giornata della terra

Come si smaltiscono i cosmetici?

Tra polveri e creme, flaconi e tubetti, non è sempre facile capire dove gettare i prodotti di bellezza: in occasione della Giornata della Terra vogliamo sottolineare l’importanza del corretto smaltimento con una mini-guida ai rifiuti cosmetici

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Un ombretto vecchio, un mascara ormai secco, una crema che si è liquefatta. A volte capita che alcuni prodotti di cui non facciamo un uso frequente vengano abbandonati nella “trousse dei cosmetici dimenticati”, e che a un certo punto diventino inutilizzabili. Quando arriva il momento di fare pulizia sorge spontaneo chiedersi: dove li butto? Tra polveri e creme, flaconi e tubetti, non è sempre facile capire dove gettare cosa: in occasione della Giornata della Terra vogliamo sottolineare l’importanza del corretto smaltimento con una mini-guida ai rifiuti cosmetici.

I prodotti

Che sia in crema o in polvere, in gel o liquido, nessun prodotto di bellezza deve essere scaricato nel lavandino. I cosmetici contengono infatti molti ingredienti di origine sintetica e diversi derivati del petrolio, che non si devono disperdere nell’ambiente. Non possono finire nello scarico nemmeno i prodotti che si forgiano dell’etichetta “ecobio”, “vegetale” o “biologico” perché nella maggior parte dei casi non si tratta di ingredienti al 100% naturali. Inoltre, come ci ha spiegato la divulgatrice scientifica Beatrice Mautino, anche i prodotti completamente vegetali non vanno dispersi nell’ambiente: “naturale” o “biodegradabile” non significa che non abbia alcun impatto.  

 

 

Ogni municipio italiano ha le sue regole per quanto riguarda la raccolta differenziata, pertanto occorre controllare le norme previste sul territorio. Alcuni prodotti particolarmente aggressivi, come smalti, solventi e tinte per capelli, potrebbero necessitare lo smaltimento tra i rifiuti speciali (specialmente se in grandi quantità, cosa che ben sanno parrucchieri e centri estetici). In alcuni municipi anche il comune trucco va smaltito come rifiuto speciale, al pari dei medicinali. Informatevi presso gli enti di raccolta del vostro comune. In linea di massima, i trucchi e i prodotti cosmetici non possono essere riciclati, vanno perciò destinati al cestino della raccolta indifferenziata. È bene raccogliere in un contenitore i residui di prodotto che si vogliono gettare, sigillarlo – un barattolo con coperchio andrà benissimo – e quindi buttarlo.

 

Smaltire il packaging: impariamo a leggere i simboli

Anche per quanto riguarda lo smaltimento del contenitore cosmetico occorre attenersi alla regolamentazione del proprio municipio, ma possiamo tracciare delle linee guida generiche. Non sempre è facile capire di cosa è fatto un flacone o un contenitore per trucco, e spesso si tratta di prodotti multi-materiale, cosa che aumenta ulteriormente i dubbi. La maggior parte dei contenitori cosmetici è comunque in plastica, ma ne esistono talmente tanti tipi, in base ai polimeri che la compongono, che occorre sempre verificare le diciture del packaging stesso.

 

Ci sono infatti dei piccoli simboli che indicano la destinazione del flacone finito. I più comuni sono quello dell’omino che getta qualcosa in un secchio, che indica l’impossibilità di riciclare l’oggetto, per cui la destinazione è l’indifferenziata. C’è poi il cosiddetto “nastro di Moebius”, ovvero le tre frecce verdi che si inseguono e indicano un packaging riciclabile o riciclato, e generalmente segnala che il materiale è carta o cartone. Un simbolo molto simile, costituito da tre frecce più sottili che si inseguono formando un triangolo, ed è quello che indica la plastica riciclabile o riciclata. All’interno di esso noterete un numero, che, se va da 1 a 6, indica con un tipo di materiale plastico (Pet, PVC, Polietilene, etc) che può essere riciclato, e quindi quel packaging si può destinare alla raccolta della plastica. Se invece ci dovesse essere il numero 7, significherebbe che quel tipo di plastica non è riciclabile, e andrebbe quindi conferita nell’indifferenziata.

 

Un simbolo che può essere fuorviante è il “punto verdeGruner Punkt”, ovvero due frecce intrecciate come una sorta di Tao, che spesso vengono confuse con il logo della riciclabilità: in realtà indicano che l’azienda aderisce a un sistema di riciclo dei rifiuti, cioè indica l’ente che si occupa della raccolta e dello smaltimento di quell’imballaggio. L’ente detentore del marchio è PRO Europe, ma l’Italia non ha sottoscritto con esso alcun accordo (nel nostro paese è il CONAI a stabilire gli obiettivi di recupero e riciclo degli imballaggi).

Un aspetto che rende lo smistamento dei packaging cosmetici particolarmente problematico è che spesso sono composti di diverse parti - specchietti, pennelli, tappi, parti in spugna, schiuma espansa e così via. È importante dividere tutte le componenti e assegnarle alla giusta destinazione, ed eliminare eventuali residui di prodotto aiutandosi con una salvietta o un cotton fioc.

