Guida al tradimento perfetto: uno tsunami emotivo che può anche farci del bene

Che siamo noi a tradire, o le tradite, o le amanti, quando nella coppia si inserisce una terza persona è come se la nostra vita fosse travolta. Ma attraverso la ferita della delusione è possibile anche individuare percorsi di cambiamento, scoprire risorse, arrivare in un nuovo ambito emotivo. Il tradimento quindi come opportunità per scoprirci migliori
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Saremmo tutte narratrici di un qualche tipo di tradimento raccontando le nostre storie. Come protagoniste, come comparse, come “l'altra”. Come spettatrici, a volte.

La parola tradimento ha un forte impatto emotivo, sporca il mito della coppia, evoca una rottura drammatica, un limite da non oltrepassare. Un copione sfruttato, se ci pensiamo, che perpetua il mito della passione che stravolge ogni regola. Nonostante sia denso di colpe, il diritto a tradire è allo stesso tempo sdoganato. Diamo talmente importanza a tutto ciò che è nuovo, ci sembra così deprimente il sentimento stabile da rendere difficile dire qualcosa di intelligente sulla fedeltà. Per parlare invece molto di tradimento – spesso per ridere o per piangere - questa ombra lunga sull'amore, questo spettro che aleggia in un rapporto a volte per sempre sul quale però, a quanto pare, abbiamo idee confuse. Il tradimento vero è quello emotivo, oppure invece no, è il coinvolgimento sessuale o, ancora, quello mentale. L'amore non ammette strappi, invece sì, la scappatella non ha significato. Il tradimento è inganno, no, è libertà. È dannoso, invece è terapeutico.

Anche la scienza ha tentato di approfondirlo, come affare di famiglia o questione individuale. Per capire che si tratta di un'esperienza emotiva complessa in quanto le circostanze, la personalità, la capacità di tollerare e di reagire al dolore, la storia individuale e di coppia, variano notevolmente. Non è possibile semplificare. Il tradimento accade e basta. Amare, esporsi emotivamente, comporta la possibilità di essere traditi.

Così come questa esperienza rompe uno schema, oltraggia una norma, allo stesso modo saperla affrontare dipende dalla possibilità di andare oltre la visione strettamente personale per leggerlo all'interno di un quadro più ampio.

 

Quando a tradire siamo noi

Gli studi indicano che riserviamo attenuanti al nostro tradimento rispetto a quello del partner. Se siamo noi a tradire il partner ci trascurava, siamo state sedotte, è stato solo sesso, ci siamo innamorate, giustificazioni che raramente concediamo all'altro. Simbolicamente il tradimento rappresenta un passaggio, una fuga verso il nuovo, una rivolta verso un assetto che non ci corrisponde. Esprime la necessità di rompere un limite, di andare oltre, di spezzare la continuità, di cambiare regole, di uscire da un progetto. Secondo alcune interpretazioni psicoanalitiche ne abbiamo bisogno per emanciparci da un'immagine che non ci appartiene più, è necessario laddove ci troviamo in una condizione di blocco. In questo senso non ci si riferisce all'infedeltà sessuale piuttosto a un processo di crescita personale, alla possibilità di tradire coraggiosamente convenzioni sociali o aspettative familiari per dare espressione a ciò che siamo davvero. In questi termini venire meno a un patto è necessario per non mancare verso noi stessi, per non tradire la nostra essenza.

Il tradimento nelle nostre relazioni è però utile se capiamo cosa racconta di noi, se siamo in grado di iniziare davvero un viaggio interiore, se ci fa scoprire chi siamo, perché abbiamo cambiato strada. Se attraverso la consapevolezza e la responsabilità, riusciamo a dare significato all'esperienza.

Quando siamo tradite

Ci ritroviamo improvvisamente abbandonate, ingenuamente ingannate. Una devastazione universale. Sentiamo di aver perso potere, dignità, forza. E monta la rabbia, quella sensazione pungente che rischia di ingoiare tutto ciò che di costruttivo possiamo prendere. La reazione è di andare via, in alcuni casi di restituire l'impiccio. A volte invece di restare come vestali nel tempio dell'amore finito.

Non si può banalizzare il dolore, si può però sfoltire questa esperienza dalle chiacchiere spicciole. L'arrivo di un terzo nella coppia è uno tsunami, tocca qualcosa di forte ma pensando ai poteri grandiosi esagerati che attribuiamo a questo ospite sgradito potremmo imparare molto di noi, il modo in cui ci svalutiamo ad esempio. Potremmo sfruttare la nostra attitudine alla ricostruzione interiore, lavorare per non fare di questa esperienza l'alibi per dire "Non mi fiderò mai più di nessuno", perché così poi inganneremmo noi stesse, spolpando la nostra esistenza di esigenze, desideri e opportunità. Dovremmo impegnarci per non fare della fiducia un concetto normativo, riferito alle cose che ci aspettiamo dall'altro perché sono giuste così, e sentire invece bene cosa è per noi intollerabile oppure affrontabile o perdonabile. Potremmo scoprire novità personali, ad esempio come ci siamo riempite dell'altro invece di attingere da noi stesse. Spesso questa rottura permette di andare oltre, di riscattarci.

 

Quando noi siamo l'altra

È una posizione comoda per certi versi, stiamo condividendo un rapporto con una persona che si è alleata con noi alle spalle di un'altra, questo ci fa sentire al sicuro, legittima il legame. In realtà stiamo partecipando a una relazione affollata pensando di essere le uniche, le regine del triangolo emozionale. Facilmente diventa un ambito idealizzato, mitologico soprattutto se il rapporto dura nel tempo. Anche promiscuo, quando il nostro amante non riesce a gestire bene i confini e ci coinvolge nell'altra coppia facendo passare informazioni – o fantasie – di quello che accade di là. E noi facilmente ci lasciamo coinvolgere perché questa cosa ci dà potere; mettiamo bocca, siamo fuori dall'altra coppia ma così stiamo dentro, ce ne appropriamo, sognandoci così importanti da riuscire a scalzare via il terzo incomodo. Anche se non è chiaro chi è davvero l'ospite in questo gioco a tre dimensioni. Non è facile capire dove sta quella barriera emotiva relazionale che segna la coppia vera, se l'extra è l'altra oppure siamo noi. Questa ambiguità affettiva ci dà un gran daffare a livello emotivo, ci lascia insoddisfatte e sole ma anche più libere, deresponsabilizzate, con tanto tempo a disposizione. Ad esempio per riflettere se vorremmo veramente accanto a noi questa persona, se fosse libera, la sera quando ci addormentiamo.

Attraversare il tradimento

Forse dovremmo prepararci alle storie sentimentali con un kit di aspettative realistiche, pensando che il rapporto più profondo non è libero dall'ambivalenza, che la persona più bella di questo mondo può rivelarsi incapace di rispondere a tutte le nostre aspettative. Che non sarà sempre disponibile e sincero. Che qualche volta ci ferirà. Che non sarà in grado di superare le correnti gravitazionali per non farci invecchiare. Avremmo bisogno di costruire relazioni mettendoci dentro la possibilità che noi o l'altro possiamo allontanarci, tradire, prendere un'altra strada perché non è possibile rimanere sempre uguali e controllare tutto.

Tutto questo non per regalare all'altro un pass per farci del male ma per saper maneggiare le delusioni, farne qualcosa di costruttivo. Attraverso la ferita della delusione, sembra strano, è possibile individuare percorsi di cambiamento, scoprire risorse, arrivare in un nuovo ambito emotivo, anche rimanendo con la stessa persona.