Secondi raccolti in dubbio per la siccità a Mantova: «Troppo rischioso seminare di nuovo»

Moltissimi allevatori e agricoltori pensano allo stop, sebbene per i primi diventi un costo enorme alimentare gli animali

MANTOVA. Le poche timide gocce di ieri mattina non hanno fatto che esacerbare gli animi: la pioggia, quella vera, continua, battente e generosa, non la si vede da tempo. Monta la rabbia perché nei campi, adesso, c’è ancora buona parte del primo raccolto di stagione, come il mais. E irrigare, da nord a sud della provincia, se qualcosa non cambierà, sarà presto un miraggio. Le temperature superiori alla media e un vento caldo che secca i suoli fanno il resto. Il risultato è che un inizio estate così non si era mai visto nemmeno nel famigerato 2003, quando le produzioni agricole nazionali furono decimate.

I CONTI

Le perdite di questo 2022? Già si cominciano a fare le prime congetture: nel Mantovano, una ventina di milioni per frumento e orzo secondo la stima di Confagricoltura, duecento milioni secondo la Coldiretti, che allarga i conteggi a tutte le principali colture. I conti, giorno per giorno, devono farli, però, soprattutto gli imprenditori: in queste ore ad alto tasso d’ansia devono decidere se seminare per il secondo raccolto, mettendo sul piatto il rischio di perderlo, i costi crescenti di gasolio e sementi e quotazioni molto buone dei prodotti, o se desistere. Tra loro anche diversi allevatori, che se vi rinunceranno dovranno, poi, sostenere i costi sempre più esosi dell’alimentazione acquistata da terzi.

I SECONDI RACCOLTI

Dalla stima fatta dall’ufficio tecnico di Confagricoltura sui fascicoli Pac, sembra che le intenzioni siano quelle di seminare circa 15mila ettari in tutta la provincia, prevalentemente a mais, soia e sorgo.

I PARERI: MINELLI

A separare l’azienda di Simone Minelli dal Po c’è soltanto la strada che corre lungo l’argine. «Certo che sono preoccupato. Ci abito, attaccato al fiume, e così vuoto non l’ha mai visto. C’è da spaventarsi» racconta Minelli, che alleva 300 vacche per produrre il latte del Parmigiano e coltiva cento ettari a cereali, soia, medica. In questi giorni trebbia il frumento, con una decina di giorni d’anticipo rispetto agli altri anni e una resa inferiore di circa il 20%, e tiene sott’occhio la soia e il granoturco: «Li sto irrigando per fargli finire il ciclo. Senz’acqua non si produce oppure, nel caso del mais, si fa un prodotto inutilizzabile per l’alimentazione delle vacche, perché la pianta va in stress e rischia di sviluppare aflatossine». Minelli non se la sente di seminare ancora. «Mi concentro sui primi raccolti, non mi imbarco in una produzione senza sapere se potrò portarla a termine, col gasolio che costa più del doppio rispetto allo scorso anno e le sementi al 30/40% in più».

I PARERI: GARDINAZZI

Nella sua azienda di Rivarolo, Volmer Gardinazzi era pronto, invece, a seminare la soia. «Ho sempre fatto il secondo raccolto – racconta l’imprenditore – Qui non abbiamo mai avuto particolari problemi con l’acqua, ma con queste difficoltà ho pensato che rinuncerò. Peccato, perché il mercato stava cominciando a darci ragione, ma stiamo vivendo col patema d’animo». Oltre a mais, soia e frumento, Gardinazzi coltiva il pomodoro da industria: l’irrigazione è a goccia, ma di quelle gocce preziose ne servirebbero ancora per un bel po’: «Di solito raccogliamo i primi pomodori attorno al 20 luglio – spiega il produttore – poi tutti gli altri arrivano a scalare. Per il tardivo, di solito irrighiamo quasi tutto agosto».

I PARERI GIBELLI

Sui secondi raccolti, invita alla prudenza Edoardo Gibelli, presidente dei Giovani di Confagricoltura, che nell’azienda di famiglia di Canedole produce cereali: «Le quotazioni invogliano a seminare, e da parte degli allevatori la necessità è alta, visti i prezzi stellari delle materie prime. Il rischio però, è elevato: con costi di produzione triplicati e con questa siccità, non si ha la certezza di portare a termine i raccolti. Agli associati dico, dunque, di seminare consapevolmente».

LE STIME

Per la Coldiretti, la siccità ha tagliato le rese di orzo e frumento – seppure non uniformemente in tutta la provincia – fino a un 30/40% rispetto agli andamenti standard. Considerando tutte le principali colture, l’associazione calcola una perdita superiore ai 200 milioni. Confagricoltura si è soffermata, invece, su orzo e frumento duro e tenero, «dal momento che per quanto riguarda altre colture sarebbe prematuro esprimersi». Il calo complessivo si attesta attorno al 25%, per un danno sui cereali autunnali e invernali di 20 milioni.

IL FUTURO

Che fare? «È necessario che le istituzioni appoggino la richiesta di Coldiretti di adottare un piano per gli invasi e lo stoccaggio di acqua in bacini naturali o artificiali – sprona il presidente di Coldiretti, Paolo Carra – Oltre a prevedere uno stanziamento di risorse per indennizzare le imprese agricole, è necessario agire nel breve periodo per definire le priorità di uso dell’acqua disponibile, dando precedenza al settore agricolo per garantire la disponibilità di cibo».

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