dmytro e Ivan e Nadia e Serghyei, tra loro cugini, è già stata fissata. Sabato 10 luglio prenderanno il pullman in partenza da Mantova e raggiungeranno l’Ucraina. Arriveranno a Ternopil dove proseguiranno per le rispettive destinazioni. Entrambe risiedono in due centri della vasta regione di Vinnitza dove le bombe russe ancora non sono arrivate, Eugenia a nord verso Kiev, Natalia a sud.

Eugenia il 5 agosto dovrà riprendere il lavoro nella clinica dove lavorava prima di fuggire in Italia, mentre Natalia spera di riaprire il negozio; da sola, però, sarà difficile: il marito è sotto le armi e presto, dopo aver terminato l’addestramento, partirà per il fronte. La sua foto in mimetica, l’altra sera, ha fatto il giro dei tavoli apparecchiati al campo sportivo di Quistello per la festa di saluto ai profughi ucraini, e ha suscitato emozione tra gli invitati.

«Non so dove sia mio marito, ma prego che tutto vada bene» ha sussurrato Natalia, mentre i bambini correvano felici per il campo inseguendo un pallone. Le notizie dall’Ucraina arrivano con il contagocce: la guerra impone la massima riservatezza anche a chi si trova all’estero per evitare di favorire il nemico; è per questo che spesso non si riesce a sapere esattamente da dove provengano i profughi o che professione o mestiere svolgano in patria.

«Questo non ci interessa – tengono a sottolineare le famiglie che li hanno ospitati – Lo abbiamo fatto solo per solidarietà, e anche quelli che ci hanno aiutato in questi mesi dandoci abiti, mobili, biciclette e la piscina per i bambini, avevano questo spirito. Quello che ci spiace è non vedere più quei quattro bambini scorrazzare per il parco e lungo l’argine, a differenza dei loro coetanei chiusi nelle cantine dell’Ucraina. Per i nostri bimbi abbiamo un ultimo regalo: li porteremo al mare, ai lidi ferraresi, per una giornata di vacanza».

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