 

Soluzioni e buone pratiche

Il tema del packaging è uno dei più sentiti sul fronte ambientalista. Ridurre le confezioni dei prodotti (non solo cosmetici) è un obiettivo che molti consumatori si pongono e che molte aziende si stanno prefissando per limitare il loro impatto ambientale, venendo incontro ai desideri di un mercato sempre più attento alla sostenibilità. Occorre quindi trovare delle soluzioni.

Una di queste è l’eliminazione totale dell’imballaggio, ma un minore uso di confezioni richiede di ripensare alle consistenze e alla formulazione dei prodotti, ed è per questo che diversi brand stanno puntando sui prodotti solidi, che non richiedono flaconi o tubetti per essere conservati. Pioniera in questo settore è Lush, che da tempo propone saponi, shampoo, scrub, balsami, detergenti ‘nudi’ ovvero senza confezioni e specialmente senza packaging di plastica, materiale che diventa un vero e proprio flagello per gli ecosistemi marini se non adeguatamente smaltito.

 

Altra soluzione è usare plastica riciclata e riciclabile, come fa Aveda, che da tempo è impegnata nella ricerca di packaging a basso impatto ambientale. L’azienda non si limita a usare plastica da riciclo, ma investe nella ricerca di materiali, per offrire un’esperienza di utilizzo comoda (ad esempio, flaconi che si possono spremere con una mano) e pratica. Anche i colori impiegati per la pigmentazione dei flaconi sono pensati per ridurre l’impronta degli stessi una volta immessi nel circuito di smistamento. Al momento l’azienda dichiara di impiegare il 100% di plastica PET proveniente da riciclo in almeno l’85% dei propri packaging.

Ancora, c’è la strada intrapresa da Oway, azienda di agrocosmesi (oltre a produrre prodotti beauty, ne coltiva gli ingredienti in una tenuta agricola) che ha scelto di impiegare solo vetro per i loro flaconi e alluminio per i tubetti, perché mentre la plastica Pet è riciclabile solo una o due volte, questi materiali si possono riutilizzare all’infinito. Gli involucri in vetro e alluminio garantiscono un’ottima conservazione e non richiedono astucci e confezioni extra, e ciliegina sulla torta, sono anche esteticamente di appeal. Quando necessario, alcuni prodotti vengono messi in cofanetti di betulla o carta recuperata da scarti agricoli, mentre le etichette sono in carta proveniente da foreste sostenibili – dettaglio che, spiega l’azienda, permette di gettare il flacone nella campana del vetro senza dover rimuovere l’etichetta. I tappi in metallo consentono di riutilizzare il contenitore sigillandolo perfettamente, e possono essere smaltiti attraverso la raccolta differenziata.

Infine, alcuni marchi del mondo beauty si stanno attrezzando per garantire un servizio di refill, ovvero di ricarica del prodotto senza bisogno di acquistare una nuova confezione, flacone o cofanetto. Lo fanno Lush e MAC Cosmetics, mentre Lancôme offre il servizio di ricarica del suo profumo Idôle. Anche L’Occitane propone l’ombretto che si può staccare dalla custodia per inserire una nuova ricarica, mentre Thierry Mugler punta sul profumo “alla spina”. Ancora, P&G Beauty Europa ha lanciato la bottiglia “Good Refill”, che si può ricaricare di shampoo Pantene, Head&Shoulders, Herbal Essence. Infine, Wycon Cosmetics permette di acquistare il refill degli ombretti, così come Diego dalla Palma.

 

Project Pan, ovvero l'impegno a finire i trucchi

Se non riusciamo a finire i trucchi e creme fino al punto da avere il flacone o il cofanetto vuoto, forse è perché ne compriamo troppi, o li compriamo senza pensare veramente a cosa ci serve. Come accade con i vestiti, ci lasciamo irretire dall'appagamento del consumismo e riempiamo le trousse di prodotti che, in molti casi, non useremo fino alla fine. È proprio per questo che alcune giovani donne, specialmente della generazione Z, sempre più attenta a cosa e come consuma, stanno portando avanti il cosiddetto “project pan”, una sorta di sfida social - ma non solo - che mira a usare fino alla fine i prodotti di make-up e mostrare ai propri followers il fatidico “fondo” (pan) della palette.


Le “panners” prendono pubblicamente l’impegno di non sprecare e di trovare modi creativi di riutilizzare anche quei cosmetici che per qualche ragione non apprezzano, magari trasformando in ombretto un blush della tonalità sbagliata, o mescolandolo a un'altra polvere per ottenere una nuova nuance. Attraverso racconti via Instagram, Tik Tok, Youtube, queste ragazze condividono il loro percorso verso l’obiettivo finale, raccontando i vari usi fatti dei cosmetici e la grande soddisfazione di arrivare a vedere il fondo della loro confezione. Un modo leggero, divertente, challenging di impegnarsi a non sprecare in un’ottica beauty.