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Anche a Mantova la rabbia dei lavoratori: i 250 euro promessi non sono in busta paga

Il caso del contratto degli autoferrotranvieri: le aziende di trasporto pubblico non pagheranno l’una tantum finché il Governo non versa i ristori Covid. Coinvolti gli autisti Apam e i dipendenti Aster

Igor Cipollina
1 minuto di lettura

Brucia come un sopruso, sulla pelle di lavoratori e sindacalisti, il mancato pagamento dei 250 euro agli assunti inquadrati con il contratto degli autoferrotranvieri. Soldi che Asstra Confindustria (l’associazione datoriale delle aziende di trasporto pubblico) si era impegnata a versare nelle tasche dei dipendenti a novembre, come seconda tranche dell’una tantum contrattuale pattuita in sede di rinnovo.

Tradotta dal sindacalese, ai lavoratori era stata riconosciuta una cifra di 500 euro, come risarcimento dei sette anni trascorsi con il contratto scaduto: metà è stata pagata in primavera, l’altra avrebbe dovuto essere liquidata con lo stipendio di novembre. E invece. A Mantova la vicenda coinvolge i circa 300 autisti di Apam e i 49 dipendenti di Aster, società in house del Comune.

Vero, questa seconda tranche era agganciata ristori Covid per i mancati ricavi del 2021 e dei primi tre mesi del 2022 (lo stato di emergenza si è spento il 31 marzo), che il Governo deve ancora versare nelle casse delle aziende di trasporto pubblico. Però. «Non ci è dato di sapere se le richieste di questi ristori siano state avanzate in tempo utile, oppure in ritardo – osserva il segretario provinciale della Filt Cgil, Enzo Garaboldi – in ogni caso, la presa di posizione di Asstra è inaccettabile. Soprattutto in un momento come quello attuale, con la crisi che picchia, le bollette alle stelle e l’inflazione record. Se la situazione non dovesse sbloccarsi, siamo pronti alla mobilitazione locale».

Pretestuoso o meno, il profilo di Asstra è dissonante anche rispetto alle mosse del Governo per arginare il caro-bollette, come denunciava nei giorni scorsi il segretario generale della Filt, Stefano Malorgio: «Non si può chiedere esclusivamente ai lavoratori di assumersi continue responsabilità, relegando sempre più spesso gli autoferrotranvieri in situazioni di difficoltà economica. La conseguenza è una diffusa disaffezione e un’evidente fuga dal lavoro nel settore, indebolendo un servizio pubblico collettivo che deve essere al centro della transizione green».

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