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Puccimania: così tornano le fantasie di Emilio Pucci, lo stilista che ha imprigionato le sfumature della natura

Amati da Marilyn Monroe e Lauren Bacall, Paloma Picasso e Rose Kennedy, fino a Madonna e Linda Evangelista, gli abiti del designer napoletano (ma fiorentino d'adozione) tornano a essere veri oggetti del desiderio. Ripercorriamo la storia affascinante del marchese che inventò capi gioiosi da stringere in un pugno

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"C’era una volta una ragazza bionda, molto bella. Un giorno mentre passeggia a New York vede, nella vetrina di un negozio, un vestito fantasia nei toni del verde. Le sembra bello. Entra, lo prova. Però il reggipetto a punta che indossa e la guêpière con le stecche la segnano troppo. Decide di toglierli. Esce con quell'abito di jersey di seta che non si appiccica al corpo, ma le accarezza le forme. Un signore che passava di lì la nota. Se ne invaghisce. La segue. La ferma. Colpo di fulmine. I due si innamorano. Lei si chiamava Marilyn Monroe, lui Arthur Miller. L'abito era una mia creazione. Poi l'attrice morì e chiese di venir sepolta con quel vestito". Emilio Pucci sorrideva divertito quando raccontava questo aneddoto. Forse perché gli ricordava il successo pazzo dei suoi primi abiti che adesso stanno nuovamente tornando di moda.

 

Il marchese Emilio Pucci alla "Canzone del Mare" a Capri nel 1952 

Il Palazzo del marchese

Il marchese Pucci abitava a Firenze, in via dei Pucci, a Palazzo Pucci: una specie di castello disneyano dove l'armonia dei colori dominava su ogni cosa. Dalle sedie ai tappeti, dai tendaggi alle lampade, fino ai vestiti. Persino lui in uno dei rari incontri con i giornalisti, a 75 anni, elegantemente appoggiato al bastone, indossava un abito colorato in tessuto "solaro" tendente al rosa, da cui spiccava la cravatta sfumata nei toni confetto e ciclamino. Chiunque altro, vestito così sarebbe sembrato una riedizione forzata di Mal dei Primitives. Lui no, era molto chic. E la popolarità che oggi ha inaspettamente ri-baciato la sua griffe, l’avrebbe reso felice come non mai. La Puccimania sta dilagando a macchia d'olio, proprio come negli Anni Sessanta. Quando i grandi magazzini americani, e non solo quelli, vendevano a carrettate i pantacollant in Lycra arcobaleno del sarto fiorentino. Paloma Picasso e Madonna (solo per citare un paio di fan) comprano le sue bluse variopinte a chili. Riviste come Vogue, Time, Elle, The New York Times, Harper's Bazaar, dedicavano pagine e pagine al marchese couturier. Tutto questo senza che lui muovesse un dito.

Il marchese Emilio Pucci accanto a una modella che indossa una sua creazione della collezione "Sicilian" (1955) 

Accadde per caso

Come mai? "La storiella romanzata di Marilyn Monroe", confidava Pucci, "dimostra che una donna sceglie un capo senza curarsi della firma, unicamente perché la fa sentire bella e comoda. La praticità di potersi muovere agevolmente non è cosa da poco. Infine, la magia dei colori abbinati ad hoc". Pucci non ha mai smesso di produrre un certo tipo d'abito, solo che le donne se l'erano dimenticato. Tanti anni fa il couturier inventò un modo di vestire rivoluzionario: fresco ed elegante, adatto a una vita dinamica e sportiva. "Accadde per caso: nel '48 a Saint Moritz", confidò, "indossavo un completo da sci elasticizzato di mia invenzione. Alla fotografa americana Toni Frissel piacque molto e mi convinse a disegnare una piccola collezione da pubblicare su Harper's Bazaar. L'anno dopo a Capri disegnai alcuni abiti per un'amica".

Pucci aveva importato dalla Cina il filo di seta, sottile come un capello, che prima della guerra veniva usato per confezionare le calze da donna: con quello creò il famoso jersey di seta elastico e antipiega. E tutte le donne persero la testa per quei vestitini che pesavano 90 grammi e sprizzavano gioia da ogni fibra. Fu un enorme successo. Attrici, cantanti, signore del jet set, nobili e meno nobili abbracciarono lo stile Pucci. Lauren Bacall in testa: si racconta che avesse un'immensa collezione di abiti firmati Pucci. Ma queste cose il marchese, da vero signore qual era, non le diceva. Non gli piaceva farsi bello con i nomi delle sue clienti. Non stava nemmeno a pubblicizzare il fatto che Rose Kennedy, la matriarca del clan, si era rivolta a lui per rinnovare il guardaroba.

