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Delitto di via Bonomi, il pm: «Non voleva uccidere». Chiesti 10 anni per l’omicida

L’accusa sposa la teoria del delitto preterintenzionale. Sentenza il 20 dicembre. Confermato il movente del fatto di sangue: la contesa per un telefonino rubato

Giancarlo Oliani
1 minuto di lettura

Dieci anni di reclusione: è la condanna chiesta ieri mattina (6 dicembre) dal pubblico ministero Giulio Tamburini per l’omicidio di Abdul Mobarik Zanre, 21enne ghanese, commesso in via Bonomi la sera dell’11 ottobre 2021, secondo l’accusa, da Othnan Hiani, marocchino di 22 anni. Ai dieci anni per l’omicidio, ritenuto preterintenzionale, e quindi non volontario, si aggiungono altre due richieste di condanna: un anno e quattro mesi per il possesso di 38 grammi di stupefacenti e un anno e altri sei mesi per aver dato false generalità al controllore del treno con il quale, da Villafranca, era arrivato a Mantova e per il furto di un cellulare dal bar Libenter di piazza Broletto. Proprio il furto dello smartphone sarebbe stato il movente della contesa conclusasi con la morte del giovane ghanese.

Ieri mattina, davanti al giudice per le indagini preliminari Arianna Busato è stato ricostruito il delitto con l’importante contributo dell’avvocato difensore dell’omicida, Francesco Ruggenini. La sentenza è stata fissata per il 20 dicembre.

Sono ancora numerosi i dubbi da sciogliere. Cosa ci facevano Abdul Mobarik Zanre e il suo aggressore Othman Hiani quella sera a Mantova? Perché il ventunenne ghanese accoltellato a morte e il presunto omicida si trovavano nella zona dalla stazione? Nessuno dei due protagonisti della tragedia di via Bonomi risulta residente nel Mantovano.

Zanre viveva a Brescia e forse era Mantova per incontrarsi con un amico, il ventiduenne omicida, che era senza fissa dimora aveva domicilio a Verona, dove in passato aveva avuto guai con la legge per la sua condotta violenta.

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