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Il market dei Lorenzini di Marcaria chiude dopo 70 anni

Canicossa di Giuliano e Fausta Lorenzini al loro ultimo giorno di lavoro. La bottega, aperta nel 1954 dai genitori di Giuliano, chiuderà: marito e moglie si godranno la meritata pensione.

Sabrina Pinardi
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La spesa a casa, anche nelle corti più distanti dal paese, il libretto per segnare le spese e pagare a fine mese, i prodotti gourmet, insaccati, e formaggi prelibati, che si trovano difficilmente altrove: servizi impagabili che mancheranno ai clienti del market di Canicossa di Giuliano e Fausta Lorenzini, oggi al loro ultimo giorno di lavoro. La bottega, aperta nel 1954 dai genitori di Giuliano, chiuderà: marito e moglie si godranno la meritata pensione.

«Abbiamo fatto il nostro dovere, e mi sento orgoglioso» dice Giuliano, che l’attività l’ha ereditata dai genitori, Erminio e Caterina. Mamma e papà iniziarono con l’acquisto di un vecchio negozio di generi alimentari, che accanto aveva un bar trattoria. La famiglia gestiva entrambi, con successo. «Era una di quelle vecchie osterie di una volta, che lavorava molto. A pranzo venivano soprattutto gli operai, mentre la sera era frequentata da chi aveva voglia di ritrovarsi per fare due chiacchiere o giocare a carte. Qui sono cresciute generazioni di ragazzi. In casa non c’era la tv, si usciva e si stava in compagnia».

Giuliano è vissuto tra il bar e il negozio e pian piano ha cominciato a lavorare in bottega, al bancone e tra i tavoli. Quando, dopo il militare, c’era da decidere cosa fare dell’attività di famiglia, la scelta è ricaduta sul negozio: «Quando sono morti i nonni, che ci davano una mano in trattoria, e mio fratello, scomparso giovanissimo, abbiamo deciso, anche se con dispiacere, di chiudere il bar trattoria. Abbiamo allargato il negozio, ed eccoci ancora qua».

L’attività è sempre andata bene: intraprendenza e generosità hanno pagato. «Davamo un buon servizio - continua Giuliano - Canicossa è piccola, ma per acquistare i nostri prodotti venivano anche da fuori». Nessuno subentrerà, perché ci sarebbe troppo da investire per sistemare il locale. Dispiaciuti? «Sì, molto, ma prima o poi questo giorno doveva arrivare. E preferiamo chiudere così, in bellezza».

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