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Dai volontari di Marmirolo un ponte sull’Anoi e un progetto per le adozioni

Due iniziative dei missionari: il gruppo è attivo in diversi Paesi africani. «Il mal d’Africa lo assorbi senza accorgertene quando ti rendi conto del divario sociale»

Rossella Canadè
1 minuto di lettura

Due importanti progetti per il gruppo volontari missionari di Marmirolo; un unico grande cuore che da molti anni batte anche per le popolazioni più sfortunate dell’Africa, e ha creato solidi ponti di solidarietà. E proprio un ponte vero e proprio è il primo progetto dei volontari marmirolesi, che hanno lavorato alla costruzione di un manufatto sul fiume Anoi, un corso d’acqua che attraversa molte città del Togo.

«Il guado del fiume è difficile e pericoloso, anche perché l’Anoi è soggetto a piene improvvise – spiega Romano Moioli, una delle anime dell’associazione – Parecchie sono state le persone che sono annegate quando l’attraversamento del fiume avveniva su un tronco di baobab. Ora può essere attraversato con tutta tranquillità, permettendo di raggiungere il mercato, la scuola, ed altri centri di aggregazione».

Ma non è tutto: i volontari marmirolesi hanno accettato l’invito delle suore Orsoline di Bergamo a partecipare a un’iniziativa di adozioni a distanza. «Attualmente siamo a quota 200. Il ricavato va tutto a beneficio dei bambini di Kenya, Eritrea, Etiopia e Togo – riferisce ancora Moioli, con parole e cuore – perché adottare un bambino significa far spazio nella nostra vita a qualcuno meno fortunato di noi, aiutandolo nelle necessità quotidiane quali cibo, istruzione e cure».

Tanti di questi bambini i volontari di Marmirolo li hanno conosciuti durante i periodi in cui hanno lavorato in Africa, come la scuola per 400 bambini poveri del Kenya, un’opera da 230mila euro, e il centro di accoglienza per orfani e handicappati in Togo, con presidi sanitari, letti elettrici, sedie a rotelle, deambulatori distribuiti in modo gratuito alle persone che ne hanno bisogno.

«Il mal d’Africa lo assorbi senza accorgertene quando ti rendi conto del divario sociale, della siccità perenne di certe zone, della mancanza di strutture scolastiche e sanitarie, della penuria di cibo, delle difficoltà dei giovani a trovare un’occupazione ancorché sottopagata, quando vedi nugoli di bambini vestiti di stracci a rischio di contrarre malattie endemiche che potrebbero essere debellate con poche decine di euro. Allora ti chiedi perché i figli di una terra così bella debbano faticare tanto per vivere e ti chiedi la ragione di tanta differenza tra il nostro mondo e il loro».

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