Profumo d'infinito: le fragranze femminili destinate alla storia

Sono pochi ma immortali i profumi femminili diventati leggenda. Senza tempo come opere d’arte. E pazienza se il loro carattere è effimero: restano l’accessorio (liquido) più desiderato al mondo
5 minuti di lettura

Quest’anno festeggia il centenario ma resta ancora oggi uno dei profumi più venduti al mondo. Con il suo cocktail all’epoca giudicato pionieristico, Chanel N.5 fa parte di quella piccola schiera di fragranze, una decina o poco più (perle rare nel mare magnum degli oltre 50mila profumi attualmente in circolazione), destinate a rimanere nella storia. E anche se con il passare degli anni le formule originali sono state in parte rivisitate per essere adattate ai gusti contemporanei, o per via delle restrizioni imposte dall’International Fragrance Association su certi ingredienti (come muschio di quercia, chiodi di garofano e bergamotto, per il rischio di sensibilizzazione cutanea), l’anima resta la stessa. Dal retrogusto vintage – tutto fuorché nostalgico – questi grandi classici continuano a piacere. Immortali come opere d’arte. Olfattive. E pazienza se il loro carattere è effimero: restano l’accessorio (liquido) più desiderato al mondo. 

 

I profumi più longevi

Un quartetto vincente dal sapore d’antan: Narcisse Noir di Caron, Quelques Fleurs l’Original di Houbigant Paris, Mitsouko di Guerlain e Colonia Acqua di Parma hanno superato indenni (o quasi) intere generazioni, e seppur nati nei primi anni del secolo scorso nessuno è ancora riuscito a scalfirne la leggenda. Capolavori assoluti. Ipnotico e disarmante, Narcisse Noir di Caron (1911) sprigiona fiori d’arancio sfumati di incenso e legno di sandalo. All’epoca fece scalpore perché fu il primo bouquet floreale ad essere definito "dark", ma è proprio questo suo lato oscuro ad aver conquistato Gloria Swanson: durante le riprese di Sunset Bulevard pretese che venisse vaporizzato in abbondanza sul set. 

Narcisse Noir di Caron 

 

Anche Quelques Fleurs l’Original di Houbigant Paris, uno dei "classici" più rinomati di sempre, detiene un record: creato nel 1912 dal naso Robert Bienaimé, è il primo bouquet multifloreale della storia, la sua composizione - oltre 15mila fiori, tra cui rosa, gelsomino, tuberosa, mughetto e fiori d'arancio - , è rimasta invariata del tempo. Ma non contano solo quali e quanti siano gli ingredienti, conta il modo in cui vengono miscelati tra loro. E in questo caso creano una perfetta sinfonia. Era il preferito della principessa Diana, tanto che lo indossò il giorno del suo matrimonio con il Principe Carlo, ma è tra i più amati anche dalla star del burlesque Dita Von Teese

Quelques Fleurs l’Original di Houbigant Paris 

 

Ispirata al Sol Levante, Mitsouko di Guerlain (classe 1919) è forse la fragranza chypre più celebrata di tutti i tempi e va ancora forte grazie a uno stuolo di seguaci accaniti. Identica la formula, modificato solo il packaging esterno. Ava Gardner fu tra le prime donne, di certo la più famosa, ad appassionarsi a questo cocktail aromatico nel quale apparve un’inedita nota di pesca. Una innovazione per l’epoca. 

Mitsouko di Guerlain 

E poi c’è la Colonia di Acqua di Parma, concepita nel 1916 come fragranza maschile è tuttora un best seller della maison: come all’epoca, l’essenza viene distillata a mano, il packaging realizzato da artigiani con gli stessi metodi del passato. Oggi siamo abituati ai cocktail agrumati, freschi e leggeri. Ma ai tempi, scommettere su un profumo a base di aromi mediterranei - limone, arancia e bergamotto - e totalmente diverso da quelli in commercio (gli uomini usavano le colonie tedesche forti e intense) era un rischio non da poco. Ma è andata bene. Il successo arriva però tra gli Anni Trenta e Cinquanta, complice il mondo del cinema. I grandi divi di Hollywood di passaggio in Italia si innamorano della fragranza che diventa un must e uno dei simboli del Made in Italy nel mondo. E non solo per attori del calibro di Cary Grant e David Niven. Ne diventano fan anche Ava Gardner e Audrey Hepburn. E pensare che all’inizio avrebbe dovuto solo aromatizzare i fazzoletti da taschino. For men only.

Colonia di Acqua di Parma 

 

Le fragranze Anni Venti e Trenta

Un periodo d’oro. Dici Chanel N°5 e per assonanza pensi a Marilyn Monroe, che ne indossava due gocce prima di andare a letto. Unico "indumento" sotto le lenzuola. Oggetto del desiderio da un secolo esatto (viene ufficialmente battezzato il 7 maggio, quando Mademoiselle lo presenta a una stretta cerchia di amici), è la fragranza più famosa al mondo: si stima che ne siano stati venduti 80 milioni di boccette.

Questa fragranza ha ispirato maestri dell’immagine come Helmut Newton, Irving Penn e Ridley Scott; e dal 1954 il suo flacone stile Art decò - con il tappo che evoca la parigina Place Vendôme - fa parte delle collezioni permanenti al Moma di New York.

