Aziende mantovane pronte al salto nel biogas: in arrivo le nuove regole

In provincia di Mantova ci sono 59 impianti, in tutta la Lombardia più di 500. Firmato il decreto sul biometano: 1,92 miliardi per raddoppiare la produzione

MANTOVA. «Gli agricoltori sono pronti a investire sul biogas e sul biometano, ma bisogna accelerare sulle regole». Il direttore del Consorzio italiano biogas, Christian Curlisi, parla di un potenziale inespresso (anche a causa dei limiti dimensionali), una riserva di energia da fonti rinnovabili che poteva rivelarsi provvidenziale in tempi di bollette che s’impennano. Purtroppo la normativa è rimasta ferma e soltanto nei giorni scorsi, con la firma del decreto sul biometano, qualcosa si è mosso.

Nonostante i tentennamenti del legislatore, la Lombardia è la prima regione italiana per produzione di biogas con oltre 500 impianti sui 2000 presenti. Quelli di derivazione agricola sono 451 e la Lombardia è prima in Italia anche in questo caso con un terzo di tutti gli impianti di produzione di biogas agricolo presenti nel nostro Paese. La provincia di Mantova si difende bene: ne conta circa 59.

Le aziende che, qualche anno fa, hanno affrontato l’investimento, ora non ottengono grandi risparmi: molti impianti non producono per l’auto-consumo ma per l’immissione in rete. E, soprattutto negli ultimi mesi, l’incentivo erogato è più basso del valore dell’energia. «Se l’impianto è ottimizzato rispetto alle dimensioni dell’azienda, si riesce, ma solo in parte, a calmierare i maggiori costi derivanti dall’energia. Ma, soprattutto, il biogas agricolo è un presidio ambientale, che consente di produrre energia e fertilizzante non chimico ed eliminare gli odori».

La firma del decreto, che dà attuazione a quanto previsto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) per promuovere lo sviluppo del biometano, favorisce la realizzazione di nuovi impianti e la riconversione degli impianti di biogas agricolo esistenti. «Grazie a questa firma – prosegue il direttore – ci aspettiamo che molti impianti siano convertiti a biometano, così da poter fornire gas da fonti rinnovabili anche all’industria, a settori come l’agroalimentare, la carta, l’acciaio o la plastica».

Il piano destina 1,92 miliardi, con l’obiettivo di raddoppiare l’attuale produzione di biometano attraverso la riconversione e l’aumento di potenza di impianti di biogas esistenti, oltre a nuove installazioni. Lo sviluppo del biometano agricolo è strategico anche in un’ottica di economia circolare: nel Pnrr trovano spazio risorse pari a circa 200 milioni di euro per la diffusione di pratiche agro-ecologiche (per esempio, sistemi innovativi di distribuzione del digestato); la realizzazione di poli consortili per produrre fertilizzanti organici; la sostituzione di veicoli agricoli con veicoli alimentati a biometano e, infine, interventi per migliorare l’efficienza degli impianti. «Questa firma – commenta il presidente del Cib (Consorzio italiano biogas), Piero Gattoni – è un risultato importante, che dovrebbe dare nuovo slancio alle iniziative della filiera. Ora attendiamo la pubblicazione del testo per avere un quadro di riferimento chiaro». 

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