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Truffata con le criptovalute usando lo schema Ponzi: querela l’amico di famiglia

Prima tanti benefit poi più nulla e il 40enne che le prometteva guadagni mirabolanti attraverso investimenti online sparisce. La 60enne, residente nell’Asolano, va a denunciarlo

Daniela Marchi
1 minuto di lettura

ASOLANO. C’è anche una donna residente nell’Asolano tra le tante vittime di una nuova tipologia di truffa, quella degli investimenti in criptovalute. Rosa, nome di fantasia, 64 anni, si è fidata di un amico di famiglia che considerava come un figlio, il quale le aveva fatto una proposta d’investimento online presentata come molto vantaggiosa.

In realtà, l’interesse era solo suo, del reclutatore, che senza badare a scrupoli, sfruttando amicizie e parentele, stava cercando di crearsi una vasta rete di clienti, attraverso un sistema multilevel che premia chi porta più affiliati all’interno della società che gestisce gli pseudo investimenti. Dopo aver investito oltre ventimila euro dei propri risparmi, senza ricevere i promessi guadagni, e dopo aver coinvolto anche il figlio, la donna si è rivolta all’avvocato Giacomo Marini del foro di Roma, per presentare la querela contro il 40enne di Giulianova, esperto di informatica e docente di matematica. Secondo quanto dichiarato dalla vittima nella denuncia, la donna conosceva il 40enne di Giulianova perché per qualche anno aveva vissuto in quella località. Erano amici di famiglia, tra di loro c’era piena fiducia. Lei gli aveva confidato che qualche anno prima aveva perso del denaro in investimenti sbagliati. È stato in quel momento che lui – insegnante di matematica temporaneamente sospeso dall’insegnamento perché non vaccinato (parliamo del 2021), ha proposto a Rosa di aprire un conto in criptovalute denominato HOO, grazie al quale i benefit maturati in Hyperverse (la società di gestione) sarebbero transitati dapprima in tale conto e poi trasferiti su un’altra applicazione denominata Cripto, per approdare alla fine sul conto bancario originale. Per un certo periodo ai versamenti sono corrisposti i relativi benefit (tramite operazioni complicatissime).

Poi, a un certo punto, si sono interrotti. Rosa ha chiesto spiegazioni all’amico investitore, ma lui tergiversava. Finché i contatti tra i due si sono interrotti. Rosa ha poi scoperto che Hyperverse non ha alcuna licenza per operare in Italia e in altre parti del mondo e la piattaforma digitale è sotto indagine in svariati Paesi. Inoltre, i proprietari Ryan Xu e Sam Lee risultano latitanti dall’inizio del 2021. L’intero meccanismo è una truffa che si basa sul cosiddetto schema di Ponzi. Rosa non è ancora riuscita a recuperare il denaro perduto – alcune migliaia di euro – dall’ex amico. Ora però lui se la dovrà vedere con l’autorità giudiziaria.

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