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Liliane Bettencourt, la miliardaria che perse il suo impero (e la libertà) per colpa del maggiordomo

Figlia del fondatore di L'Oréal, eccentrica e capricciosa, riuscì a governare un impero che la portò a essere la donna più ricca del mondo. Fino a quando sua figlia decise di iniziare contro di lei una battaglia a colpi di udienze in tribunale. E di scandali in prima pagina
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Liliane Bettencourt è la storia che ogni giallista ha sempre sognato d'inventare. La donna che ogni romanziere avrebbe voluto incontrare, che ogni regista avrebbe voluto inquadrare, che ogni uomo avrebbe voluto conquistare. Liliane Bettencourt, misteriosa, volitiva, capricciosa, simpatica, volubile, un accidenti di donna ma che donna, oltre le truffe, oltre gli inganni. Ricchezza, intrighi, accuse di frode, un presidente che capitola, una figlia che si ribella. E su tutto aleggia, come nei migliori gialli, l'ombra spietata di un maggiordomo.

 

A quindici anni nell'azienda di papà

Ma per raccontare chi è Liliane Bettencourt, nata Schueller nel 1922 a Parigi, bisogna appunto partire dai suoi natali. Figlia unica di Eugène, un giovane chimico, e di una pianista morta quando Liliane aveva solo cinque anni, spezzandole il cuore. La bambina si lega al padre in modo quasi morboso senza mai abbandonarlo un attimo. Padre taciturno ma abile tanto da creare una tintura per capelli, venduta ai parrucchieri parigini che in poco tempo lo portò a fondare la multinazionale della cosmesi, L'Oréal, una delle più grandi aziende del mondo nel settore della bellezza. Padre geniale sì, ma che fu anche il principale sostenitore finanziario della Cagoule, organizzazione di estrema destra all'origine dell'assassinio dei fratelli Rossetti in esilio in Francia. Organizzazione della quale fece parte anche il futuro marito di Liliane, André poi riciclatosi gollista. Nella loro dimora Sarkozy, originario di Neuilly-sur-Seine era di casa. Informazione che tornerà utile per cogliere l'intreccio della storia. Ma torniamo alla piccola Liliane che, oramai sola, a 15 anni entra in azienda come apprendista. È nel 1957 che, alla morte del padre, eredita il pacchetto azionario di maggioranza della L'Oréal, detenuto fino alla morte avvenuta a 94 anni nel 2017. Così a 35 anni, ha il controllo dell'Azienda trasformatasi, nel 1963 in Public Company.

A Parigi con l'amica Maria Callas nel 1970 

La donna dei record

Liliane conduce benissimo i suoi affari e il marito, André Bettencourt, morto nel 2007, non gli è d'impaccio, anzi. Lei ne assume il cognome e gli dà una figlia, Françoise, che cresce sempre al suo fianco, soffocandola di attenzioni, proprio lei che non le sopportava per sé stessa, spaventata che la piccola potesse essere rapita. Il lavoro comunque è sempre al primo posto. L'azienda cresce e s'espande. Viene creata anche la Bettencourt Schueller Foundation che assegna il Liliane Bettencourt Prize for Life Sciences al migliore ricercatore europeo sotto i 45 anni. Una vita invidiabile consumata a Neuilly-sur-Seine, ricco sobborgo parigino. Lavoro, famiglia, vita sociale contingentata e improntata al meglio perché la bellissima imprenditrice ha sempre avuto gusti difficili, pure in terza età. E può permetterselo Liliane che è stata la persona più ricca di Francia, la donna più ricca del mondo, la seconda più ricca d'Europa e la decima più ricca del mondo. Entra nel Guinnes delle donne più potenti del mondo, seconda solo ad Alice Walton. Alla sua morte il patrimonio netto s'attesta sui di 45 miliardi di dollari.

 

Quella figlia "noiosetta"

Tanta fortuna è impossibile che non porti controindicazioni. La vita esige la contropartita. Anche i ricchi piangono è il mantra pacificatore degli indigenti. La mala sorte di Liliane cresce e si alimenta nella sua stessa casa e porta il nome dell'unica figlia, Françoise Bettencourt sposata a Jean-Pierre Meyers, figlio di un rabino ucciso dai nazisti. Meno bella della madre, meno anticonvenzionale ma non meno capace come imprenditrice visto che ha fatto registrare le migliori crescite di vendita degli ultimi decenni. Dalla morte del padre Françoise vede sua madre tentare di superare il dolore grazie a un entourage di amici variegato che va e viene dalla magione alla porte di Parigi. E forse, sulle prime, avrà guardato con sufficienza ma senza allarme al circo composito che allietava le serate non più solitarie della genitrice. D'altro canto lei faceva la sua vita, figli, marito, lavoro, una vita borghese che Liliane non poteva apprezzare. "Noiosetta" infatti chiosava l'affascinante Liliane, un tempo grande amica di Maria Callas, dedita all'Alta Moda e alla vita sociale che mal giudicava il carattere austero e intellettuale della figlia. Ma erano scaramucce, solo avvisaglie della saga di famiglia che occuperà la cronaca dei giornali, per anni.

