Futuro dell’ex Paiolo a Mantova, Palazzi ai proprietari: «Cedeteci gratis l’area naturalistica»

Si tratta di 45mila metri che il Comune renderebbe inedificabili, costruzini solo dietro l’autolavaggio con case piccole senza supermercati

MANTOVA. «Cedeteci gratis l’area naturalistica»: a quasi un anno dall’acquisizione all’asta dell’ex Paiolo, il sindaco Mattia Palazzi lancia una proposta all’immobiliare veronese che se l’è aggiudicato. Vale a dire: di regalare i 45mila metri quadrati di area umida a via Roma (che quindi li renderebbe inedificabili), restringendo il perimetro costruibile ai restanti 25mila dietro l’autolavaggio e solo per piccole unità immerse nel verde. Non senza ulteriori condizioni: no a supermercati e medie strutture di vendita anche se previste nel Piano Paiolo approvato dalla giunta in carica nel 2009. È quanto emerge dall’intervista che segue.

Sindaco, a che punto siamo per l’area Paiolo?

«Abbiamo ricevuto a maggio l’ultima nota dalla Regione sulla nostra richiesta di istituzione della riserva naturale. In sintesi la Regione riconosce che ci sono elementi di ordine storico, paesaggistico e ambientale che meritano tutela, ma non avvia l’istruttoria poiché il Piano di governo del territorio (Pgt) del Comune prevede, dal Piano regolatore del 2004, che l’area è edificabile».

Cambierete il Pgt impedendo l’edificabilità?

«La Regione sa che non possiamo farlo essendo ancora vigente per le proroghe Covid il piano attuativo Te Brunetti-nuovo Ospedale che il Comune approvò nel 2009. La società proprietaria dell’area impugnerebbe la delibera del consiglio comunale e, soprattutto, chiederebbe azione risarcitoria. Se fosse stato così semplice lo avremmo già fatto. Ho chiesto anche un parere legale e quanto emerge sui rischi per il Comune è chiarissimo».

Quindi, cosa farà?

«Non chiederò al consiglio comunale di votare atti che porterebbero al contenzioso risarcitorio per milioni di euro, con possibili profili di danno erariale di cui gli stessi consiglieri potrebbero essere chiamati a rispondere. Solo pochi mesi fa abbiamo dovuto pagare oltre un milione di euro per le spese progettuali del nuovo tribunale di Fiera Catena, mai sorto. Una vicenda di oltre venti anni fa. Avrei preferito spenderli in asfaltature. Noi i problemi ereditati li stiamo risolvendo tutti, con equilibrio, determinazione e nell’interesse della città».

Non mi ha ancora detto cosa farà...

«Ciò che la Regione ci ha consigliato nella sua lettera: cercare un accordo con i proprietari dell’area. Ma a una condizione: che il privato ceda gratuitamente al Comune la cosiddetta area umida del Paiolo, ossia quella naturalistica che sta tra il canale Paiolo e l’ospedale, più una fascia di rispetto dal Paiolo, sull’altro lato del canale. Su un’area edificabile di 73.130 metri quadrati chiedo che cedano gratis al Comune oltre 40mila metri di area, che renderemo inedificabili».

Perché dovrebbero farlo avendo acquisito diritti previsti dal piano 2009 vigente?

«Perché è sacrosanto che sull’area naturalistica, un polmone verde per la città, non si costruisca. Se vogliono fare cose utili e non solo speculazioni immobiliari gli imprenditori intelligenti trovano il punto di equilibrio tra interessi privati legittimi e interessi pubblici. Rappresentiamo gli interessi pubblici e quell’area va preservata».

Avete altre condizioni?

«Sì, di non realizzare le medie strutture di vendita previste dal piano del 2009, perché sarebbe oggi un errore urbanistico e di visione della città. La parte di area, non boschiva, dietro l’autolavaggio, non va vista come una porta commerciale della città. Ciò detto, l’area è dei privati e con questa realtà bisogna fare i conti. A mio avviso ha molto più senso pensare a un ampliamento residenziale e di qualità del quartiere Te Brunetti, con indici edificabili ridotti. Con il sottopasso di porta Cerese e con quello ciclopedonale che lo collegherà con il nuovo Parco del Te, toglieremo il quartiere dalla cintura della ferrovia. Stiamo portando a Valdaro mille nuovi posti di lavoro nei prossimi due anni. Che case offriamo ai lavoratori che verranno da fuori? Quelle anni 70, sfitte da vent’anni e costose energeticamente?».

Cioè: servono case nuove?

«Portiamo lavoro, abbiamo i costi dei servizi che solo il capoluogo offre e i benefici li regaliamo agli altri Comuni, perché qui il mercato immobiliare non offre case della tipologia che le giovani famiglie e il ceto medio cercano. Spesso il dibattito pubblico su questo punto si confronta da principi estremi, tra chi dice che non bisogna costruire nulla di nuovo e chi dice che è solo un tema di mercato e il pubblico non deve mettere paletti. La realtà sta nel mezzo. Case nuove servono, ma non bisogna ripetere gli errori del passato, troppo spesso si è costruito tanto e male per far stare in piedi interventi sproporzionati per la città. Servono invece interventi puntuali e di qualità con il verde, i servizi e i collegamenti ciclabili. Ma la città deve puntare ad accogliere nuove famiglie e cittadini che lavorano, viceversa, tempo quindici anni, avremo più della metà della popolazione che non produce reddito e non fa figli. Chi sosterrà il nostro welfare, i nostri nidi e i servizi pubblici?»

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