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Le primarie dividono: metà Pd tifa per M5S e i civici per Tabacci

Verso le regionali. Nel centro sinistra è sempre stallo sul candidato da contrapporre, alle regionali, ad Attilio Fontana

Aggiornato alle 2 minuti di lettura

Nel centro sinistra è sempre stallo sul candidato da contrapporre, alle regionali, ad Attilio Fontana, esponente del centro destra e governatore uscente, e a Letizia Moratti, scelta dal Terzo Polo. Mentre il 14 novembre la direzione regionale del Pd non ha saputo indicare un nome o una rosa da sottoporre alla coalizione per le eventuali primarie, si affaccia un’altra autocandidatura dem: quella dell’eurodeputato milanese Pierfrancesco Majorino. La sua proposta, che esclude le primarie, punta a coinvolgere i Cinque Stelle in un’operazione politica basata sul programma e questo sembra far presa, tanto che ieri c’è stato un vertice tra lo stesso Majorino, il capogruppo M5S Di Marco o con M5S e Vittorio Agnoletto di Medicina democratica.

Nei dem, però, c’è sempre l’autocandidatura di Pierfrancesco Maran, assessore alla casa del Comune di Milano, che si è dichiarato favorevole alle primarie per scegliere il candidato governatore, passaggio osteggiato, invece, dal resto della coalizione. E si è detto contento che alle primarie voglia partecipare Agnoletto. Insomma, nel centro sinistra si affacciano potenziali candidati quando ancora non è definita la coalizione. E quando a Roma il Pd litiga per il congresso nazionale. Basti pensare che nessuno vuole le primarie, né Sinistra Italiana, né +Europa. E non le vogliono nemmeno Europa verde e Lombardi civici europeisti. Un bel rebus, candidato e coalizioni, che i dem sperano di risolvere domenica prossima con l’assemblea regionale del partito. Intanto c’è anche chi, nel centro sinistra, tenta di coinvolgere ancora il Terzo Polo, proponendogli un candidato di peso in grado di scalzare la Moratti: «Bruno Tabacci, deputato ed ex presidente della Regione Lombardia» ha detto la consigliera regionale di Lombardi civici europeisti, Elisabetta Strada.

Il 15 novembre, intanto, in consiglio regionale arrivano le modifiche alla legge elettorale regionale che affidano al presidente della Regione in carica (e non più al prefetto) la firma dell'atto di indizione delle elezioni. I lavori inizieranno alle 10. Un altro tema che alza la tensione nelle forze politiche lombarde. La seduta si annuncia movimentata, con l'annuncio di ostruzionismo ad oltranza da parte di +Europa, che ha presentato 330 ordini del giorno. La nuova legge stabilisce che il presidente della Regione può indire le elezioni non prima dei trenta giorni precedenti la fine naturale della legislatura e non oltre i sessanta giorni successivi o nella domenica compresa nei sei giorni ulteriori: per la Lombardia quindi il «range temporale» è da intendersi compreso tra domenica 5 febbraio e domenica 7 maggio 2023. È in ogni caso competenza del ministro dell'interno stabilire una data differente da quella indicata dal governatore a fronte di possibili accorpamenti con altre elezioni. Questo fa dire a Fontana che «la polemica è su un fatto che non esiste. Tutte le Regioni dispongono di una legge simile e nessuno ha gridato allo scandalo. Sono convinto che in questo caso deve essere il governo ad intervenire».

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