In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni

Ritornano al lavoro 54 sanitari “no vax”, messi in ferie in attesa della visita medica

Grana economica per l’ospedale: dovrà continuare a pagare chi ha assunto al loro posto con contratti a tempo determinato

Roberto Bo
2 minuti di lettura

A disposizione della direzione sanitaria, ma al momento messi in ferie. Serviranno ancora alcuni giorni – al Poma dicono un paio – per rivedere in corsia gli operatori sanitari “no vax” reintegrati dopo la caduta dell’obbligo vaccinale contro il Covid che il governo Meloni ha anticipato di due mesi rispetto alla scadenza del 31 dicembre 2022.

Nel Mantovano tra medici e personale del comparto (infermieri, amministrativi, fisioterapisti, ecc.) sono 54 coloro non hanno mai voluto mostrare il braccio al collega vaccinatore e che nel giro di qualche ora torneranno al lavoro.

In attesa delle procedure Asst li ha messi in ferie in attesa della convocazione da parte del medico competente che dopo il lungo stop lavorativo dovrà valutare le loro condizioni di salute. Di certo, come più volte sottolineato dal neo ministro della Salute Orazio Schillaci nel momento del reintegro il camice bianco non lo potranno indossare nei reparti a rischio dove ci sono pazienti fragili. Ecco perché in queste ore le direzioni sanitarie degli ospedali stanno valutando i reparti dove inserire i dipendenti no vax.

NESSUN MEDICO OSPEDALIERO

D’obbligo subito una precisazione: tra i no vax non ci sono medici ospedalieri e medici di medicina generale. I camici bianchi che all’inizio avevano manifestato dubbi sul vaccino a un certo punto hanno cambiato idea. I camici bianchi non vaccinati in totale nel Mantovano sono 27 e praticamente tutti libero professionisti.

INFERMIERI E AMMINISTRATIVI

Anche gli operatori sanitari del comparto sono 27 e tra questi anche alcuni infermieri ospedalieri. Per gli amministrativi nessun problema perché nessuno va contatto con i pazienti. Diverso il discorso per gli infermieri. Alcuni ospedali e tra questi anche il Carlo Poma vedrebbero bene il loro reinserimento nei reparti dove c’è carenza di personale, nel rispetto della ratio che ha ispirato il nuovo governo che ha disposto il reintegro anticipato per colmare le tante caselle vuote.

AL PRONTO SOCCORSO?

Ai piani alti del Poma qualcuno vedrebbe di buon occhio la loro collocazione nei pronto soccorso, dove la carenza di personale è cronica. «Difficile da realizzare – dice un operatore sanitario di lungo corso – visto che si potrebbe obiettare che al pronto soccorso arrivano anche pazienti fragili». E allora dove? «Di certo – dicono ancora in Asst – gli infermieri non diventeranno amministrativi e manterranno il loro ruolo sanitario in ambienti non a rischio per loro e per i pazienti».

GLI ELENCHI SPEDITI

Intanto dagli ordini professionali mantovani dei medici e delle professioni infermieristiche fanno sapere che gli elenchi degli operatori sanitari da reintegrare in servizio sono già stati inviati la settimana scorsa. I provvedimenti di reintegro vengono inviati prima agli ordini nazionali e subito dopo alle aziende sanitarie.

PRIMA LE VISITE

L’assenza di lungo periodo impone al datore di lavoro una verifica delle condizioni di salute del dipendente, per questo tutti gli operatori sanitari no vax sospesi e dipendenti delle strutture del servizio sanitario nazionale, una volta ottenuto dagli ordini professionali il reintegro per l'esercizio della professione, devono prima sottoporsi alla visita di sorveglianza sanitaria da parte del medico del lavoro competente.

È il medico del lavoro che può esprimere, sulla base della valutazione del rischio legata a diversi fattori tra cui le condizioni di salute, l'età o il reparto di assegnazione, l'idoneità o meno dell'operatore sanitario a lavorare in un determinato reparto.

Sulla base del giudizio espresso dal medico del lavoro, saranno le direzioni sanitarie a decidere a quale reparto assegnare il dipendente reintegrato

DOPPI CONTRATTI

Per ultimo il capitolo costi: l’Asst di Mantova per rimpiazzare il personale no vax ha stipulato contratti a tempo determinato. «Ora – confessa un dirigente del Poma – con il rientro dei no vax l’ospedale sarà costretto a pagare due figure professionali anziché una».

I commenti dei lettori