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Legno, salari erosi dal carovita: «Ma il settore macina fatturati»

La denuncia contro Federlegno delle Rsu Fillea-Cgil di Panguaneta, Saviola e Frati. Blocco straordinari in vista dello sciopero con manifestazione al salone del mobile

Monica Viviani
Aggiornato alle 2 minuti di lettura

«Il mio stipendio base è sui 1.400 euro, con la maggiorazione turni arrivo a 1.500, sono un secondo livello e mio marito lavora nella stessa azienda, ma con le spese che ci sono adesso per i costi aumentati in maniera sproporzionata, le bollette di luce e gas, la benzina che mi serve perché con i turni a scacchiera faccio quattro viaggi al giorno, non ci stiamo dentro. Se con il rinnovo del contratto non si riesce a portare a casa qualche aumento la vedo grigia: in sempre più ormai devono fare un secondo lavoro per poter arrivare a fine mese e i bonus per i buoni pasto non bastano certo».

Quella di Alessia Pasquali, operaia e Rsu Fillea Cgil alla Panguaneta, è la stessa situazione dei quasi duemila addetti mantovani del comparto legno-arredo in stato di agitazione con blocco di straordinari e ore di flessibilità in vista dello sciopero proclamato da Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil che il 21 aprile li vedrà manifestare davanti al Salone del mobile di Milano contro Federlegno «e non contro le nostre singole aziende» come hanno ribadito in una lettera inviata a tutti i datori di lavoro. Incontriamo Alessia Pasquali e gli altri delegati del settore al coordinamento delle Rsu Fillea del comparto tenuto in Cgil mercoledì dal segretario generale Claudo Pasolini per preparare le assemblee nelle fabbriche iniziate ieri. In sostanza in sede di rinnovo del contratto nazionale, scaduto a fine 2022, «Federlegno ha rigettato, chiedendo di bloccare il contratto per un anno, la nostra piattaforma sulle tutele per i lavoratori – spiega Pasolini – che contempla permessi per la cura dei figli e degli anziani, aumento dell’indennità per le malattie, tutela della maternità, riduzione di orario a parità di salari per andare verso un orario di lavoro più europeo e anche per aumentare l’occupazione. In più ha deciso di non mantener fede a quanto sottoscritto nel vecchio contratto 2016 per la rivalutazione dei salari adeguandoli a quello che è stato l’anno scorso l’aumento dell’inflazione».

Si tratta di un meccanismo che prevede, come spiega Marco Maragna Rsu del gruppo Mauro Saviola, «aumenti in base all’andamento inflattivo depurato dai costi energetici, che negli anni precedenti ha avuto spostamenti minimi, nel 2022 purtroppo il costo della vita è aumentato in modo importante, parliamo del 12% e quindi avrebbe dovuto portarci a un aumento in busta attorno ai 150 euro lordi mensili che sono un po’ di soldi. L’accordo è stato creato insieme alle organizzazioni sindacali in maniera unitaria e Federlegno lo ha rispettato finché aveva convenienza in quanto gli aumenti erano irrisori visto che il costo della vita era basso, ora che l’inflazione è alta non più. Ma noi il costo della vita lo abbiamo pagato mentre le aziende aumentando i prezzi hanno visto crescere i fatturati e non vogliono trasferirli sui lavoratori. Questo per noi è inaccettabile».

Senza contare il fatto che a impoverire le buste paga ci sono anche le settimane a singhiozzo di cassa integrazione che diverse aziende del settore hanno attivato sul territorio per fermare la produzione in attesa dello svuotamento dei magazzini. Come racconta il delegato Luca Cervi «noi alla Frati facciamo una settimana al mese di cassa integrazione, significa perdere circa 150 euro di stipendio al mese e ci sarebbe da parlare anche della contrattazione fissa: pure su quella non vogliono sentirci». Per tutto questo il 21 aprile prevedono una massiccia adesione allo sciopero nazionale di otto ore «perché – conclude Enzo Pascarelli, Rsu alla Composad – oltre all’attacco ai salari questo è anche un attacco alla società: non voler rispettare un contratto che loro stessi hanno siglato con le parti sociali significare denaturare il potere stesso dei contratti, che alla fine utilizzano al bisogno. Aumentando i prezzi le aziende sono riuscite ad avere risultati economici notevoli e vorremmo essere anche noi partecipi di quegli utili che hanno fatto grazie al nostro lavoro».

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