Chanel N°5 

Coco voleva un profumo elaborato, "intenso come può esserlo un abito", unico nel suo genere,  che non avesse "nessun olezzo di rose o mughetto". Detto fatto. Il chimico Ernest Beaux, profumiere degli zar, riuscì nell’intento utilizzando 80 elementi (eh sì, anche la temuta rosa di maggio, e poi ylang ylang, gelsomino e vaniglia). Ingrediente chiave furono le aldeidi, composti artificiali capaci di dare "luminosità ed effervescenza da champagne alle formule dei profumi": il N°5 è stato il primo a farne uso in una overdose talmente audace – esperimento ardito di Beaux – che Gabrielle Chanel ne riconobbe subito le potenzialità commerciali e lo scelse, prevedendone il sicuro successo. E proprio Coco divenne la prima testimonial - su Harper’s Bazaar nel 1930 - di quel bouquet anticonformista che contiene in 30 ml, mille fiori di gelsomino e 12 Rose di maggio, tutto coltivato nei campi intorno a Grasse. Numerose, e anch’esse fortunate, le reiterazioni recenti tra cui Eau Première del 2007 e N°5 L’Eau del 2016, nate per attrarre nuove schiere di fan. Missione compiuta. 

Chanel N°5 L'Eau 


Rilanciato una prima volta nel 1993 e poi nel 2006 con una formula riorchestrata sulla base di un bouquet di oltre 60 fiori rari, Arpège della maison Lanvin – originariamente creato nel 1927 - è considerato assieme a Chanel N. 5 e Joy uno dei più celebri profumi femminili di tutti i tempi, nell’iconica boccia in cristallo nero. Nonostante i vari rimaneggiamenti ha conservato un’impronta vintage, quella che aveva affascinato Grace Kelly e Rita Hayworth. Voluto dalla stilista Jeanne Lanvin per festeggiare il 30° compleanno della figlia, talentuosa musicista e cantante d’opera (ed ecco spiegato il perché del nome Arpège, ovvero arpeggio), pare debba la sua "attualità" olfattiva a una nota di fondo, apparsa all’epoca per la prima volta in un jus femminile: il sandalo. 

Arpège di Lanvin 

 

Nell’elenco degli intramontabili merita un posto sul podio Joy, un’orgia di gelsomino e di rosa bulgara con l’aggiunta di ylang-ylang e tuberosa che ha stregato persino Jackie Kennedy. Lanciato da Jean Patou, "il sarto delle regine", subito dopo la Grande Depressione del 1929, si guadagnò l’appellativo di profumo più costoso al mondo, ma le signore della haute non se ne curavano, facevano la fila per accaparrarselo nella boutique di rue Saint-Florentin a Parigi. Disposte a sborsare l’equivalente di mille euro per 30ml di elisir, ottenuto – dichiarano i produttori - con 10mila fiori di gelsomino e 28 dozzine di rose. Nel 2000 è stato votato Scent of the Century (Fragranza del Secolo) ai FiFi Awards della Fragrance Foundation. Reperirlo, nella sua formulazione originale, diventa impresa sempre più difficile.

Joy di Jean Patou 

 

Gli Anni Cinquanta e Sessanta

Può una fragranza diventare un cult per il semplice fatto che piaccia a una celebrità del cinema o del gossip? Di certo aiuta.  Fleurissimo di Creed ne è un esempio lampante. La sua popolarità la si deve a Grace Kelly, nel momento in cui sposa il principe Ranieri di Monaco. È il 1956, l’attrice va all’altare indossando un "millesimato" realizzato dalla casa profumiera inglese su indicazione del futuro marito. Un jus raffinato (e regale) che replica in chiave olfattiva il bouquet di nozze, con tuberosa e bergamotto in testa. Dopo il matrimonio quell’essenza viene messa in commercio, e ancora oggi si trova in vendita.

Fleurissimo di Creed 

 

Ha una storia simile L’Interdit, fragranza androgina di Givenchy: mix di bergamotto, iris, narciso e sandalo, il couturier l’aveva realizzata nel 1957 (con l’aiuto del naso Francoise Gravon) per Audrey Hepburn, la sua musa. Si dice che Audrey volesse proibire allo stilista di metterla sul mercato, ma alla fine lo lasciò fare. La maison ha fatto rivivere il jus in una versione più contemporanea (con patchouli, tabacco e zenzero), mentre il flacone rende omaggio a quello originale.

L'Interdit di Givenchy 

 

Ispirata alla reggia francese dell’architettura barocca è invece la boccetta di Bal à Versailles, profumo dalle note di rosmarino, fiori d'arancio, sandalo e vaniglia creato da Jean Desprez nel 1962 che conquistò Liz Taylor. E pure Michael Jackson. L’attrice dagli occhi viola lo indossa sul set del film Cleopatra, dove incontra e ammalia (merito forse dell’inebriante essenza?) Richard Burton. 

Bal à Versailles di Desprez 


 
Elogio della trasgressione

Non c’è fragranza che meglio rispecchi il contesto storico in cui è nata come Opium, un classico della trasgressione targato Yves Saint Laurent. Nel 1977 fece scalpore perché il nome, cioè oppio, era ritenuto sconveniente. Ma tant’è. Ispirato "all’imperatrice della Cina" si apre con note di pepe rosa, mandarino e pera, e si chiude in una scia di caffè, vaniglia e patchouli. Le Opium addicted non lo tradirebbero mai, nonostante la formula originale sia stata rivisitata in chiave dark-rock.

Opium di Yves Saint Laurent