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Il vino novello: la moda tramonta? Rimane un pubblico di appassionati

Sui Colli mantovani Bertagna continua a produrlo, mentre Cattani ha smesso quest’anno: «Scelta basata su calcoli economici»

Luca Ghirardini
2 minuti di lettura

Fino a qualche anno fa il vino novello era di gran moda e veniva proposto da quasi tutte le aziende vitivinicole. Oggi molti hanno rinunciato a produrlo e le bottiglie proposte dalla grande distribuzione a prezzi stracciati spesso, una volta stappate, offrono risultati deludenti.

Come si spiega questa evoluzione? Luigi Bortolotti, delegato di Mantova dell’Associazione italiana sommelier, sottolinea come il fenomeno del vino novello sia nato sull’onda del successo di una geniale operazione di marketing avviata nella zona francese del Beaujolais, un territorio stretto tra le aree pregiatissime di Borgogna e Rodano alla ricerca di una propria identità. «C’era anche la necessità di smaltire un eccesso di uve - spiega Bortolotti - e si è scelto di lanciare la moda della corsa al primo vino dell’anno, ottenuto con una macerazione carbonica che esalta i profumi fruttati. Praticamente una spremuta di uva». Dalla Francia, la moda ha facilmente attecchito anche in Italia, anticipando di molto l’uscita rispetto alla mezzanotte del terzo giovedì di novembre, codificata per il Beaujolais Nouveau. E praticamente si è prodotto novello con ogni genere di uve rosse, anche se meno vocate rispetto al Gamay del Beaujolais Nouveau.

Anche in provincia di Mantova molti produttori misero in catalogo un vino novello. Ora quasi tutti lo hanno abbandonato. La Cantina Ricchi di Monzambano lo ha fatto già da alcuni anni: «Il mercato era in flessione - afferma Chiara Tuliozi - e abbiamo preferito smettere». La Cattani di Cavriana lo farà da quest’anno. «La nostra è una scelta eminentemente economica - conferma Corrado Cattani, che è anche presidente del Consorzio vini mantovani -. Tutte le cantine dei Colli Mantovani sono abituate a lavorare sulla qualità. Questo significa, per il novello, raccogliere l’uva intera, metterla direttamente in vasca e conservarla alla temperatura controllata di 4 gradi. Questo, anche alla luce della caldissima estate che abbiamo attraversato, avrebbe comportato un massiccio utilizzo di energia elettrica, con relativo incremento dei costi di produzione. A fronte di questo, sugli scaffali della grande distribuzione si trovano prodotti a prezzi stracciati: il mercato è stato completamente screditato, inutile provare a fare concorrenza in questo modo, preferiamo destinare le uve ad altri prodotti».

Chi, invece, continuerà a produrre il novello, anche se con sole tremila bottiglie, è la Bertagna di Cavriana. «Lo abbiamo sempre prodotto - rileva Gianfranco Bertagna - e devo dire che molti nostri clienti lo cercano ancor più rispetto a qualche anno fa. Noi utilizziamo al 100% la macerazione carbonica, usiamo uve Merlot e un po’ di Corvina. C’è chi lo prenota da un anno per l’altro, in genere per metà dicembre abbiamo già tutto esaurito». Per quale motivo molti non lo producono più? «Forse perché nella catena della distribuzione i ristoranti guardano con sospetto un prodotto che viene richiesto magari solo per alcune settimane all’anno».

Già, perché il vino novello, per esprimere il massimo della sua freschezza, va consumato velocemente. «Al massimo entro marzo, poi le fragranze fruttate si spengono» sottolinea Bortolotti, che rileva anche come il vino novello non sia di così semplice abbinamento durante il pasto: «La componente fruttata lo differenzia da altri rossi - afferma il sommelier -, al punto che spesso il novello, anche per via della stagione, è associato a una buona castagnata». Al posto del novello, in fase di abbinamento, il delegato Ais suggerisce di ripiegare sui vini rosati - senza escludere il neonato Prosecco - che stanno ottenendo un meritato riconoscimento dopo essere rimasti a lungo nel limbo.

Bortolotti segnala anche che al posto del novello molti produttori stanno puntando su vini comunque molto giovani ma di maggiore struttura. «È stata una moda, e come tale era inevitabile che tramontasse. Un po’ come quella delle barrique, che anche adesso sono utilizzate, ma con discernimento».

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