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Il ricordo della politica mantovana: «Maroni è sempre stato vicino ai territori»

Fava: «Era il mio punto di riferimento, mi ha difeso spesso da Salvini». Palazzi: «Era leale e corretto»

Sandro Mortari
Aggiornato alle 2 minuti di lettura

Tanto rimpianto e il riconoscimento di aver avuto a che fare con un grande amministratore, vicino ai territori. I mantovani che dai vertici delle varie istituzioni hanno lavorato con lui, tra il 2013 e il 2018, quando era alla presidenza della Regione, ricordano Roberto Maroni, scomparso il 22 novembre, come un politico di spessore.

«Se ne va l’amico di una vita, il riferimento politico fondamentale nella mia storia personale, mi mancherà molto» sono le prime commosse parole di Gianni Fava, che fu assessore all’agricoltura nella sua giunta. Poi ricorda la militanza nella Lega, sempre al suo fianco: «Ho condiviso con lui tutte le tappe della mia vita politica, dal parlamento del nord all’assessorato regionale» dice Fava.

Che aggiunge: «La nostra conoscenza risale agli anni 90. Maroni è stato quello che mi ha sempre difeso nel conflitto con Salvini. Il quale gli chiese di ritirarmi le deleghe e lui si rifiutò; anzi, rilanciò e mi diede l’incarico di seguire il referendum regionale sull’autonomia, l’appuntamento più importate della legislatura. Il tutto contro il partito di Salvini che non voleva più saperne di me».

«Certo – riconosce Fava – Maroni mi richiamava all’ordine ogni tanto, ma si era abituato a tollerare la mia indole. Era un uomo delle istituzioni e con una grande visione politica, un maestro di relazioni anche a livello internazionale. Come presidente di Regione era una sicurezza, con le parole e le conoscenze giuste e le idee chiare su come agire». Insomma, «un politico di altri tempi, lungimirante e capace di innovare».

(ansa)

Parla di «grande dispiacere e di grande onore per aver lavorato con lui» Paola Bulbarelli, che da Maroni fu nominata commissario del terremoto per Mantova: «Quando mi assegnò quel compito – ricorda l’allora assessore regionale alla casa – mi disse che dovevamo impegnarci per quei territori trascurati e che ci voleva qualcosa di eclatante: fu lui, infatti, a dare il là al progetto del ponte di San Benedetto Po. Ogni giunta era un momento di condivisione; allora mi occupavo di case popolari, tema bollente, ma mi sentivo protetta da Maroni, anche se abbiamo attraversato momenti bui».

Dopo Bulbarelli, Maroni diede l’incarico di commissario per il terremoto ad Anna Lisa Baroni, allora consigliera di Forza Italia e ora passata ad Azione: «Maroni – dice – era un uomo di Stato e una grande persona. Ricordo quando venne a Mantova il 15 novembre 2015 per sottoscrivere un protocollo storico con la Diocesi, preordinato alla collaborazione per la ricostruzione post sisma. Aveva uno sguardo lungo sul futuro ed era un grande civil servant».

L’ex sindaco di Mantova del centro destra, Nicola Sodano, già lo rimpiange: «Maroni era un amministratore molto vicino ai territori – conferma – Quando sono stato sindaco, in una legislatura complicata per tutti i colleghi, ho sempre avuto sostegno, in particolare per il terremoto. Ha supportato le economie dei Comuni, vincolati dal patto di stabilità, con l’allargamento della capacità di spesa della Regione per conto dei Comuni».

PNT PHOTOS Daniele Pontiroli Mantova 

Esprime tutto il suo dolore l’attuale sindaco Mattia Palazzi, che ha lavorato per tre anni con Maroni, «persona leale e corretta». «Sul fronte politico – aggiunge – siamo stati avversari ma sul piano delle istituzioni abbiamo saputo dialogare e collaborare. Nel tempo siamo diventati amici e mi mancherà la sua intelligenza, la sua ironia e il suo ottimismo». Palazzi ricorda i tanti contatti avuti con Maroni anche dopo: «Più volte abbiamo discusso di come costruire iniziative insieme per raccontare il nord, la nostra economia, la solidarietà delle nostre città, le tante esperienze di buona amministrazione».

E c’è anche il cordoglio dei presidenti della Provincia dell’epoca. Dice Alessandro Pastacci: «Ricordo la collaborazione sul terremoto e sulla fase di ricostruzione, in particolare sul finanziamento e sulla progettazione del ponte di San Benedetto e la risoluzione di una serie di problemi per la realizzazione della tangenziale di Guidizzolo. Avevo un ottimo rapporto, con lui c’è sempre stato un dialogo aperto, un confronto indipendentemente dai colori delle amministrazioni per risolvere i problemi e raggiungere l’obiettivo comune di fare le cose. La sua scomparsa è una grave perdita che mi rattrista molto».

«L’ho incontrato un paio di volte a Mantova per il ponte di San Benedetto e con l’ amministrazione – fa eco Beniamino Morselli – l’ho sempre trovato una persona con cui, a livello istituzionale, ci si poteva confrontare. Quando ci siamo rivolti alla Regione abbiamo sempre riscontrato attenzione».

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