Liliane Bettencourt con la figlia Françoise nel 2012 

L'Affaire Bettencourt

Questa s'intreccerà con la saga politica e giudiziaria che porta il suo nome, il cosiddetto "Affaire Bettencourt". Una vicenda che a partire dal 2009 e per lungo tempo segnò la cronaca della Francia, che vide coinvolti la figlia, l'amministratore dell'immenso patrimonio, un giovane fotografo, il presidente Sarkozy e, finalmente, il maggiordomo. Madre che si oppone alla figlia, figlia che ormai possiede la terza fortuna di Francia e che vuole la madre ottantanovenne affidata alla tutela dei familiari. La decisione sofferta scaturisce al termine di un'udienza al tribunale di Courbevoie. Liliane viene affidata al maggiore dei nipoti, Jean-Victor Meyers, mentre beni e patrimonio vengono gestiti da Françoise e dai suoi figli, Jean-Victor e Nicolas. La decisione che sconvolge Liliane tanto da farla precipitare nella depressione e nella conseguente malattia fisica, è frutto di una perizia medica secondo la quale Liliane sarebbe affetta da "demenza senile", un lento ma costante processo degenerativo celebrale. Liliane e il collegio di avvocati che la patrocina si batte come un leone, i giornali scavano nella sua vita. La figlia sostiene che la madre si sia fatta raggirare e truffare dal fotografo François-Marie Banier, a riprova i circa 300 milioni di euro in regali ottenuti nel giro di pochi mesi. Inoltre sarebbe stato anche beneficiario di alcune assicurazioni a vita per 384 milioni milioni di euro. Soldi che avrebbe incassato alla morte della ricca imprenditrice se il tutto non fosse stato bloccato dal tribunale di Nanterre. Banier, di professione fotografo, era risultato anche l'unico erede nominato dalla Bettencourt in un testamento sottoscritto nel 2007. Successivamente però la stessa Liliane lo aveva diseredato togliendogli anche il lascito di 1,25 miliardi di euro. Coinvolto nello scandalo pure l'amministratore del patrimonio, finito in carcere a Bordeaux, nobile, una passione per le giacche in tweed e il gioco del golf, una proprietà dove andare a cacciare, accusato di circonvenzione d'incapace. Anche lui parte attiva di quel circolo onnipresente nel palazzetto belle époque dei Bettencourt.

Certo, tutto questo, visto con occhi borghesi, non depone a favore di Liliane anche se un donna che i soldi se li è guadagnati, ha pure il diritto di buttarli come meglio crede. Oltretutto per essere una signora "affetta da demenza senile", architetta da lucidissima la sua frode fiscale e il finanziamento illecito alla campagna elettorale 2007 di Nicolas Sarkozy. In cambio di tanta magnificenza ottiene di non pagare milioni di euro di tasse, soldi conservati in conti bancari esteri. Per essere svanita, chapeau.

Liliane parla, si sfoga, rilascia interviste, prima e dopo aver deposto e poi dissotterrato l'ascia di guerra nel 2010. Dice: "Se mi figlia si occupasse di me, soffocherei". E ancora: "Sono dispiaciuta e offesa del comportamento di mia figlia. Mi domando come dopo tanti anni che ha vissuto accanto a me, possa avere delle reazioni cosi 'modeste'. La invito a occuparsi di sé stessa. La mia vita è la mia vita". Fino a minacciare di lasciare la Francia e rendere così nullo il provvedimento se la figlia fosse stata incaricata di gestire la sua tutela: "Se cosi sarà, me ne andrò. Se sarà mia figlia a prendersi cura di me, mi sentirò soffocare. Se è lei, partirò". L'Express fa notare come la donna non abbia più nemmeno il diritto di comprarsi una baguette senza il consenso della figlia-tutrice.

E pensare che la colpa di tutto è proprio del maggiordomo che, come nelle migliori tradizioni del giallo, a insaputa di tutti avrebbe registrato delle conversazioni avvenute tra la signora e i membri del suo entourage e che avrebbe indotto il giudice a indagare Sarkozy e dunque a fargli perdere la corsa all'Eliseo. Si chiude la storia di Liliane, la miliardaria che perse tutto, anche la libertà, per colpa del maggiordomo.