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L’ospedale di Vicomoscano fa ricorso contro gli infermieri

Secondo gli infermieri, l’azienda aveva forzato il servizio di pronta disponibilità, di fatto costringendo i lavoratori a turni esasperanti

Riccardo Negri
Aggiornato alle 1 minuto di lettura
L’ospedale Oglio Po di Vicomoscano  

Proseguirà in secondo grado il contenzioso giudiziario che oppone diciannove infermieri del pronto soccorso dell’ospedale Oglio-Po di Vicomoscano all’Azienda socio-sanitaria di Cremona: il direttore generale Giuseppe Rossi, esaminate e valutate le motivazioni del giudizio di primo grado, ha deciso infatti di impugnare la sentenza. L’azienda ha assegnato l’incarico di rappresentanza legale a uno studio milanese, lo stesso che ha seguito la vicenda dall’inizio. Il costo complessivo dell’incarico si aggirerà sui 39mila euro. I lavoratori (diciannove su venti del reparto, assistiti dal sindacato Fials Confsal) avevano portato Asst Cremona davanti al giudice del lavoro, lamentando sistematiche violazioni del contratto collettivo nazionale.

Secondo gli infermieri, l’azienda aveva forzato il servizio di pronta disponibilità, di fatto costringendo i lavoratori a turni esasperanti: ad esempio chiedendo agli stessi una sorta di reperibilità dal lunedì al sabato, in orari diurni, senza turni di riposo tra quelli ordinari e quelli in pronta disponibilità (che di norma dovrebbero invece limitarsi ai turni notturni e ai giorni festivi). Nel ricorso, si era evidenziato, ad esempio, che alcune mamme infermiere, a causa della pronta disponibilità, di fatto non potevano più portare i figli a scuola. Il tribunale di Cremona, con sentenza dell’ottobre scorso, aveva in buona parte dato ragione ai ricorrenti, dichiarando l’illegittimità della pianificazione della pronta disponibilità, e condannando l’azienda a rifondere ai ricorrenti il contributo unificato da 259 euro, metà delle spese processuali (liquidate in 5.000 euro più Iva e Cpa). Asst Cremona, però, non intende cedere. R.N.

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