La magia dei colori

Lo entusiasmava invece parlare di come aveva scoperto la magia dell’arcobaleno: "All'inizio realizzavo capi tinta unita, poi quando cercai di accostare le varie tonalità notai che stavano tutte male. Il motivo lo capii dopo: erano colori finti, mentre invece in un mazzo di fiori non c'era una tinta che stonasse. Cominciai a fotografare le migliaia di sfumature presenti in natura: il mare di Capri a diverse profondità, i verdi dei prati...". È così che nasce uno stile inconfondibile fatto di tavolozze con più di 50 nuance perfettamente in armonia: il verde mandorla, il rosa Emilio, il blu Capri dei capi ispirati alla tradizione mediterranea, alle campagne toscane e alle fantasie del Palio di Siena. L'allegria di questi vestiti sembra sia difficile da dimenticare: "Perché tante donne conservano i vecchi Pucci? Quei colori, quelle forme, ricordano loro i momenti felici e non se ne vogliono separare; al massimo li regalano alle figlie". Vero. Da quando si è riaperta la caccia ai Pucci d'epoca, le ragazze-bene stanno saccheggiando i guardaroba delle mamme che hanno conservato borsette, bluse, pigiama palazzo e minigonne d’antan.


Un completo Pucci indossato da Linda Evangelista, fotografato da Irving Penn per Vogue America nel maggio del 1990 segna il primo dei grandi revival della "puccification" che ciclicamente ricompare (un altro momento clou è del 2014 quando i lavori di restauro del Battistero di Firenze furono rivestiti da duemila metri di teloni con le fantasie stampate del marchese tratte dal suo archivio pescando fra le fantasie dei foulard nei toni mediterranei).

Origini blasonate

Lo stilista che ha anche disegnato le uniformi per le hostess della Braniff, penne stilografiche per la Parker, vasi e oggetti per Rosenthal, biancheria intima, per la casa e mobili discende da una famiglia imparentata con i Medici e Caterina di Russia. Sua  moglie Cristina, di circa vent'anni più giovane di lui, seguiva la produzione di vino delle aziende agricole di famiglia. "Si dice, ma non so quanto sia vero, che Leonardo da Vinci, il quale aveva tante volte ritratto i miei avi, venisse pagato con bottiglie di vino. C'è pure una vecchia storia: un mio antenato si era nascosto a casa di Monna Lisa e stava bevendo allegramente con Leonardo il vino Pucci, quando uno dei suoi nemici, un Medici, lo scoprì e finì piuttosto male".

Una vita coraggiosa

Emilio Pucci di Barsento, morto a 78 anni, era nato a Napoli il 20 novembre del 1914, ma la sua vita e i suoi successi professionali e politici (è stato parlamentare e consigliere comunale per diversi anni) sono legati a Firenze - che adorava girare in bicicletta - tanto da essere considerato dalla gente un fiorentino a tutti gli effetti. Avviato da giovane agli studi per la carriera diplomatica, si trovò coinvolto nel secondo conflitto mondiale. Entrò in Aeronautica come pilota di aerosiluranti. È noto il suo intervento per salvare Edda Ciano e i suoi  figli. Per loro rischiò la vita organizzandone l'espatrio clandestino in Svizzera. E pagò caro il suo coraggio. La Gestapo lo scoprì, lo arrestò e lo torturò per farlo parlare. Lasciò la carriera militare nel '47 per avvicinarsi al mondo della moda come disegnatore. Nel 1950 la sua prima collezione riscosse un successo incredibile. Dopo pochi mesi, quando Pucci aveva ormai scordato il suo debutto nel mondo fashion, gli arrivarono da New York le prime commissioni. E così nacque la boutique Emilio a Firenze. E nacquero le camicette annodate dietro o sul fianco, i vestiti camicia, i famosissimi impermeabili. Negli Anni Settanta, quando Pucci approdava in America (almeno una volta al mese) le dame della cafè society se lo disputavano a suon di cocktail, ricevimenti, balli facendosi fotografare al suo fianco.

Il battistero di Firenze nel giugno 2014 è stato ricoperto con le fantasie di Pucci 


L’assetto della griffe

Nell’aprile del 2000 la famiglia Pucci raggiunge un accordo con LVMH che acquisisce il 67% dell’azienda. Il 33 per cento resta alla famiglia. Tanti gli stilisti che si sono avvicendati a disegnare il marchio: Christian Lacroix (2002 - 2005), Matthew Williamson (2005 - 2008), Peter Dundas  (2008 - 2015) e Massimo Giorgetti (2015 - 2017). Oggi, Laudomia Pucci (che ha perso il fratello Alessandro, responsabile delle seterie, in un incidente stradale nel 1992) è vicepresidente del Cda. Promuove l’eredità di suo padre approcciando con uno sguardo innovativo la gestione del ricco patrimonio de brand. Dal 2019 il marchio ha adottato una nuova strategia affidando a un team creativo interno la creazione dei capi, a cui si affianca un piano di collaborazioni, una tantum, che rilegge l’heritage di Pucci. Christelle Kocher di Koché è stata infatti invitata a interpretare la collezione autunno-inverno 2020 mentre il designer giapponese Tomo Koizumi, finalista e co-vincitore del LVMH Prize 2020, ha realizzato una capsule collection per questa primavera estate.

Alcuni modelli realizzati da Tomo Koizumi per la  collezione capsule di Emilio Pucci dell'estate 2021