In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni
l’attivo al mamu

La Cgil lancia la sfida «Rivogliamo l’Italia fondata sul lavoro» In trecento a Roma

Soffiati detta la linea: «Il governo riparta dalla Costituzione» I segretari: precari in crescita e altre ditte prossime allo stop

Monica Viviani
2 minuti di lettura



Erano in oltre 300 ieri mattina al Mamu e in 300 partiranno sabato prossimo in pullman e in treno per il corteo nazionale di Roma per chiedere «una nuova Italia rifondata sul lavoro». Perché il Paese «che la destra post-fascista si candida a governare» riparta dall’articolo 1 della Costituzione voluto da padri e madri costituenti che «capirono che il lavoro era l’unico pilastro sui cui poteva essere costruita la nuova Italia». Nel giorno dell’avvio del suo congresso, la Cgil di Mantova lancia la sfida a parlamento e governo che verranno, guidata dalle parole del segretario generale Daniele Soffiati, del segretario nazionale Christian Ferrari e da quelle dei segretari Andrea Loddi, Gloria Pavesi, Carlo Falavigna, Enrico Sartorelli, Elena Turchi e Pasquale Andreozzi in rappresentanza di tutte le categorie della Camera del lavoro riunite con delegate e delegati arrivati da tutta la provincia.

Quattro ore di dibattito a tracciare i contorni di un’emergenza che chiede risposte non più rinviabili a quelle azioni prioritarie proposte dal sindacato ben prima che cadesse il governo Draghi «per un’Italia più equa – ha ricordato Soffiati nella sua ricca e articolata relazione introduttiva – con maggiori possibilità di occupazione, in cui i salari e le pensioni possano far fronte all’aumento del costo della vita, in cui siano garantite sicurezza sul lavoro, tutela dei diritti e della dignità di tutte e tutti; in cui si dia seguito a una riforma fiscale che vada incontro ai redditi medio bassi da lavoro dipendente e da pensione, non improntata alla flat tax che premia chi è più ricco».

La fotografia scattata dai segretari che si sono alternati sul palco del Mamu è d’altronde quella di una realtà che rischia di sprofondare in una voragine che nessun bonus riuscirà mai a sanare. Realtà fatta di precariato, di lavoratori che si affacciano alla nuova e crescente domanda di posti nella logistica «con contratti a chiamata, part-time o a ore», di una provincia «dove è in aumento il numero di somministrati» che per primi pagheranno scelte drastiche per far fronte a costi energetici e delle materie prime. Dove se lavori per una cooperativa in appalto non è detto che avrai lo stesso trattamento economico e di diritti del dipendente diretto. Un territorio che oggi vede le aziende più energivore come vetrerie, cartiere, ceramiche, produttrici di filati con «già lavoratori in cassa integrazione piuttosto che in ferie allungate per protrarre gli stop produttivi o orari settimanali ridotti» se non pronte «a spegnere i forni da ottobre, decise a non produrre, svuotare i magazzini e lasciare a casa i dipendenti a fare i conti con una cassa integrazione che erode salari già insufficienti a pagare le bollette» con molte imprese artigiane a loro collegate che hanno già chiuso i battenti. Dove anche l’industria della macellazione risponde con ammortizzatori e riduzioni di orario ai cali produttivi per mancanza di materie prime e allo stop dell’export degli scarti verso i paesi asiatici cassa. Dove in agricoltura il caporalato dilaga anche qui tra Mantova, Ostiglia, Gonzaga, Sermide, Magnacavallo, Volta Mantovana.

Un Paese, un territorio dove a breve «vivremo problemi che potrebbero mettere in difficoltà la tenuta sociale» con «il mondo del lavoro che subirà contraccolpi pensanti» ha avvertito ancora Soffiati nel ricordare una volta di più quelle «cinque azioni prioritarie» indicate dalla Cgil: la tutela e la crescita di salari e pensioni, la legge sulla rappresentanza e il salario minimo «per fare piazza pulita dei 700 contratti pirata che infestano il mondo del lavoro», la fine della precarietà «che penalizza in particolare i giovani e le donne», la riduzione dell’orario di lavoro a parità di stipendio, la sicurezza e la legalità sul lavoro , un nuovo stato sociale e di politiche di sviluppo con un nuovo intervento pubblico «perché è in gioco il futuro industriale del Paese e con esso la quantità e la qualità del lavoro». Insomma davvero una nuova Italia «per la quale bisogna sin d’ora lavorare unirsi e mobilitarsi a partire dalla manifestazione nazionale l’8 in piazza del Popolo a Roma». —

I commenti dei lettori