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Macelli vs allevatori Cgil: questa battaglia non può ricadere solo sui lavoratori

Il caso quotazione dei suini. Flai e coordinamento Rsu delle industrie di trasformazione. «No agli stop produttivi usando ferie e riduzioni di orario»

Monica Viviani
2 minuti di lettura

«Non possono essere solo i lavoratori a pagare il prezzo della battaglia tra macelli e allevatori». La battaglia è quella raccontata su queste pagine solo pochi giorni fa: le attuali quotazioni del suino pesante per le aziende agricole non coprono i costi mentre per i trasformatori sono troppo alte. E a temere ricadute già dalla prossima settimana sui dipendenti di alcune delle principali industrie di trasformazione è la Flai Cgil, il sindacato che in via Altobelli si occupa dei lavoratori dell’agroindustria, insieme al coordinamento delle Rsu dei macelli mantovani (non solo di carne suina) che raggruppa i rappresentanti Flai dei lavoratori di Ghinzelli, Martelli, Mec Carni, Alcor, Levoni, Inarca. In sostanza alcune dei più grandi macelli di suini «per far fronte al prezzo troppo alto della materia prima hanno comunicato ai dipendenti lo stop della macellazione per due giorni la prossima settimana – spiegano il segretario generale e quello provinciale della Flai, Marco Volta e Ivan Papazzoni – e anche di un giorno in quella successiva utilizzando ferie e ore di permessi Rol (riduzione di orario di lavoro) anche se non ancora maturate». Solo alla Ghinzelli di Viadana «le Rsu sono riuscite a chiudere un buon accordo che prevede nei giorni di fermo l’utilizzo degli addetti nelle cosiddette lavorazioni a freddo» aggiungono i due sindacalisti che chiedono anche agli altri macelli l’apertura di un tavolo di confronto per «proporre la soluzione trovata a Viadana: si tratta di un’ottima operazione che accontenta entrambe le parti e non penalizza i lavoratori. Non è nostra intenzione arrivare a uno scontro e siamo pronti a collaborare per trovare soluzioni efficaci per tutti».

La questione è che l’utilizzo di ferie e riduzioni di orario per tamponare i rincari non è una novità. «Già nei mesi scorsi – raccontano ancora Volta e Papazzoni – con l’esplosione dei prezzi di materie prime ed energia in alcuni macelli era stato chiesto un giorno in meno di macellazione con l’utilizzo di permessi e ferie residue. Alla Ghinzelli già allora le Rsu avevano trovato un accordo con i rientri e le lavorazioni a freddo nei giorni di stop mentre altre aziende non avevano accettato».

Ed è di quel periodo la creazione del Coordinamento delle Rsu dei macelli «che dopo mesi di scambio e lavoro insieme è pronto ad avanzare proposte alle imprese, in un confronto costruttivo per tutti». La situazione sembrava rientrata quando «le cose sono precipitate in questi giorni con la questione delle quotazioni del suino pesante – spiegano ancora i segretari Flai – che ha visto alcune industrie della trasformazione tornare ad optare per il fermo della macellazione alcuni giorni a settimana, a partire dalla prossima, lasciando a casa i dipendenti in ferie o in permesso Rol, in alcuni casi utilizzando persino i giorni e le ore che matureranno il prossimo anno per chi ha già esaurito quelli dell’anno in corso. Per noi è inaccettabile: si tratta di una soluzione che mette in difficoltà i lavoratori, significa inoltre che la battaglia che si è venuta a creare tra ,macelli e allevatori alla fine la pagano solo i lavoratori». Di qui la richiesta dell’apertura di tavoli per trovare altre vie d’uscita al corto circuito delle quotazioni che vede da un lato i produttori di salumi rischiare di uscire dal mercato e dall’altra l’allevamento sempre meno sostenibile.

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