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Dopo cinquant’anni Cappellini lascia la guida di Confai: «Il futuro è già qui»

Lo storico direttore andrà in pensione alla fine dell’anno. Parla dell’agricoltura di prima, di ora e di quella che sarà

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«Sono cambiate le tecnologie, è migliorata la sicurezza sul lavoro, sono cresciute le rese in campo e anche le imprese agromeccaniche hanno contribuito alla rivoluzione verde, acquisendo un ruolo insostituibile in alcune fasi cruciali delle operazioni in campo. Come potrà essere l’agricoltura fra cinquant’anni non è facile prevederlo, ma di sicuro una costante degli ultimi cinquant’anni è stata la grande passione degli operatori e una sempre maggiore coscienza verso nuove sensibilità ambientali». Cinquant’anni di attività sintetizzati in poche righe, nel messaggio che Sandro Cappellini ha lasciato alla Gazzetta di Mantova prima dell’assemblea di Confai Mantova, l’associazione nella quale ha lavorato per mezzo secolo e della quale è stato per diversi lustri direttore, tanto da averla resa protagonista della crescita del contoterzismo professionale a livello nazionale. «Dopo cinquant’anni di impegno, con il prossimo 31 dicembre lascerò progressivamente gli incarichi provinciali, regionali e nazionali».

Direttore, il boom dell’energia ha colpito anche le imprese agromeccaniche. Ne hanno risentito gli investimenti?

«Il tema è più ampio, perché le imprese agromeccaniche in questi mesi hanno dovuto fronteggiare i forti rincari dell’energia, dal gas all’elettricità, necessaria per far funzionare ad esempio gli essiccatoi per cereali e foraggi, al gasolio agricolo di cui siamo i principali fruitori a livello provinciale con riferimento alle attività agricole meccanizzate, fino ai fertilizzanti e ai mezzi tecnici in generale. Ma a pesare forse ancora di più sono stati gli aumenti dei listini dei trattori e delle macchine agricole, schizzate del 20% in un anno e che cresceranno in egual misura anche nel 2023, con un impatto che prevediamo fortemente negativo. Faccio un esempio: una mietitrebbia costa circa 500mila euro; un aumento dei prezzi del 20% significa 100mila euro, un ulteriore 20% significa arrivare a pagare un mezzo indispensabile per la raccolta oltre 700mila euro. Potremmo in prospettiva rallentare, con conseguenze negative in chiave di sostenibilità».

Potrebbe indicare tre fattori che hanno rivoluzionato il settore dal suo punto di vista negli ultimi cinquant’anni?

«Il primo fattore è la rivoluzione verde nel periodo tra la fine degli anni Sessanta e la prima metà degli anni Ottanta, con la chimica che ha contribuito a fare un salto in avanti in termini di produttività e sicurezza alimentare. I raccolti, in pratica, arrivavano in fondo senza patologie e con rese mai viste precedentemente. Il secondo fattore chiave è stata la rivoluzione della sicurezza sul lavoro, grazie alle nuove frontiere nella costruzione dei trattori e degli attrezzi. Per questo come Confai Mantova siamo contrari alla revisione, perché è una misura che viene contrabbandata come utile per migliorare la sicurezza, quando invece andrebbe razionalizzato il parco macchine. Non ha più senso che ogni azienda agricola abbia più trattori, alcuni obsoleti e altri nuovi, ma sotto-utilizzati. Meglio incentivare il contoterzismo professionale, col vantaggio di avere il giusto numero di mezzi moderni, ridurre le emissioni e fare in modo che tanto le imprese agricole quanto quelle agromeccaniche concentrino gli investimenti dove hanno i maggiori ritorni. Il terzo fattore lo stiamo vedendo ora: l’agricoltura di precisione e l’innovazione digitale, che per i prossimi anni favorirà enormi progressi sul fronte della sostenibilità ambientale, economica, sociale, ma anche del benessere animale, dell’incremento produttivo, della salubrità alimentare e della tracciabilità. Le armi, cioè, necessarie per vincere le sfide della crescita della popolazione a livello mondiale e dei cambiamenti climatici».

Come immagina l’agricoltura fra dieci anni?

«Sempre più connessa e certificata, aperta alle tecnologie di evoluzione assistita e con operatori ancora più specializzati. Dovremo guardare al futuro con fiducia, continuando a promuovere la qualità come unica strada per migliorare la redditività delle imprese agricole e di quelle agromeccaniche».

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