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Trasloco liceali in convento, la Rete studenti: presa in giro

«Basta con le succursali sparse in tutta la città». Chiesto un tavolo in Provincia

Aggiornato alle 1 minuto di lettura

«Basta prese in giro: alla scuola servono spazi, non promesse». Così la Rete degli studenti medi di Mantova prende posizione sulle quattro classi del liceo artistico che dovranno finire l’anno nel convento delle suore del Gradaro e chiede alla Provincia l’apertura di un tavolo sui problemi delle scuole.

Le prese in giro sono quelle «che rendono la scuola ogni giorno che passa più invivibile», come la carenza di spazi. «Ciò che doveva essere una risposta ai problemi della scuola, compresa l’uscita definitiva dalla Dad a rotazione utilizzata come soluzione temporanea alla mancanza di aule, si rivela essere una grandissima fonte di disagio per tutte e tutti gli studenti» scrive la Rete in una nota in cui spiega che «la distanza dal centro e dalle fermate principali dei mezzi pubblici rende estremamente difficoltosi gli spostamenti dei pendolari, costretti a chiedere permessi per entrate e uscite che risolvono il problema delle assenze limitate, ma non restituiscono agli studenti le ore di lezione perse».

Il fatto è che «ancora una volta un ente pubblico – aggiungono – è costretto a pagare l’affitto a un privato perché l’edilizia scolastica, in tutta Mantova, è sempre stata messa all’ultimo posto». E intanto gli studenti del Mantegna «stanno per essere sfrattati dalla sede attuale e quella sostitutiva non è ancora pronta, nonostante le ricorrenti assicurazioni che accompagnano i ritardi».

D’altronde «nessuna scuola in città ha spazi adeguati per assemblee e per qualsiasi forma di aggregazione – proseguono gli studenti della Rete – ormai è norma avere succursali sparse per tutta la città e spesso troppo distanti dal plesso principale».

Considerano tutto questo «l’ennesimo affronto che il nostro diritto allo studio subisce» e per questo la Rete degli studenti medi chiede alla Provincia l’apertura di un tavolo «per discutere di politiche giovanili con chi le vive tutti i giorni».

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