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Imprese di pulizia mantovane in difficoltà: non si trova gente da assumere

Stipendi bassi, necessità di spostarsi e orari spezzettati scoraggiano le persone. Ruberti di Sol.Co.: «È necessario che pubblico e privato prevedano dei benefit»

Gloria De Vincenzi
3 minuti di lettura

La caccia al personale è l'emergenza del momento non solo per bar e ristoranti ma anche per le imprese di pulizia, che faticano a reperire persone da assumere. Se le grandi imprese hanno un portafoglio clienti di grandi realtà e garantiscono turni di lavoro full time, sono soprattutto le piccole imprese a trovarsi in difficoltà.

Lavorano in buona parte con il part-time, da 15 a 30 ore settimanali i contratti standard, con sedi di lavoro intermittenti: una o due ore quando gli uffici sono chiusi (il sabato, al mattino dalle 6 alle 8, nella pausa pranzo, alla sera dalle 18 alle 21), qualche scala condominiale, da un lato all'altro della città o nei centri della grande Mantova.

E questa pare essere una complicazione: «Cerchiamo di organizzare i giri ottimizzando gli spostamenti, che sono brevi, ad esempio da Mantova a Porto Mantovano, ma spesso incompatibili con i mezzi pubblici. L'auto è la soluzione più veloce ma questo rende ancora più difficile trovare personale» spiega Simone Martini, titolare dalle Emmecitre di San Giorgio, fondata nel 2007, quindici dipendenti ma con la necessità di assumerne, da subito, almeno altri quattro o cinque.

«Il contratto del comparto è fermo da anni, prevede 13esima e 14esima ma dal punto di vista economico non è molto appetibile – riconosce Martini – Eppure in passato avevo plichi di domande di lavoro, oggi neanche con le agenzie interinali riusciamo a trovare».

Condivide le stesse difficoltà l’impresa Clean & Clean, venti dipendenti, operativa da vent’anni a Porto Mantovano: «Non si era mai verificata la mancanza di personale disponibile – conferma il titolare Massimiliano Binco – lo stesso capita alle altre imprese di servizi. Nell’ultimo anno ho assunto dieci persone ma otto o non si presentavano al lavoro o sono rimaste solo poche settimane. Una volta un contratto a tempo indeterminato era un’opportunità da non rifiutare, oggi non più».

Il personale cercato, se non è esperto, deve imparare un mestiere che non è facile come sembra. Spiega Martini: «Bisogna conoscere bene i detergenti, se si usa quello sbagliato su un marmo o un cotto si fanno danni. E occorre personale affidabile, spesso siamo dai clienti quando non ci sono, ci affidano chiavi e codici dei sistemi di allarme. E poi è necessario conoscere i clienti, le loro abitudini. È un mondo di cose da imparare che richiede un periodo di formazione».

I due anni di pandemia hanno irrobustito il settore (le necessità di disinfezione hanno permesso di incrementare il lavoro ed evitato chiusure aziendali) ma ora l'emergenza è la mancanza di forza lavoro. «È vero che si fatica a trovare anche in questo settore. Le difficoltà sono gli orari, i contratti part-time, la richiesta di essere auto muniti o in possesso di patente» ripete Carla Arigoni dell'agenzia per il lavoro Asten.

Che, però, precisa: «Occorre più elasticità perché a volte vengono richiesti spostamenti onerosi, di decine di chilometri tra una sede di lavoro e un’altra. Quando la richiesta è solo per il capoluogo, è più facile trovare personale. Spesso si tratta di donne, l’auto devono condividerla con altri della famiglia». E anche nel mondo delle pulizie uffici-condomini il mercato offre meno disponibilità perché – spiega Arigoni – «la pandemia ha scardinato del tutto le logiche con cui la gente cerca lavoro. Dopo aver toccato con mano la precarietà, molte preferiscono fare le operaie, lo ritengono un lavoro più sicuro e più remunerativo». Prendere la patente, e ancora di più avere un’auto, per un lavoratore migrante è un lusso che pochi possono permettersi.

Il parterre dei lavoratori disponibili ha volti e caratteristiche del tutto nuove. Il direttore dello sportello lavoro del consorzio Sol.Co, Gianluca Ruberti, vent’anni di esperienza del settore dell'accompagnamento al lavoro, traccia un quadro netto: «Nel percorso di emancipazione avere la patente e un’auto sono aspetti marginali, ci capita di aiutare, attraverso il microcredito, qualche giovane ad accedere alla scuola guida ma gli stipendi bassi il più delle volte non permettono di intraprendere questa strada. Non si è mai visto uno squilibrio così grande tra offerta e domanda: si fatica a trovare ragazzi disoccupati per lavori basici».

Sollecita, Ruberti, un cambio di rotta: «Il problema delle risorse umane richiede di guardare ai working poor con uno sguardo diverso. Oggi non abbiamo lavoratori fragili perché inoccupati, abbiamo lavoratori fragili benché occupati. Con uno stipendio, pur regolare, da 800 euro, non possono pagarsi un affitto, nutrirsi e men che meno prendere la patente. Da parte delle imprese e anche della pubblica amministrazione, serve un investimento che guardi in prospettiva, solo così si può pensare di trovare risposta al problema della ricerca di personale: prevedendo dei benefit». 

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