Brunello Cucinelli: ''La mia umana sostenibilità al servizio del Creato''

L'imprenditore umbro illustra la sua visione imprenditoriale all’insegna del rispetto reciproco e della dignità umana, in un racconto che è il suo contributo a "Onlife Fashion - 10 regole per un mondo senza regole", saggio che illustra lo stato dell'arte del mondo della moda e le evoluzioni che ha subìto tra digitalizzazione e pandemia
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"Rimanere 'tradizionali' in un momento storico come questo significa rischiare l'estinzione": parola di Philip Kotler, definito dal Financial Timesil nuovo guru del management”, considerato uno dei maggiori esperti mondiali di strategie di marketing e autore di numerosi saggi sul tema. Ultimo in ordine di tempo, Onlife Fashion - 10 regole per un mondo senza regole, scritto con Riccardo Pozzoli e Giuseppe Stigilano. Il volume, edito da Hoepli, si rivolge soprattutto agli operatori del settore della moda: professionisti, imprenditori, consulenti, studenti.

La copertina di Onlife Fashion 

L'intento infatti è offrire un quadro generale dello stato dell'arte del mondo del fashion e delle evoluzioni che ha subìto tra digitalizzazione e pandemia, in modo da permettere ai vari attori di questo mondo di governare al meglio le future evoluzioni. Come dice il filosofo italiano Luciano Floridi nella prefazione, la moda è il settore precursore del cambiamento dell'economia e della cultura di un Paese perché: "più di altri è sensibile a recepirlo, anche se è spesso portata a interpretarlo se non anche a ispirarlo". Accanto alle analisi e alle regole suggerite da Onlife Fashion, offrono il loro punto di vista anche alcuni Ceo di marchi prestigiosi, da Stella McCartney a Yves Saint Laurent, da Dolce&Gabbana a Brunello Cucinelli. E proprio dal contributo di Brunello Cucinelli, Presidente esecutivo e Direttore creativo dell'azienda che porta il suo nome, pubblichiamo un estratto.

 

 

"L’armonia tra profitto e dono" testo di Brunello Cucinelli

Io sono cresciuto in campagna, in una casa dove non c’erano luce e acqua, si lavorava la terra e si stava con gli animali. Mi ricordo che mio nonno regalava il primo sacco di grano alla comunità: si ricercava un equilibrio tra profitto e dono. Questo concetto di equilibrio che mi è stato trasmesso nei primi 15 anni di vita ha guidato ogni mia scelta. Quando siamo venuti a vivere in città mio padre ha iniziato a lavorare in fabbrica. Veniva umiliato e così decisi che avrei condotto una vita all’insegna del rispetto reciproco e della dignità umana. A 24 anni mi sono imbattuto in un libro di Theodore Levitt e ho cominciato a ragionare su economia e globalizzazione, maturando l’idea di produrre qualcosa di veramente speciale. La scelta è poi ricaduta sul cachemire perché volevo qualcosa di qualità e che si potesse tramandare. Senza dimenticare il profitto, ho custodito sempre il rispetto per ogni essere umano e per il Creato: per questo ho mantenuto la rotta con un costante riferimento ai valori dell’armonia, della umana sostenibilità e su un’idea etica di capitalismo umanistico. 

 

BEN OLTRE LA SOSTENIBILITA': IL CAPITALISMO UMANISTICO

Preferisco parlare di “umana sostenibilità” perché trovo insufficiente il concetto di sostenibilità. A Solomeo da sempre ricerchiamo un profitto garbato, in armonia con la dignità umana, per questo ci impegniamo a realizzare manufatti di alta artigianalità che non rechino danni al Creato, o lo facciano il meno possibile. Io e la mia famiglia in campagna vivevamo in armonia con tutto: tagliavamo un albero per scaldarci e facevamo la montagnetta di terra e muschio per permettere che ricrescesse. Troppo spesso noi “padri” abbiamo trasmesso ai nostri figli l’obbligo di aver paura del futuro e invece abbiamo bisogno di speranza. Ho trovato molto interessante che l’imperatore giapponese Naruhito abbia scelto come nome per la sua era i termini “speranza” e “armonia”. Il mio sogno è di una custodia condivisa della bellezza, dove tutti si sentano responsabili di una parte del Creato che ci ospita, anche piccola. Kant dice: “Agisci considerando l’umanità, sia per te stesso che per gli altri, non solo come semplice mezzo ma sempre anche come nobile fine”. Trovo molto affascinante il pensiero del grande olandese Bernard de Mandeville, che nel XVII secolo affermava: “Non esiste amore che non implichi la cura di conservare la cosa amata”. Quando noi ci prendiamo cura tanto della natura quanto dei nostri collaboratori, ci aspettiamo che facciano altrettanto tutti i nostri partner.

 

L'ARTE DELLA RIGENERAZIONE

Dalle nostre madri abbiamo appreso che il dono della riparazione è il segno del valore delle cose. John Ruskin diceva che dobbiamo accettare la fine degli oggetti che utilizziamo, ma impegnandoci a prendercene cura per prolungarne l’esistenza: per questo un intero settore dell’azienda lo dedichiamo all’arte della riparazione e della rigenerazione dei capi. Credo che nel futuro si produrrà in maniera sempre più rispettosa e garbata e che torneremo a governare il mondo con scienza e anima perché l’una non può fare a meno dell’altra.

 

@ DIRITTI RISERVATI Estratto dal testo a firma di Brunello Cucinelli nel libro "Onlife Fashion - 10 regole per un mondo senza regole", Hoepli, 19,90 euro