Il gruppo Misto prende le distanze dalla maggioranza a Porto Mantovano: «Appoggio esterno»

I tre consiglieri: «Siamo stati inascoltati su collegialità e rapporto con i cittadini. Non possiamo continuare così»

PORTO MANTOVANO. Strappo nella maggioranza portuense. Il gruppo misto (Valentina Tomirotti, Roberto Mari e Vittorio Rescigno) d’ora in poi darà appoggio esterno e non sarà più organico con la maggioranza. Una decisione che segue mesi di striscianti conflitti e di tensioni.

«Viviamo a contatto con i cittadini - spiegano i tre - e ci siamo resi conto da tempo dei limiti nei rapporti dell’amministrazione con la cittadinanza e della mancanza di empatia. Abbiamo più volte cercato di far capire al sindaco Massimo Salvarani ed al Pd, il suo partito che ha la maggioranza in consiglio, che non è più il tempo dell’autocrazia. Dell’essere svincolati da tutto e da tutti. Le scelte vanno condivise e partecipate con i consiglieri, con i cittadini».

Critiche che partono da lontano. A valle delle elezioni del 2019 che danno la maggioranza nuovamente al sindaco uscente. Ma in consiglio i numeri cambiano: su 16, l’opposizione ne ha 6 (4 la Lega Salvini, 1 la civica Vivere Porto, 1 il Movimento 5 Stelle). La maggioranza si regge su 8 consiglieri eletti nella lista del Pd e due della civica Porto Futura. Ma dopo un anno, le tensioni che covano in maggioranza, fanno spaccar eil Pd e nascere il gruppo misto. Che, calcolatrice alla mano, con i suoi tre voti è determinante per reggere le sorti di Salvarani. Se si sommassero alle opposizioni, 9 contro sette, cadrebbe l’amministrazione.

«Noi non vogliamo questo - dicono all’unisono i tre consiglieri -. Il nostro è un atto di chiarezza nei confronti dei cittadini e di chi ci ha votato. Più volte abbiamo sollecitato Pd e Porto Futura a riconsiderare i rapporti con noi e con i cittadini. Purtroppo invano. Non possiamo rimanere organici alla maggioranza».

Molti i punti di frizione che partono da visioni diverse del Comune. «Per noi amministrare ha sempre voluto dire confrontarsi apertamente con i cittadini - dicono i tre -. Il Comune non è un’azienda, deve tenere bene in considerazione il giudizio di chi vive nella città. Ascoltare le critiche, aprirsi al confronto. Noi lo facciamo e siamo diventati quasi referenti dei tanti cittadini che non riescono a dialogare con la giunta». Giunta, dice il gruppo misto, che di fatto decide senza rendere conto a nessuno. Le decisioni non vengono condivise e anche i consiglieri spesso apprendono dai giornali o dai social quello che accade in Comune. Esempi? «Tanti - dicono i tre -. L’ultima sono le benemerenze. Consegnate di venerdì pomeriggio, il primo luglio, all’aperto, con solo con due consiglieri. Un’occasione persa, la manifestazione svilita. Tanto valeva non consegnarle neppure le benemerenze, piuttosto che far passare il messaggio che si fa tanto per fare».

Nell’ultimo consiglio, il gruppo si è astenuto su tre punti, facendo scattare anche un insulto, poi seguito da scuse, dal capogruppo Pd. «Non possiamo continuare così - concludono i tre consiglieri -. Per senso di responsabilità siamo rimasti al nostro posto. Ma adesso lo diciamo chiaramente. Della maggioranza non siamo più parte organica e daremo d’ora in poi appoggio esterno».

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