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Una staffetta umanitaria per aiutare l’Ucraina: protagonisti i giovani del Rotaract Mantova

L’anno sociale è stato chiuso con l’acquisto di materiale sanitario per l’ammontare di 5mila euro consegnato grazie a una rete di furgoni

MANTOVA. Dopo cinque mesi il rumore delle bombe s’è fatto lontano lontano, zittito dalle nuove preoccupazioni che assediano l’attualità. Dopo cinque mesi l’onda emotiva si è ritirata nella risacca del caro bollette, della benzina alle stelle e dell’inflazione che si mangia gli stipendi. Le immagini delle città polverizzate, delle madri in lacrime e della gente in fuga non scuotono più. La guerra in Ucraina è scivolata sullo sfondo, ora l’indignazione è solo un riflesso del sentimento che fu, sconcerto e compassione da non dormirci la notte. Eppure la ferocia è sempre a due passi da noi.

«Se ci siamo assuefatti? Sì, ed un po’ spaventoso – ammette Laura Pezzoli, past president del Rotaract Mantova, una squadra di quattordici giovani tra i 18 e i 30 anni – Ma credo sia anche una forma di protezione, per non soccombere all’ansia».

I quattordici del Rotaract, però, non sono rimasti sordi alla sofferenza che ancora riverbera dall’Ucraina. Al contrario, hanno deciso di ribellarsi all’assuefazione e di chiudere l’anno sociale con un service dedicato, coinvolgendo i due club padrini (il Mantova e il Castelli) nell’iniziativa del Distretto Rotary 2050, che ha allestito una staffetta umanitaria verso l’Ucraina. Una rete di furgoni che continua a portare aiuti e sollievo, soprattutto adesso che l’eco della guerra minaccia di spegnersi.

Al di là dell’architettura rotariana, il service dei giovani mantovani si è tradotto nell’acquisto di 5mila euro di bende, pannoloni e pannolini, antibiotici, antidolorifici e altro materiale sanitario prezioso in tempo di guerra. Il carico è stato consegnato nei giorni scorsi dalla colonna di furgoni capitanata da Patrizio Campana del Rotary Club Vittoria Alata di Brescia.

Laura Pezzoli e gli altri soci mantovani non si sono limitati a raccogliere i cinquemila euro (operazione comunque non banale), ma, anche se a distanza, hanno seguito il viaggio del convoglio e si sono calati nel racconto di Campana, recuperando la compassione minacciata dall’abitudine.

«Ormai il bisogno di gente che vada a combattere è tale che si viene arruolati pure per strada – riferisce Laura – tra i tanti, è capitato così anche a un ragazzo uscito per prelevare al bancomat, i poliziotti l’hanno intercettato e gli hanno ordinato di presentarsi l’indomani in caserma. Pare sia stata sviluppata un’app che segnala in tempo reale la presenza di poliziotti per le strade, in modo da evitarli». Un po’ come succede qui in Italia per gli autovelox, solo che in Ucraina non si rischia una multa ma la vita.

E siccome solidarietà chiama solidarietà, in un innesco pacifico e virtuoso, alla spedizione dei medicinali ha fatto seguito anche l’invio in Ucraina di un bancale di farina del Molino Pasini di Cesole di Marcaria per iniziativa di Elena Felis, che siede nel consiglio d’amministrazione ed è socia Rotaract. Anzi, i bancali erano due perché si è accodato pure Patrizio Campana insieme al suo club. Innesco al cubo.

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